Riepilogo dati della burrasca di Halloween: raffiche di vento ad oltre 100 km/h e onde alte più di 5 metri hanno favorito una marea eccezionale sull’alto Adriatico

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La spettacolare ciclogenesi in formazione attorno le Baleari

Oltre a portare piogge diffuse e veri e propri nubifragi in alcune delle nostre regioni (vedi soprattutto  il Lazio e la Sicilia), la profonda ciclogenesi mediterranea che ha interessato l’Italia nel giorno di Halloween, ha dato luogo alla prima sciroccata organizzata sui mari che circondano il nostro paese, specie fra Tirreno centrale e Adriatico. Già nel corso della prima mattinata di mercoledì 31 Ottobre, una estesa “Warm Conveyor Belt”, di tipo sub-tropicale marittima, spinta velocemente dal “getto sub-tropicale” verso il Mediterraneo centrale, ha interagito con un’area caratterizzata da una consistente anomalia positiva della “vorticità potenziale”, che dal Portogallo e dalla Spagna si espandeva fino al Mediterraneo e mar delle Baleari, agevolando la rapida formazione di una ciclogenesi, nei medi e bassi strati, sul mar delle Baleari. Da tale interazione si è venuta ad affermare una profonda ciclogenesi, alimentata da masse d’aria piuttosto umide e instabili da S-SE, nei medi e bassi della troposfera, che l’hanno subito trasformata in un profondo ciclone extratropicale, in evoluzione verso il mar di Corsica, con un minimo barico centrale sceso fino ad un valore di ben 987 hpa, davvero molto profondo. Il notevole approfondimento della giovane ciclogenesi, fra Baleari e mar di Corsica, ha causato il rapido richiamo di un intenso flusso di umide correnti sciroccali nei bassi strati sui mari italiani, per il rinvigorimento del “gradiente barico orizzontale”, con la conseguente aspirazione di aria calda, di tipo sub-tropicale marittima continentalizzata (più umida di quella continentale tradizionale, visto l’origine oceanica prima del passaggio obbligatorio sopra il Marocco, il nord dell’Algeria e la Tunisia), direttamente dall’entroterra desertico algerino e dalla Tripolitania.

Questo flusso, proiettandosi sul Canale di Sardegna, Canale di Sicilia e sullo Ionio, si è poi esteso verso i mari che circondano l’Italia, con una notevole intensificazione della ventilazione da S-SE nei bassi strati, che si è caricata di umidità durante il passaggio sopra il mar Tirreno, lo Ionio e il bacino adriatico. Venti intensi di scirocco, successivamente ruotati più ad ostro, già dalla mattinata di mercoledì, hanno sferzato l’intero Tirreno centro-meridionale, investendo con maggior forza le coste di Campania e Lazio, dove si sono attivate delle burrasche da SE e S-SE, forza 7-8 della scala Beaufort, che dall’area del golfo di Policastro si sono propagate fino all’isola di Ponza e al Tirreno centrale, con raffiche fino a 70-80 km/h. Sull’isola di Ponza, durante le burrasche, è stata registrata una massima raffica da E-SE che ha lambito i 100 km/h. Non per caso la sciroccata si è concentrata principalmente sul Tirreno centro-meridionale, fra le coste campane e quelle del Lazio, data la concentrazione dei massimi di “gradiente barico” fra il mar di Sardegna, sede della profonda area depressionaria sui 987 hpa, e l’area balcanica, dove invece il campo barico si è mantenuto su valori medi.

Ma venti, a tratti veramente forti, provenienti da SO, hanno interessato anche il Canale di Sardegna e il mar di Sardegna, sferzando con forza le coste più meridionali e occidentali dell’isola. Anche qui le isobare ravvicinate della profonda ciclogenesi, in fase di ulteriore approfondimento nel tratto di mare ad ovest dell’isola, hanno pilotato intensi venti sud-occidentali, che hanno raggiunto carattere di burrasca in varie aree della Sardegna meridionale e occidentale. A Capo Carbonara, nell’estrema punta sud-orientale della Sardegna, la locale stazione meteorologica automatica gestita dall’Aeronautica Militare, ha fatto registrare una massima raffica di ben 128 km/h da O-SO nella fase clou delle bufere di vento. Al contempo, l’intenso “gradiente barico” originato dalla profonda ciclogenesi, che dal mar delle Baleari muoveva verso il mar di Corsica, ha richiamato impetuose raffiche di tramontana sulle coste della Riviera di Ponente, tanto che nelle principali vallate dell’imperese e savonese, fra la tarda mattinata e il primo pomeriggio, le forti raffiche hanno oltrepassato la soglia dei 60-70 km/h, con picchi fino a 80-90 km/h, veramente molto intensi. Le fortissime raffiche di tramontana, dipanate dal fittissimo “gradiente barico orizzontale” che si è venuto a creare fra le Alpi occidentali e il mar di Corsica, sede della profonda circolazione depressionaria mediterranea, hanno spazzato la Riviera di Ponente ligure per buona parte della giornata, cagionando molti disagi e parecchi danni, specie ai tetti delle abitazioni e ai tanti alberi sradicati dalla furia eolica.

Addirittura nell’area di Capo Mele, particolarmente esposta alle sfuriate della tramontana, è stata misurata una raffica di picco di ben 120 km/h da Nord. Si tratta di un valore molto elevato, ma non certo da considerare eccezionale per una stazione cosi esposta ai venti come quella di Capo Mele, abituata ad archiviare raffiche di vento veramente molto violente negli eventi più forti di tramontana, con picchi fino a 130-140 km/h. Le furibonde raffiche, in uscita dalle principali valli liguri, si sono attenuate solo dalla tarda serata successiva, divenendo sempre meno forti e meno frequenti. La tramontana, sia chiara (secca e accompagnato da cielo sereno o poco nuvoloso) che scura (umida e accompagnata dalle precipitazioni o in inverno persino dalla neve fin sulle aree costiere se dal versante padano riesce a tracimare aria piuttosto gelida nei bassi strati), è un vento unico dell’affascinante microclima del ponente ligure. Nella maggior parte dei casi, ad ogni peggioramento che coinvolge la Liguria, la tramontana, con la sua classica provenienza da Nord o N-NE, si attiva accompagnando le varie fasi perturbate. In genere soffia veramente impetuosa, con raffiche che facilmente possono oltrepassare i 60-80 km/h.

Questo perché accompagna il classico travaso di aria più fredda e pesante dal basso Piemonte verso le coste liguri. Difatti, i contrasti termici che si vengono ad instaurare fra il basso Piemonte, solitamente molto più freddo delle coste liguri, determina un notevole “gradiente termico orizzontale” che a sua volta va ad inasprire il “gradiente barico orizzontale” tra gli opposti versanti dell’Appennino Ligure. Nel pomeriggio del 31, il sensibile infittimento di isobare sopra il bacino Adriatico, ha generato l’instaurazione di un intenso flusso sciroccale (componente da SE e S-SE nei bassi strati) pure sul bacino Adriatico, dal Canale d’Otranto fino alle coste della Romagna e del Veneto, con una ulteriore intensificazione fino a carattere di burrasca sul medio-alto Adriatico, nel tratto antistante le coste dalmate. I forti venti di scirocco, che si sono “canalizzati” sull’intero bacino adriatico, dal Canale d’Otranto fino alle coste venete e friulane (da SE), hanno determinato un veloce aumento del moto ondoso. Nel pomeriggio di mercoledì 31 l’Adriatico centro-settentrionale è passato da molto mosso ad agitato a largo, fino a molto agitato, con sviluppo di onde di “mare vivo” ben formate, alte fino a 3.0-4.0 metri, con direzione medie di provenienza da SE. Sul bacino adriatico gli intensi venti di scirocco hanno continuato a soffiare fino alla prima mattinata di giovedì 1 Novembre, attenuandosi sensibilmente dalla tarda mattinata, con una progressiva rotazione dai quadranti sud-occidentali non appena l’area depressionaria si sarà diretta verso le regioni centrali, andandosi a colmare durante lo spostamento in direzione dei Balcani.

La boa di Ancona ha registrato onde alte più di 5.0 metri; lo scirocco ha favorito una marea eccezionale su tutto l’alto Adriatico

L’intensificazione dei venti sciroccali e l’inasprimento del “gradiente barico” sui mari che circondano l’Italia ha prodotto la rapida crescita del moto ondoso su tutti i bacini, passati da molto mossi ad agitati, fino a molto agitati a largo, specie per quel che concerne l’Adriatico centrale nella serata di mercoledì. Sul Tirreno centro-meridionale, l’intenso scirocco, ha sollevato onde di “mare vivo” alte fino a 2.5-3.0 metri, a largo, che si sono mosse verso il Tirreno centrale, causando delle mareggiate di debole e moderata intensità sulle coste meridionali dell’isola di Capri e Ponza, dove l’intenso moto ondoso ha inondato i litorali. Ma il grosso si è visto proprio sul mar Adriatico, che ha fatto i conti con una sciroccata quasi perfetta, diretta verso le coste venete e friulane.

L'acqua alta su Chioggia

I forti venti di scirocco che nella seconda parte della giornata di mercoledì 31 Ottobre si sono dipanati nell’intero mar Adriatico hanno creato un esteso “Fetch” (spazio di mare su cui soffia il vento) che ha generato un sensibile aumento del moto ondoso, con la formazione di grandi onde di “mare vivo”, in movimento verso nord-ovest o ovest/nord-ovest. Proprio a causa dell’ampio “Fetch”, che dal Canale d’Otranto si è esteso fino all’alto Adriatico, il moto ondoso, specie lungo l’Adriatico centrale, è divenuto veramente intenso, con la formazione di grandi onde, alte fino a più di 3.5-4.0 metri a largo delle coste marchigiani e romagnole. La boa della Rete Ondametrica Nazionale (gestita dall’Ispra), posta a largo di Ancona, alle 23:30 PM del 31 Ottobre, ha registrato il passaggio di onde medie alte fino a 5.2 metri da 118° (direzione media di propagazione). Indice della forza delle burrasche che hanno sferzato l’Adriatico in mare aperto, davanti la Dalmazia. Parte di queste onde sono andate ad infrangersi con grande impeto lungo le coste marchigiane, da San Benedetto del Tronto fino alla costa pesarese. In più punti la forza del mare ha sollevato i blocchi di travertino delle scogliere, con inevitabili disagi. Il moto ondoso è andato gradualmente ad attenuarsi solo dalla mattinata di giovedì.

Il picco di marea su Venezia nella notte di Halloween

Il flusso sciroccale ha contribuito a spingere un ingente quantità di masse d’acqua verso le coste friulane, venete e la laguna di Venezia, alzando una marea eccezionale, di oltre i 140 cm, che ha allagato oltre il 58 % della città lagunare. Ma stavolta il fenomeno dell’”acqua alta”, come viene indicato dai veneziani, ha interessato pure il resto delle coste venete, friulane e giuliane, per colpa dell’intenso flusso sciroccale in risalita da SE, che con il suo moto ondoso si è sovrapposto al picco massimo della marea astronomica. A Chioggia, ad esempio, la marea ha toccato una punta massima e di 164 cm. Un valore davvero eccezionale che ha provocato l’allagamento del centro storico e persino di una parte della statale Romea, dove il traffico è stato sospeso per alcune ore. La stessa sorte è toccata a molte altre località, come il lungomare di Trieste, dove l’acqua ha raggiunto la strada litoranea. L’inconsueto fenomeno è stato originato da un importante innalzamento del livello medio delle acque, chiamato “sessa” (grande oscillazione longitudinale del bacino ad opera del passaggio di una perturbazione), che si è sommato ai picchi massimi della marea astronomica (nelle fasi di luna nuova e luna vecchia), che sull’alto Adriatico, per ragioni morfologiche, sono più elevati che negli altri bacini del Mediterraneo.