Un anno fa la disastrosa alluvione di Barcellona e Saponara: un evento eccezionale favorito dal cosiddetto effetto “Alcantara-Agrò”

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Proprio un anno fa una disastrosa alluvione ha messo in ginocchio l’intero territorio della fascia tirrenica messinese, da Barcellona Pozzo di Gotto fino alle frazioni più settentrionali del comune di Messina, cagionando una enorme quantità di danni e purtroppo anche tre vittime nella frazione di Scarcelli, nel comune di Saponara, a seguito di un grosso smottamento “superficiale” che si è riversato sul piccolo centro abitato. L’evento è stato davvero eccezionale. I dati delle varie stazioni di rilevamento sparse sul territorio parlano da soli. Su tutti il dato del paese di Castroreale, poco sopra Barcellona Pozzo di Gotto, dove è stato archiviato un quantitativo record di ben 381 mm di pioggia, davvero impressionante. Notevolissimi anche i 308 mm archiviati a Spadafora, i 218 mm di Torregrotta o i 208 mm caduti a Barcellona Pozzo di Gotto, nella parte più settentrionale della città del Longano.

Si è trattato di una autentica valanga d’acqua che si è riversata tutto di un colpo sopra i rilievi e le vallate che bordano i Peloritani meridionali. Stando a questi dati, lungo la fascia pedemontana dei Peloritani occidentali, sono caduti oltre 400 mm d’acqua, con picchi prossimi o di poco superiori ai 450 mm lungo la cintura montuosa che circonda l’abitato di Castroreale, li dove si trovano i principali crinali dei monti Peloritani. Tutta quest’acqua si è poi riversata a valle tramite le ondate di piena dei principali torrenti, in particolare il Longano, il Mela e il Patrì. Questi non sono stati in grado di reggere all’enorme quantità d’acqua caduta in cosi poco tempo, esondando in più punti, anche a causa dei “tappi” creati sull’alveo dall’enorme mole di detriti (tronchi d’albero, macchine e rifiuti di ogni tipo) trascinata a valle. Per iniziare a capire le dinamiche di un tale fenomeno bisogna inquadrare attentamente la conformazione morfologica di un territorio, come quello messinese, cosi complesso e articolato dal punto di vista orografico. Proprio il fattore orografico alle volte, in particolari situazioni meteorologiche, può dare luogo a dei fenomeni dinamici di grande interesse scientifico, nel campo della fisica atmosferica.

Uno schema rappresentantivo del considdetto effetto "Alcantara-Agrò". Nella grafica, elaborata da Marco Rando, si nota come il flusso umido sciroccale tenda a canalizzarsi all'interno delle principali vallate peloritane, incrementando lo sviluppo di imponenti addensamenti lungo il crinale

L’effetto “Alcantara-Agrò”; uno dei fattore determinante dell’evento alluvionale che ha sconvolto il messinese tirrenico

Sembrerebbe un paradosso, eppure in determinate circostanze, quando la dorsale peloritana viene sferzata da possenti flussi sciroccali (con raffiche fino a 120-130 km/h sui crinali), derivati da grandi differenze di pressione (isobare molto ravvicinate fra loro) fra il basso Tirreno e lo Ionio, sono proprio le zone del messinese tirrenico ad essere flagellate da precipitazioni persistenti che possono divenire persino torrenziali, mentre il versante ionico della provincia, che in teoria dovrebbe essere quello maggiormente esposto all’aria caldo e umida convogliate dallo Scirocco, rimane quasi a secco, con qualche fulmineo rovescio di pioggia misto a sabbia desertica (lo Scirocco ne trasporta sempre un bel quantitativo dal Sahara algerino o libico). Proprio in questa zona si accende una dinamica di correnti molto particolare che favorisce l’afflusso di enormi quantità di umidità e vapore acqueo, pronto alla condensazione e allo sviluppo di compatti addensamenti nuvolosi pronti a dare la stura a precipitazioni alle volte abbondanti. Su tutto un ruolo determinante lo gioca la componente delle correnti, sia in quota (quindi sopra i crinali montuosi) che nei bassi strati (lungo le strette vallate peloritane). Quando la componente assume una direzione da S-SE o SE, sia in quota (fino a 3000-4000 metri), che al suolo, allora il gioco è fatto. Qui poi entra in scena la vallata dell’Alcantara, e in misura minore pure la val d’Agrò, dove scorrono gli omonimi corsi d‘acqua. Molto spesso, quando le correnti si orientano da SE a tutte le quote (nella medio-bassa troposfera), l’aria molto umida e pesante che sale dallo Ionio verso il versante orientale di Etna e i Peloritani, in parte, si incanala all’interno dell’Alcantara e della valle d’Agrò, penetrando per chilometri fino all’entroterra. L’aria molto umida, di provenienza ionica, incanalandosi dentro le strette vallate ioniche, fra Etna e Peloritani, è costretta a valicare i primi comprensori montuosi, che rappresentano il versante meridionale della dorsale nebroidea. Per una forzatura orografica la massa d’aria molto tiepida e carica di umidità viene costretta a sollevarsi verso l’alto lungo la parte più alta del bacino dell’Alcantara. Salendo di quota tenderà a raffreddarsi, favorendo di conseguenza la condensazione del vapore acqueo e il successivo sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi (Cumuli, Congesti, Cumulonembi) lungo il crinale esposto a sud.

La presenza in quota di un forte getto meridionale (“Jet Streaks”), legato ad un ramo secondario della “corrente a getto sub-tropicale” che risale dall’entroterra algerino, in genere o da Sud o Sud-ovest, scorrendo a gran velocità sopra la catena montuosa, tende ad esaltare le cumulogenesi orografiche che si vengono a formare in loco (tra il versante nord dell’Etna, il sud dei Peloritani e il sud dei Nebrodi) fino al punto da farle tracimare sull’altro versante, ossia quello che si affaccia al Tirreno. Se l’umido flusso sciroccale che si incanala sull’Alcantara persiste per ore il continuo afflusso di aria umida marittima che viene sbattuta sul versante meridionale dei Nebrodi contribuirà ad alimentare la crescita degli addensamenti nuvolosi che diverranno sempre più compatti e sviluppati, al punto da dare la stura a piogge di moderata o forte intensità che rimarranno persistenti fino a quando non si rompe questo delicato equilibrio che si instaura fra i due versanti nebroidei (basta un calo della ventilazione per annullare gli effetti o far concentrare le precipitazioni solo sui versanti meridionali dei Nebrodi e monti Peloritani).

Ecco il sistema temporalesco a mesoscala, di tipo "V-Shaped" (a V), responsabile del grave evento alluvionale

Alle volte sono proprio i rilievi, al confine tra Peloritani e Nebrodi, che superano anche i 1000-1200 metri, ad agevolare la costruzione di grandi annuvolamenti cumuliformi che si espandono sino al longano e alla pianure del milazzese, portando piogge e rovesci, sotto le sferzanti raffiche di Scirocco e Ostro che scendono dai rilievi circostanti. Tale dinamica, meglio nota come “effetto Alcantara-Agrò” (dal nome delle omonime vallate che lo producono), già responsabile dell’alluvione dell’11 Dicembre 2008 (Falcone, Barcellona..), si è riproposta nei minimi dettagli anche nella giornata del 22 Novembre 2011, pur con delle differenze in merito all’estensione dell’area vulnerata dai fenomeni estremi e alle zone interessate da essi. L’evento alluvione del Dicembre 2008 interessò, allora, un’area molto più vasta che andava dai comuni della valle del Mela, a Barcellona e alla cittadina di Patti, con epicentro delle devastazioni proprio nel comune di Falcone, che rimase seriamente danneggiato dalle esondazioni dei torrenti. Nell’evento alluvionale dello scorso anno il discorso è un po’ diverso. La fascia colpita si è estesa in tutto il comprensorio tirrenico orientale, che va da Barcellona Pozzo di Gotto (non per caso la città del Longano rimane sempre colpita da questi eventi estremi visto che si trova sulla “scia” dei flussi sciroccali in uscita dalle valli d’Agrò e l’Alcantara) ai comuni di Saponara, Monforte, Venetico, Villafranca tirrena, fino al confine con le frazioni più settentrionali del comune di Messina, da Ortoliuzzo a Rodia e S.Saba, investite nella serata del 22 Novembre dalla coda del pericoloso temporale autorigenerante a V (“V-Shaped”, caratterizzato da elementi supercellulari nella parte terminale), in allontanamento verso il basso Tirreno e la Calabria centro-meridionale.

Le lugubri nubi temporalesche viste da Gesso mentre investono il paese di Saponara. Foto a cura di Rosamaria Arcuraci

Infatti sono state queste le aree duramente sferzate dalla violenza del sistema temporalesco a mesoscala che ha indugiato per quasi 10 ore di fila, mantenendo il proprio vertice (la zona dove si concentrano i fenomeni più estremi e persistenti) tra i monti Peloritani centro-meridionali e le vallate del Longano e del Mela. Questo graduale spostamento dei fenomeni temporaleschi più estremi verso nord-est (da Castroreale, Barcellona, Milazzo verso Rometta, Saponara, Monforte e Villafranca) è stato causato dalla risalita del ramo secondario della corrente a getto, che scorreva in alta quota (tra i 500 e i 300 hpa) sopra il comprensorio etneo-peloritano. Durante il tragico evento dello scorso 22 Novembre la fortissima “corrente a getto” (“Jet Streaks”), disposta da sud-ovest/nord-est, ha toccato la struttura temporalesca che nel frattempo, fra la tarda mattinata e il primo pomeriggio prendeva sempre più vigore nel versante sottovento al crinale dell’Etna e dei Peloritani meridionali, favorendo una sua decisa inclinazione verso il milazzese e l’area tirrenica, fino alle frazioni più settentrionali del comune di Messina. Il transito dei massimi di velocità del vento (“Jet Streak”), legati al ramo secondario della “corrente a getto” in quota, hanno inasprito il “Wind-Shear verticale” (variazioni di velocità e direzione del vento man mano che si sale di quota) lungo le coste tirreniche della Sicilia nord-orientale, grazie anche dalla presenza nei bassi strati di un impetuoso flusso sciroccale, da S-SE o E-SE lungo il Tirreno, in uscita dallo stretto di Messina, dalle vallate dei Peloritani settentrionali e dai rilievi calabresi.

In questa situazione l’ammasso temporalesco ha assunto piene caratteristiche autorigeneranti (stazionario), essendo rifornito di continuo da masse d’aria tiepide, molto umide e instabili, provenienti dal mar Ionio, e sospinte a gran velocità dall’impetuoso Scirocco che ha battuto i crinali dei Peloritani, con raffiche prossime ai 90-100 km/h. Non per caso il vertice del sistema temporalesca a mesoscala, li dove si concentrano i fenomeni temporaleschi estremi, è rimasto per varie ore stazionario sopra la dorsale peloritana e l’area del longano, dove si sono scatenati gli eccezionali diluvi monsonici che hanno poi inondato la valle del Mela e le zone limitrofe, scaricando dai 250 mm ai 350 mm di pioggia. La stazionarietà del sistema convettivo a mesoscala è stata agevolata pure da una persistente “flanking line” (s’intende quella linea di Cumuli medi e Cumuli Congesti, in fase di ulteriore sviluppo, che si forma lungo la coda del grosso Mesociclone e viene risucchiata da esso, sul lato meridionale) che in questo caso, è stata alimentata in modo massiccio dai continui Cumuli orografici che si formavano sul crinale orientale dei Peloritani (lato Messina città) e sotto la spinta dell’impetuoso Scirocco venivano spinti a gran velocità lungo il versante tirrenico (sottovento) in direzione della massa temporalesca, nel punto dove scoppiava l’”updraft”.

Questo particolare, di non poco conto, potrebbe farci sospettare che il super temporale, responsabile dell’alluvione che ha colpito Barcellona Pozzo di Gotto e Saponara, è rimasto più stazionario del dovuto, lungo le coste nord-orientali siciliane, a causa dell’intensa iniezione di cumulogenesi orografiche, pilotate dall’intenso flusso sciroccale che ha sferzato lo Stretto di Messina e la dorsale peloritana fino alla serata successiva. I violenti nubifragi temporaleschi si sono poi spostati verso i comuni di Saponara, Monforte, Venetico e Villafranca tirrena, dove il temporale ha sfogato tutta la sua energia, a suon di piogge molto fitte accompagnate da fulminazioni a fondo-scala (una o più fulminazioni al secondo), prima di spostarsi tra il basso Tirreno e le coste calabresi del reggino, vibonese e catanzarese, risalendo verso nord-est sotto la spinta del forte getto da sud-ovest. Grazie allo spostamento verso nord-est il grosso “V-Shaped” ha sfiorato la città di Messina, passando al di là del crinale dei Peloritani settentrionali, sfilando sul basso Tirreno. Un coinvolgimento diretto del capoluogo peloritano avrebbe avuto, di sicuro, conseguenze ancora più pesanti (interessando aree fortemente urbanizzate) visto l’entità dei carichi precipitativi e la fortissima instabilità in gioco.