Il Bangladesh è il primo paese che sta concretamente affondando sott’acqua a causa del cambiamento climatico

Ecco gli effetti dell'erosione prodotti dalle disastrose inondazioni che si ripetono sempre più spesso in Bangladesh

Gli effetti del mutamento climatico diventano sempre più tangibili nei paesi del terzo mondo o in quelle nazioni in via di sviluppo, dove troviamo i primi profughi prodotti da questo cambiamento. Su tutti, il paese che oggi paga le conseguenze maggiori è senza ombra di dubbio il Bangladesh, una delle nazioni più povere del mondo che vanta aree con elevatissima densità abitativa. Negli ultimi anni, le sempre più frequenti inondazioni, specie durante la stagione estiva in cui domina l’umido “Monsone di SO”, e la maggior ingerenza dei cicloni e delle tempeste tropicali, che dal golfo del Bengala si spostano verso le aree costiere di uno dei più poveri paesi asiatici, stanno accelerando l’erosione di molti tratti di terre emerse lungo i delta dei grandi bacini idrografici. Li dove una volta c’erano campi coltivati, aree coperte da una fitta vegetazione (tipica dei climi tropicali) e villaggi abitati, ora c’è solo acqua. La furia delle sempre più violente e irregolari ondate di piena del fiume  Brahmaputra sta provocando la veloce erosione di molte isole che una volta si trovavano lungo il suo corso. Il fiume Brahmaputra è lungo 2.900 km, ha una profondità media che varia da un minimo di 38 metri ad un massimo di oltre 120 metri, E’ anche uno dei pochi fiumi al mondo in cui si verifica il raro fenomeno della marea fluviale. Il suo bacino idrografico copre una superficie di 670.000 km².

Purtroppo negli ultime anni, anche a seguito dei cambiamenti della circolazione monsonica, il Brahmaputra si è reso protagonista di disastrosi eventi alluvionali che hanno messo sott’acqua buona parte delle pianure del Bangladesh meridionale. Molte delle isole del Brahmaputra, fra le grandi inondazioni del 2007 e quelle che si sono verificate negli ultimi anni, sono state letteralmente mangiate dalla furia delle acque del  Brahmaputra. Altre invece già mostrano i segnali di forte erosione, tanto che alla prima grande ondata di piena del fiume rischiano di finire sott’acqua o direttamente distrutte e fatte a pezzi dall’impeto dell’acqua. L’aspetto ancora più drammatico riguarda proprio la popolazione locale, che vive di pascoli e agricoltura. La stragrande maggioranza delle isole che si trovano lungo il corso del  Brahmaputra sono abitate, qui troviamo villaggi di contadini e pescatori, dove vivono migliaia di persone.

L’erosione e la veloce scomparsa di queste isole sta costringendo questa gente umile a lasciare le terre e i campi coltivati, nel timore di nuove disastrose inondazioni, verso i grandi centri abitati del sud del Bangladesh. In particolare in direzione della capitale Dacca, che proprio per questi motivi sta diventando la più grande baraccopoli esistente sul pianeta. Difatti, molti di questi superstiti, sfuggiti dalle inondazioni e alle calamità naturali, si rifugiano nei grandi sobborghi periferici della principale città del Bangladesh, in accampamenti di fortuna, ormai ben visibili in ogni punto di Dacca. Oltre al danno pure la beffa visto che molti di questi profughi che arrivano a Dacca vengono utilizzati dalle autorità locali come manodopera per la costruzione di nuove dighe che devono proteggere la città dalle inondazioni. Ma se al nord si fugge dalle acque del Brahmaputra, lungo le coste è il mare a fare sempre più paura. Anche qui il fenomeno dell’erosione costiera, come nella vicina India, avanza a ritmi vertiginosi, per non dire ben oltre la peggiore previsione.

Anche le immagini satellitari mettono in evidenza la sparizione di diversi lembi di terre emerse in prossimità della fascia costiera e del delta dei fiumi principali

Nella stagione estiva del “Monsone di SO” le grandi onde che accompagnano le mareggiate, originate dagli intensi da S-SO e SO che risalgono tutto il golfo del Bengala (sotto il richiamo della profonda depressione termica indiana), riescono ad erodere enormi tratti di costa, arrivando a distruggere i villaggi di pescatori e aree abitate, una volta ben distanziate dalla linea di costa. Il fenomeno dell’erosione diviene ancora più marcato li dove sono state estirpate le fitte foreste di Mangrovie, una particolare formazione vegetale anfibia che riesce a crescere nell’acqua salata. Il compito delle Mangrovie è quello di attutire l’erosione marina, fungendo pure da barriera protettiva contro alcuni disastri naturali (con particolare riferimento agli tsunami). Proprio vicino al confine indiano noi abbiamo le Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie del mondo, che si trova nel delta del fiume Gange e si estende dallo stato indiano del Bengala occidentale al Bangladesh. Le Sundarbans sono intersecate da una complessa rete di vie d’acqua soggette a maree, distese fangose e piccole isole di foreste di mangrovie adattate all’acqua salata, molto famose per l’enorme varietà di fauna esistente. Nell’area delle Sundarbans, non è un caso, se l’erosione marina è un fenomeno quasi sconosciuto, almeno fino ad ora. Quello che emerge è che il cambiamento climatico, riscontrato in questi ultimi anni, ormai sta diventando un problema molto grave, che merita di essere affrontato con grande serietà dalla comunità internazionale. Anche perché, quanto si sta verificando oggi in molti paesi dell’Asia meridionale, Asia e Sud-America, domani potrà ripercuotersi anche in Europa.