Maltempo in Veneto: “due anni dopo l’alluvione siamo punto e a capo”

“A due anni dalla devastante alluvione del 2010 le piogge di San Martino hanno ricacciato i veneti nell’incubo alluvione. Le aree colpite, dal Veronese al Vicentino, dall’Alta Padovana a Bovolenta, dalla Pedemontana al Monticano, sono purtroppo sempre le stesse. Non basta proclamare lo stato di calamità, il Veneto, duole dirlo, di fronte agli eventi di unmaltempo nemmeno troppo eccezionale è ancora al punto di partenza”. L’allarme arriva dal presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato (Pdl), ieri in prima fila sino a tarda serata a San Giorgio delle Pertiche, Santa Giustina in Colle e nei comuni del Camposampierese per monitorare stato degli argini e allagamenti. “Meno di una settimana fa la convocazione in Consiglio regionale degli ‘stati generali’ del mondo agricolo e della bonifica ha lanciato l’avvertimento che piogge concentrate e innalzamento della temperatura sono diventate ormai due costanti del nostro clima. Dobbiamo imparare a convivere con il rischio esondazioni e allagamenti mettendo a punto un piano strategico di gestione della risorsa acqua. I progetti non mancano, il mondo agricolo e i consorzi di bonifica sono pronti a fare la propria parte, ma sinora è stato fatto troppo poco e con eccessiva lentezza”. La priorità ricorda Ruffato è rappresentata dai bacini antipiena, per contenere le esondazioni dei fiumi, ma continua a non esserci chiarezza, da parte della Giunta regionale, su indennizzi per i diritti di servitù e per eventuali espropri. “Le organizzazioni del mondo agricolo ricorda Ruffato hanno segnalato anche nei giorni scorsi all’assessore all’ambiente Maurizio Conte il mancato rispetto del protocollo d’intesa con la Regione sul calcolo degli indennizzi per il bacino di Caldogno, l’invaso che deve garantire la sicurezza