Mentre sul Tirreno infuriano i venti di Libeccio sullo Stretto di Messina arriva una momentanea calma

Come avevamo previsto nei nostri articoli, l’elemento saliente di questo peggioramento è il forte vento che sta sferzando diverse regioni del centro-sud e la Sardegna, con raffiche che possono superare i 90-100 km/h sulle coste meridionali sarde, sulle coste meridionali campane e sui crinali della dorsale appenninica. L’intensa libecciata di queste ore è messa in moto da un notevole “gradiente barico”, tra Mediterraneo occidentale e centrale, ulteriormente inasprito dalla profonda circolazione depressionaria ormai centrata a ridosso dell’Arcipelago Toscano, con un minimo barico al suolo sceso sotto i 983 hpa. Di solito, in queste situazioni sinottiche, tutta la penisola è sferzata da correnti, molto forti, dai quadranti sud-occidentali che assumono carattere di burrasca lungo tutto il Tirreno, assicurando un tipo di tempo molto umido e piovoso, specie sulle coste tirreniche, ben esposte all’afflusso di aria umida e instabile in risalita dal bacino occidentale del mar Mediterraneo e a volte pure dalle medie latitudini atlantiche.

Il vortice ciclonico a ridosso delle coste toscane

Il Tirreno e il mar Ligure si rendono agitati, o persino molto agitati (forza 6), con la formazione di grosse onde che possono superare i 3.0-4.0 metri di altezza, abbattendosi con grande impeto lungo i litorali esposti, dalla Riviera di Levante fino alle coste campane e della Calabria tirrenica. Venti intensi, ma di caduta dai rilievi appenninici, noti col termine di “garbino” (il cosiddetto Foehn appenninico), si innescano anche sulle coste adriatiche, spirando con raffiche davvero impetuose che all’interno di alcune vallate riescono agevolmente a sfondare la soglia dei 90-100 km/h. Non è un caso se durante queste severe fasi libecciali, derivate da un sensibile potenziamento del flusso perturbato atlantico lungo le medie latitudini, le coste della Sicilia orientale, in particolare l’area dello stretto di Messina, rimangano protetti dalla furia eolica atlantica.

Durante questo tipo di configurazioni bariche, che vedono una netta prevalenza dei venti da SO o O-SO, la particolare orografia locale protegge lo stretto dalle incursioni del Libeccio. La presenza ad ovest e sud-ovest di grandi catene montuose come quelle dei Nebrodi, dei Peloritani e del massiccio dell’Etna, agisce come una sorta di barriera che blocca e devia verso destra il flusso eolico da O-SO (alla quota di 850 hpa), che di conseguenza va a ricompattarsi sul basso Tirreno, li dove la carenza di ostacoli orografici mantiene in vita il “gradiente barico orizzontale” (la differenza di pressione) necessario per tenerlo in vita. Ciò spiega perchè alle volte, mentre sul basso Tirreno e lungo l’arcipelago eoliano si scatenano vere e proprie bufere di vento da SO o O-SO, sullo Stretto e nell’area fra Messina e Reggio Calabria non si muove neanche una foglia.

Solo nel caso di una componente più da S-SO si possono incanalare correnti meridionali che per “effetto Venturi” vengono risucchiate all’interno dell’imbuto naturale dello stretto di Messina, determinando la formazione di moderati, a tratti tesi, venti di Ostro che vengono scambiati da messinesi e reggini come uno scirocco di ritorno. Diverso è il discorso man mano che si sale di quota, dove viene meno l’effetto barriera esercitato da Nebrodi ed Etna. Difatti oltre i 1500-2000 metri di quota rimane una impetuosa componente occidentale che spesso spazza i crinali più elevati di Nebrodi, Peloritani, Etna e Aspromonte, innescando grandi turbolenze che poi vanno a formare quelle spettacolari nubi lenticolari (molto belle da vedere durante il tramonto o l’alba), per lo più si tratta di altostrati o altocumuli, che vanno a poggiarsi sopra l’Aspromonte e sulla cima dell’Etna.