Terremoto in Piemonte, Barba (Ingv): “zona a sismicità sporadica ma il rischio dipende da come si costruiscono gli edifici”

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In merito alla scossa di terremoto di stamattina in Piemonte (magnitudo 3.3 nell’astigiano), abbiamo pubblicato poco fa la scheda con gli effetti macrosismici e per approfondire ulteriormente il tema abbiamo intervistato un grande esperto del settore, il dott. Salvatore Barba, funzionario di sala sismica dell’Ingv, con la collaborazione del collega Fabio Ruffinengo di http://www.atnews.it/, quotidiano online della provincia di Asti e del Monferrato. Il dott. Barba ci ha spiegato che in merito alla scossa di stamattina “ci sono pochi dati a disposizione, in quanto il Piemonte è una zona poco nota in quanto nel passato ha avuto terremoti poco frequenti. Però possiamo dire che comunque s’è trattato di un evento profondo nella parte terminale dell’Appennino. In questa zona non ci sono faglie sismogenetiche mappate, questo non significa che non ci possano essere terremoti, ma che non ci sono stati terremoti così frequenti da poter fare una mappatura completa“.
Abbiamo chiesto al dott. Barba se si può parlare di sciame sismico nell’astigiano, dove si sono verificate 20 scosse di terremoto negli ultimi 3 anni, di cui 9 negli ultimi due mesi: “direi di no – ci ha risposto – perchè le scosse sono poche e comunque profonde“.
Abbiamo poi chiesto al dott. Barba se il Piemonte è sempre da considerarsi una zona a basso livello di sismicità, e ci ha spiegato che in realtà “il Piemonte è una Regione con sismicità sporadica, perchè i terremoti che possono esserci sono meno frequenti di altre zone, ma comunque noi ci aspettiamo che in ogni zona d’Italia possano verificarsi scosse di terremoto. In linea di principio non c’è nessuna zona d’Italia che non può avere terremoti, quindi riteniamo possibile che ovunque, anche dove non ci sono faglie mappate, ci possano essere terremoti di intensità fino a magnitudo 5.5. In tal senso servirebbe una presa di coscienza generale, anche nelle zone storicamente non definite ad alto rischio. tornando al Piemonte, la caratteristica fondamentale dei terremoti in questa Regione è che avvengono molto raramente rispetto ad altre zone dell’Appennino o dell’Italia dove il rischio è molto più intenso e frequente, in quanto possono verificarsi scosse più forti, fino a magnitudo 7, che non ci aspettiamo in Piemonte. A livello normativo, dal 2009 sono gli spettri d’accelerazione del suolo che danno una probabilità che un certo scuotimento possa essere superato, e la magnitudo massima a fine di normativa per la zona dell’astigiano è 6.14, quindi in questa zona secondo i nostri calcoli potrebbero verificarsi scosse di terremoto fino a magnitudo 6.14, e in funzione di questo dato bisogna costruire gli edifici affinché resistano alla sismicità dell’area. Gran parte del Piemonte, comunque, non ricade in questa zona, che è la più meridionale della Regione, dove appunto termina la dorsale Appenninica“.
Abbiamo poi chiesto a Salvatore Barba se c’è un collegamento tra i terremoti registrati sulle Alpi Cozie nei mesi scorsi, e questi nell’Astigiano. “Collegamenti diretti non sono mai stati dimostrati – ci ha risposto – e io non penso che sia ragionevole considerarli. Il collegamento indiretto ci sta, perchè le forze che agiscono in Italia e nel Mediterraneo sono sempre le stesse, quindi sono scosse sempre dovute alle stesse forze. Un collegamento temporale sembra esserci, però questa cosa non è mai stata verificata dal punto di vista statistico. Comunque anche io osservo, a livello qualitativo, che negli ultimi due anni i terremoti sono più frequenti nel nord Italia rispetto al passato recente, ma è solo un’osservazione che se riferita a un attento studio statistico potrebbe rivelare come in realtà si tratti solo di una casualità“.
Per quanto riguarda la scossa odierna, a molti ha ricordato le scosse del 21 agosto 2000, che furono due di magnitudo 4.6 e 4.8 in rapida sequenza, con lo stesso movimento ondulatorio. Per Barba, però, la scossa di stamattina “è stata troppo piccola per essere confrontata con quelle; ogni tipo di analisi, ad es. il meccanismo focale, diventa difficile da analizzare. Quei terremoti si sono verificati più di 12 anni fa, quando la rete era meno fitta e c’erano meno dati, quindi non si può fare un confronto. Il tipo di profondità probabilmente è compatibile, per quanto riguarda il movimento al suolo dipende tutto dal tipo di suolo e non dall’ipocentro e dall’epicentro della scossa, quindi le similarità potrebbero essere dovute al tipo di suolo che è lo stesso in quanto la scossa s’è verificata nella stessa zona e a una simile profondità. Per capire meglio tutti questi dettagli, sarebbe opportuno che chi ha avvertito la scossa compili il questionario su http://www.haisentitoilterremoto.it/, e solo così noi possiamo fare confronti sul tipo di risentimento“.