Il ciclone tropicale “Evan” devasta le Fiji: venti ad oltre i 160 km/h, piogge torrenziali e onde di 7 metri sull’isola di Viti Levu

Nella serata di domenica 16 Dicembre il ciclone tropicale “Evan” ha colpito pure l’arcipelago delle isole Fiji, passando molto vicino all’isola principale, dove è ubicata la capitale Suva, mantenendo lo status di intenso ciclone di 3^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti ad oltre i 180-190 km/h. Durante il transito in prossimità dell’arcipelago pacifico la pressione centrale all’interno della tempesta è sprofondata al di sotto dei 945 hpa. A differenza di quanto previsto “Evan”, nella notte fra domenica 16 e lunedì 17, virando improvvisamente più verso sud-sud/ovest, è passato con il proprio occhio poco a ovest-nord/ovest dall’isola di Viti Levu, interessando con la parte più attiva molte aree di quest’ultima, che ha sperimentato venti di uragano e forti rovesci di pioggia resi orizzontali dai forti venti. La notizia buona è che non si registrerebbero vittime o feriti gravi. Duramente colpita è stata la città di Nadi, lungo la costa occidentale di Viti Levu, dove la stazione meteorologica del vicino aeroporto, posizionato proprio sulla baia di Nadi, ha registrato una raffica di picco di ben 167 km/h alle 02:00 PM di ieri, mentre la pressione centrale è scesa fino ad un minimo di 968 hpa, nel momento in cui l’occhio di “Evan” è transitato poco a nord-ovest della costa di Nadi.

Durante l’avvicinamento del ciclone su Nadi hanno cominciato a spirare forti venti da SE e S-SE che verso il primo pomeriggio hanno cominciato a ruotare bruscamente da E-SE e Est, divenendo veramente violenti, con varie raffiche ad oltre i 130-140 km/h che accompagnavano una fitta pioggia polverizzata dalla furia eolica. Proprio durante la fase clou, quando “Evan” è transitato con il proprio occhio centrale a largo della baia di Nadi, intorno le 02:00 PM, si è archiviato il picco di raffica di ben 167 km/h da E-SE. Probabilmente la fortissima raffica è stata esacerbata dall’orografia locale dell’isola, visto che i violenti venti orientali, una volta scavalcati i rilievi interni di Viti Levu, si sono tuffati con potenti raffiche di caduta verso le coste occidentali dell’isola, acquistando ulteriore velocità nel versante sottovento, anche per merito del fittissimo “gradiente barico orizzontale” che al contempo si era venuto a determinare fra le opposte coste isolane (data anche la notevole vicinanza dell’occhio centrale, dove la pressione sprofondava sotto i 945 hpa).

Quando il ciclone ha cominciato ad allontanarsi verso sud-sud/ovest i venti, sempre furiosi, sono girati rapidamente da NE e N-NE, con un altro picco di ben 152 km/h alle 06:00 PM, mentre la pressione iniziava a risalire bruscamente sopra i 970 hpa. Solo dalla serata le tempeste di vento si sono attenuate, con i venti che tendevano a ruotare dapprima da Nord e successivamente da N-NO, divenendo via via sempre meno forti. Le fortissime folate di vento hanno purtroppo cagionato molti danni ad abitazioni, con molti pali dell’illuminazione pubblica divelti e decine di alberi sradicati o letteralmente piegati nella direzione di provenienza delle bufere di vento più impetuose. Sulla costa orientale di Viti Levu e sulla capitale Suva la forza dei venti solo a tratti ha oltrepassato l’intensità di tempesta tropicale, con danni certamente più contenuti rispetto alla costa occidentale, dove le raffiche hanno superato i 150-160 km/h. Ma danni seri, come confermano le TV locali, si sono verificati su diverse isole minori, località di surf molto popolari appena a largo della baia di Nadi.

La furia dei venti, che hanno lambito pure i 160-170 km/h, e le potenti mareggiate annesse al passaggio di “Evan”, hanno devastato intere spiagge e atolli corallini, una volta il paradiso degli appassionati del surf provenienti da parte del pianeta. Alcuni di questi piccoli atolli, ad appena 1.0-2.0 metri sul livello dell’oceano, sono stati temporaneamente sommersi dalle gigantesche ondate, la cui altezza superava pure i 7 metri, sollevate dai fortissimi venti ciclonici. Queste, infrangendosi con grande impeto sulla scogliera corallina, rompendosi in grandi distese di schiuma soffiata dal vento, sono riuscite a penetrare fino all’interno, allagando le zone più basse di queste piccole isole. Particolarmente colpita l’isola di Yasawa, Nacula, Naviti e Waya, compresi i piccoli atolli limitrofi a queste.

I danni cagionati da "Evan" alle abitazioni

In molte di queste persino la vegetazione è stata estirpata, con decine di palme abbattute. Oltre ai venti molto forti e alle grandi mareggiate, con ondate di oltre i 6-7 metri, “Evan” ha portato anche piogge intense e forti rovesci di pioggia che sono divenuti anche torrenziali in alcune aree delle Fiji. In meno di 24 ore a Rakiraki sarebbero caduti più di 185 mm, che sommati ai 59 mm di domenica 16, salgono ad un totale di oltre 244 mm. Un accumulo davvero notevole. Vanno segnalati pure gli oltre 108 mm registrati nell’isola di Viwa, appartenente alle Fiji, e i 104 mm di Nandi, tutti in meno di 24 ore. Solo 63 mm a Nausori. Diluvi accompagnati e resi orizzontali dalle forti raffiche di vento che a tratti sono stati coadiuvati da elevatissimi rain/rate fortemente sottostimati dal vento. Durante le forti piogge e i venti violenti le temperature hanno raggiunto i valori minimi giornalieri, scendendo sotto la soglia dei +24°C +23°C, localmente anche sui +22°C. Dati importanti per un arcipelago tropicale circondato dall’oceano più grande della Terra. “Evan” è stato il più forte ciclone tropicale che ha spazzato le Fiji in questi ultimi decenni. Fortunatamente ora si sta muovendo verso acque superficiali molto più fredde, entrando in un’area con intenso “Wind Shear” in quota che indebolirà rapidamente la circolazione ciclonica. Le ultime immagini satellitari mostrano un deterioramento del pattern di nuvole. “Evan” dovrebbe essere declassato a tempesta tropicale entro domani. Muovendosi sopra acque superficiali più fredde, in un’area con forte “Wind Shear verticale”, i resti dell’ex ciclone dovrebbero iniziare a trasformarsi in una profonda depressione extratropicale (sistema “baroclino”) prima di raggiungere le coste settentrionali dell’isola del Nord, in Nuova Zelanda, nella giornata di giovedì, dove apporterà forti venti, mareggiate e rovesci sparsi.