Clima, Wwf e Legambiente deluse per i risultati di Doha

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”Il risultato di Doha e’ documento di processo che non tiene conto delle denunce della comunita’ scientifica che ci invita a gran voce a procedere al taglio delle emissione di gas serra in modo rapido e drastico. Cosi’ il piatto e’ vuoto di impegni di riduzione delle emissioni e di sostegno finanziario nei confronti dei paesi piu’ vulnerabili che vanno aiutati a svilupparsi senza inquinare”. Cosi Maria Grazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia sulla conferenza di Doha. ”Il risultato positivo – secondo Midulla – e’ che si sia andati al rinnovo del protocollo di Kyoto , unico strumento legale obbligatorio attualmente in vigore. Tuttavia preoccupa la palese incapacita’ dei governi di assumere una vera leadership per affrontare quella che e’ la piu’ grave minaccia per il pianeta come lo conosciamo. Il Wwf fin da domani – assicura la presentante del Wwf – in ogni paese chiedera’ ai governi di assumere piani di rapida decarbonizzazione e di avere il necessario coraggio nei negoziati internazionali”. ”Gli egoismi e i veti di alcuni paesi – ha concluso Midulla – non fanno vincere nessuno ma fanno perdere tutti”.

”E’ tutta in salita la strada tracciata a Dohaper la transizione verso un nuovo accordo globale da sottoscrivere entro il 2015 per essere poi operativo dal 2020, come gia’ concordato a Durban lo scorso anno”: lo dice Mauro Albrizio, responsabile Clima e politiche europee di Legambiente. ”I governi – aggiunge – non sono stati in grado di mettere in campo quella volonta’ politica indispensabile per colmare con impegni concreti il preoccupante gap esistente tra gli impegni di riduzione assunti sino ad ora dai diversi paesi e la riduzione di emissioni indispensabile entro il 2020 per rientrare nella traiettoria di riscaldamento del pianeta non superiore almeno ai 2C. Dimenticando che gli impegni di riduzione attuali ci stanno portando verso una via di non ritorno con un surriscaldamento stimato tra i 3.5C e i 6C”. Secondo Albrizio sono ”poco ambiziosi ed insufficienti anche i nuovi impegni assunti nell’ambito del Protocollo di Kyoto tra i paesi industrializzati dall’Unione europea, la Svizzera, la Norvegia e l’Australia. A cio’ va aggiunto che Usa, Canada, Giappone, Russia e Nuova Zelanda si sono tenuti fuori dal protocollo. Nonostante cio’ il ‘Kyoto 2′ rimane uno strumento indispensabile a garantire la transizione verso il nuovo accordo globale”. ”Un ruolo importante in questa e’ fase – spiega – e’ chiamato a svolgerlo l’Europa, che sin dai prossimi mesi dovra’ impegnarsi con una determinazione maggiore di quella mostrata a Doha. L’Italia – conclude Albrizio – deve impegnarsi con forza in questa direzione insieme ai paesi europei piu’ avanzati mostrando coerenza tra l’impegno nazionale e quello internazionale e mettendo in campo da subito azioni in grado di colmare il ritardo che ancora abbiamo con molti paesi europei. Il ministro Clini si impegni concretamente affinche’ il governo cambi subito strada sulla politica energetica del nostro paese”.