Emergenza arsenico nell’acqua per 43 comuni del Lazio: dal 1 Gennaio stop all’acqua potabile

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Circa 1 anno fa il presidente dell’ordine dei Geologi del Lazio, Roberto Troncarelli, denunciava la cattiva abitudine italiana di affrontare problematiche urgenti senza programmazione strutturale a lungo termine, a causa della quale proseguiva l’emergenza arsenico nel Lazio e in molte regioni italiane. “Molte acque di acquiferi, soprattutto di origine vulcanica, denotano concentrazioni in alcuni casi di gran lunga superiori ai 10 mg/l che è il limite massimo ammissibile previsto dalle norme comunitarie. Il Lazio – aggiunse lo scorso 14 Dicembre 2011– in particolare è la regione italiana con il maggior numero di comuni con valori di concentrazioni di arsenico nelle acque maggiori alla suddetta concentrazione limite”. Dopo le proroghe richieste all’Europa dall’Italia sui limiti contenuti, tra dicembre 2010 e febbraio 2011, l’Unione Europea il 22 marzo 2011 ha stabilito che i valori di arsenico compresi tra 10 microgrammi/litro, effettivo limite di legge, e 20 microgrammi/litro sono accettabili per un tempo limitato senza rischi per la salute umana, ma che bisogna adottare specifiche misure per la protezione di neonati e bambini fino ai 3 anni di età.

A distanza di un anno da questa denuncia, nulla è cambiato, e anzi, dopo 10 anni di rinvii, i limiti non sono più superabili. Il Lazio risulta essere l’unica regione inadempiente, e gli interventi risultano in grave ritardo. Il 31 Dicembre scadrà la deroga che consente di erogare acqua con livelli di arsenico oltre i 10 microgrammi litro, che ad oggi, risulta un limite di guardia ampiamente non rispettato. I sindaci di molti comuni, pertanto, saranno costretti ad emettere ordinanze di divieto per un’area che interessa circa 300.000 abitanti. Intanto Legambiente chiede un immediato piano di emergenza per garantire ai cittadini il diritto all’acqua potabile nelle decine di Comuni, soprattutto nel viterbese, dove non potranno più bere e usare acqua potabile dal 1 gennaio 2013”. ”Decine di migliaia di utenze specialmente nella provincia di Viterbo tra pochi giorni non avranno pi accesso all’acqua potabile – afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. “Occorre un piano di emergenza immediato che coinvolga Sindaci, Istituzioni Locali e Protezione Civile per mettere in campo mezzi e risorse e garantire l’acqua ai cittadini fornendo autobotti, fontane con dearsenificatori o comuqne soluzioni idonee e a breve termine”. ”Bisogna garantire un approvvigionamento giornaliero di 5-6 litri d’acqua a persona come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità – dichiara Pieranna Falasca, coordinatrice provinciale Legambiente Viterbo – Questa è una vera e propria emergenza sanitaria che coinvolgerà quasi 300.000 abitanti. Ci risulta che esista un piano di emergenza ma non ci sarebbero i soldi per realizzarlo. La Regione deve istituire un’unità di Crisi per fornire dearsenificatori alla popolazione del viterbese”. ”Queste zone particolarmente colpite dall’emergenza arsenico – sottolinea Legambiente – vedranno l’arrivo dei primi dearsenificatori alla fine del 2012 mentre altri 13 arriveranno alla fine di marzo 2013. Purtroppo la realizzazione dei restanti 49 potabilizzatori si vedra’ soltanto nel 2014 non avendone ancora approvato i progetti. Ciò significa che l’epopea dei cittadini sembra essere solo all’inizio per un diritto che dovrebbe essere garantito ad ogni essere umano”.