Terremoti: in Basilicata l’uomo sta sfidando la natura!

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In Val d’Agri (Basilicata) e non solo, l’uomo sfida il sisma: nell’area di XI grado MCS (1857) si raddoppia il Centro Olio ENI
Il Comune di Viggiano ha autorizzato il 16 ottobre scorso il progetto di “ammodernamento e miglioramento performance produttive del Centro Olio Val d’Agri. Su una superficie di poco più di 75 ettari verranno realizzati gli impianti necessari a sfruttare una quantità imprecisata di gas, motivati come “ammodernamento e miglioramento delle performance”. Oltre ai 104.000 di barili al giorno indicati come limite massimo di barili al giorno lavorabili dall’impianto, (Deliberazione G.R. Basilicata n. 3530 del 18/11/1998) ed ai 2.7 milioni di m3 cubi di gas trattati al giorno presso il centro olio di Viggiano, il progetto prevederebbe di trattare altri 1,6 milioni di gas acido per un totale di oltre 4,3 milioni di m3 di gas al giorno proveniente dai pozzi del giacimento della concessione Val d’Agri. Il progetto prevede l’approntamento di due ulteriori termocombustori che si aggiungono a quello esistente. In merito all’autorizzazione comunale ed al progetto ENI sono state presentate dalle associazioni e da alcuni gruppi politici della Val d’Agri le opposizioni motivate di cui approfondiremo i dettagli in seguito, unitamente al dettaglio del progetto ENI relativo al centro olio di Viggiano.
Sembra una normale attività di ampliamento del centro olio dove avviene una prima lavorazione degli idrocarburi estratti da sottosuolo lucano per eliminare e disperderle sostanze aggressive che non consentirebbero il trasporto, impunemente, lungo l’oleodotto fino a Taranto.
Qual è il problema?
Andrebbe tutto bene se l’area fosse desertica; se non rientrasse nella zona dove il sisma del 1857 fece registrare distruzione quasi totale (XI° MCS). Se poco a valle non ci fosse un bacino artificiale che raccoglie circa 120 milioni di mc di acqua usata per l’irrigazione e uso idropotabile di importanza strategica, se nell’alta val d’agri non vi fossero sorgenti perenni di acqua potabile per una portata complessiva di circa 2000 l/sec.
Se l’alta Val d’Agri non si trovasse su faglie attive crostali sismogenetiche in grado di generare sismi di magnitudo attesa tra 6,8 e 7,0 che sarebbero molto più distruttivi dei terremoti dell’Aquila del 6 aprile 2009 e dell’Emilia di fine maggio 2012.

Chi guadagna con gli idrocarburi non vive in Val D’Agri; guadagnerà per altri 15 anni circa e poi se ne andrà. I guai li lascerà alla popolazione autoctona di oggi e di domani.
Quali guai si prevedono?
Inquinamento di acque superficiali e sotterranee di importanza strategica per l’assetto socio-economico di oggi e di domani, tanto per cominciare.
Ci potrebbe scappare anche un sisma “stimolato” dalle non ben note e “strane” operazioni in atto nel sottosuolo.
Ricordiamo che nel sottosuolo dell’Alta Val d’Agri vi sono faglie attive simogenetiche che caratterizzano la parte assiale dell’Appennino e costituiscono un segmento lucano delle faglie che poco a nord hanno originato il sisma del 1980 e 1563 e a sud stanno causando gli eventi sismici del Pollino.
Sono faglie che periodicamente si riattivano sotto gli effetti dell’attrazione “fatale” Africa-Europa che non ne vogliono ancora sapere di stare ognuno al suo posto senza avvicinarsi.
Nel sottosuolo dell’Alta Val D’agri vi sono faglie crostali sismogenetiche e sicuramente nelle rocce della crosta fragile dalla superficie fino ad oltre 10 km di profondità vi è “energia tettonica” accumulata a partire dal 1857.
Il problema è che non si conosce quanta “energia tettonica” si sia già accumulata; se ci troviamo, ad esempio, in una situazione nella quale possono riattivarsi le faglie da un momento all’altro.
Altro problema serio è che non si sa se vi sia una o più faglie attive crostali; né si conosce la geometria di tali faglie che sicuramente non sono delle superfici planari ma ondulate lungo l’immersione e la direzione dal momento che interessano rocce dalle differenti caratteristiche reologiche sia verticalmente che lateralmente.
Non si conoscono le zone di principale “attrito” tra le parti che si oppongono allo scorrimento relativo delle parti stesse.
Finora la ricerca petrolifera si è interessata di ricostruire le caratteristiche fisiche delle rocce serbatoio nelle quali si trovano accumulati gli idrocarburi e di ricostruire la filiera geologica che dai bacini di sedimentazione ha condotto alla formazione, migrazione e formazione di un giacimento.
In Italia non vi sono ricerche che abbiano ricostruito la geometria delle faglie sismogenetiche presenti nel sottosuolo della Val d’Agri. E’ evidente che in questo stato di non conoscenza dell’assetto geologico tridimensionale del sottosuolo interessato da faglie sismo genetiche è impossibile dire che le attività petrolifere in corso daranno problemi o non li daranno.
Ci troviamo in una situazione simile a quella nella quale si trovò la Commissione Grandi Rischi una settimana prima del terremoto de l’Aquila dove, più o meno, fu dichiarato: “E’ impossibile prevedere se vi sarà o meno un forte sisma: però state tranquilli, è tutto sotto controllo”!
E’ chiaro che chi afferma che le attività petrolifere (e bisogna valutare in maniera trasparente che tipo di attività) in corso e previste nella Val d’Agri non creeranno problemi ambientali (dalla superficie al sottosuolo) si potrà trovare nella posizione dei componenti della Commissione Grandi Rischi!
C’è chi afferma, naturalmente non gratuitamente, che pur se non si conosce il sottosuolo “sismogenetico” le attività petrolifere nel loro complesso non potranno causare un terremoto “potente”.
E’ ovvio che se non ci fosse “energia tettonica” già accumulata nelle rocce del sottosuolo le attività petrolifere potrebbero avere un impatto sismo genetico non grave.
Ma sapendo che questa maledetta “energia tettonica” c’è sicuramente, come si fa ad ignorare il problema?
Certo gli idrocarburi rappresentano una georisorsa di importanza strategica, servono ancora e vanno utlizzati. Ma anche suolo e acqua superficiale e sotterranea costituiscono una georisorsa insostituibile e di importanza strategica per la popolazione che vive e vivrà nell’Alta Val d’Agri!
Allora spostiamo i cittadini che vivono in Val d’Agri? E’ evidente che vi è incompatibilità tra le aggressive, invasive ed arroganti attività dei petrolieri e le risorse geoambientali di superficie e anche con la salute dei cittadini.
Chi non lo capisce ha occhi e mente velati da qualcosa di impalpabile ma che finisce, in qualche modo, a rimpinguare i giacimenti bancari!
Gli idrocarburi servono; servono anche le georisorse di superficie!
I cittadini devono vivere in sicurezza.
Deve essere garantita la conservazione delle georisorse di superficie anche per i cittadini di domani.
Se si possono ottenere questi risultati in maniera trasparente si potrà ragionare per il bene di tutti i cittadini e non solo per le compagnie petrolifere e i loro sostenitori!
Oggi non vi sono queste condizioni.
Al convegno di Finale Emilia del 5 ottobre 2012 ho proposto di sospendere le attività invasive nelle fasce di territorio il cui sottosuolo sia interessato da faglie sismogenetiche accertate, in quanto hanno già causato sismi nel passato, per acquisire tutte le trasparenti conoscenze circa l’assetto tridimensionale del sottosuolo e delle faglie attive sismogenetiche.
Non è “umano” sostenere “ma tanto che importa, prima o poi un terremoto si sarebbe verificato lo stesso. Prima o poi si deve lasciare questa valle di lacrime! Se succede qualche anno prima, che importa?”