Nei giorni scorsi una massiccia irruzione di aria fredda, di lontane origini artiche, si è riversata sulla Siberia orientale, raggiungendo le steppe della Mongolia e il nord della Cina, dove si sono verificate le prime importanti nevicate di stagione. La massa d’aria fredda si è depositata sopra le vaste steppe mongole, favorendo l’avvento delle prime intense gelate autunnali che spianano la strada all’arrivo della rigida stagione invernale nel cuore dell’Asia centrale. La spiccata continentalità del clima mongolo non si smentisce mai. Nella giornata di domenica 4 Novembre si sono registrati i primi -20°C. Su tutti spicca il dato di Maanti (circa 1429 metri di altezza) che nella mattinata del 4 Novembre ha registrato una minima di ben -21.6°C, mentre la temperatura massima non ha superato i -1.4°C in pieno giorno, per merito della debole radiazione solare novembrina.
Da segnalare anche i -19.9°C di Binder (747 metri di altezza), i -19.7° di Underkhaan (1035 metri di altezza), -19.4°C di Songiin (1272 metri) e Zamyn-Uud (965 metri), -19.1°C di Dashbalbar (706 metri) e i -19.0°C di Gandan Huryee (1421 metri). Notevoli pure i -17.5°C fatti da Baruunturuun (1232 metri), dove attualmente ci sono più di 9 cm di neve fresca, e i -15.7°C di Omno-Gobi (1590 metri). Nella capitale mongola, Ulaan-Baator (1307 metri), il termometro, nella giornata di sabato 3 Novembre, è sceso fino a -15.9°C, raggiungendo il picco più basso finora registrato dall’inizio della stagione autunnale. Su molte di queste località appena elencate, nei giorni precedenti, è caduta la prima vera neve di stagione che ha lasciato dei discreti depositi al suolo, in genere di soli pochi centimetri, ma nelle aree montuose del nord, come sui rilievi dell’Altaj, la neve ha lasciato accumuli superiori ai 15-20 cm di spessore. Da ciò si evince chiaramente che le steppe mongole si sono già notevolmente raffreddate, anche per merito della sempre più scarsa insolazione diurna, sopra le estese terre emerse dell’Asia centrale, che agevola importanti inversioni termiche notturne, specie nelle notti limpide e calme, che contribuiscono a far sprofondare i termometri al di sotto del muro dei -15°C -20°C.
Vengono cosi messe le bassi per la formazione del primo importante “cuscinetto d’aria fredda e pesante” nei bassi strati, che pone le basi per la formazione del robusto anticiclone termico russo-siberiano (il cosiddetto “Orso”). Durante il tardo autunno e il periodo invernale le sterminate pianure, gli altopiani e le immense steppe, tra la Siberia, il Kazakistan, la Mongolia e le altre ex Repubbliche Sovietiche dell‘Asia centrale, a nord del mar Caspio, sono interessate da un forte raffreddamento dello strato d’aria prossimo al suolo. Questo consistente raffreddamento, meglio noto anche come “raffreddamento pellicolare”, è causato da una serie di fattori, fra cui l’aria secca, la consistente riduzione della luce solare durante il giorno e la lontananza dell’azione mitigatrice di un mare o un oceano. Intanto anche sul nord della Cina il freddo va ulteriormente ad intensificarsi, con i primi -20°C. A Tulihe (733 metri), ieri, la temperatura minima è scesa sotto i -24.2°C. Si tratta della minima più bassa registrata sul territorio cinese in questi giorni. Non sono da meno pure i -20.5°C di Xi Ujimqin Qi, i -20.3°C di Erenhot e i -18.9°C di Bailing-Miao, tutte località della Cina settentrionale, particolarmente esposte alla discesa delle intense irruzioni fredde che scivolano dalla Siberia orientale. Il freddo andrà, gradualmente, ad intensificarsi entro metà mese, allorquando buona parte delle steppe mongole e le aree interne della Manciuria saranno innevate, con una notevole estensione delle zone soggette all’effetto “Albedo”.


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