Il grande terremoto che il 28 dicembre 1908 devastò lo Stretto di Messina fu preceduto da segni precursori?

MeteoWeb

Dopo il disastroso terremoto del 28 Dicembre 1908 lo stretto di Messina è diventato una sorta di grande laboratorio naturale che ha attratto decine di geologi e scienziati di ogni nazionalità (statunitensi, inglesi, giapponesi, russi) per le sue particolarità geodinamiche davvero uniche sulla terra, quanto complesse e di difficile interpretazione. Proprio in quel periodo cominciarono a svilupparsi gli albori della sismologia e geologia moderna e probabilmente il sisma del 1908 rappresentò una tappa fondamentale per la crescita di tali discipline scientifiche. Fin dai mesi successivi alla catastrofe tellurica, che cambiò per sempre il volto delle città di Reggio Calabria e Messina, troviamo numerose indagini scientifiche, svolte da illustri geologi e sismologi dell’epoca, che tuttora vengono utilizzate come base per gli odierni studi sulla complessa tettonica dell’area in mancanza di sequenze sismiche rilevanti a poco più di un secolo dal grande evento del 1908.

Su tutti vanno ricordati i minuziosi studi del Baratta, che evidenziò tutti gli effetti del terremoto descrivendo persino il moto di propagazione delle onde sismiche (NE-SO) che portò alla definitiva distruzione di gran parte delle abitazioni di Reggio e Messina, o di Platania, che per primo effettuò un dettagliato studio sugli effetti del maremoto arrivando addirittura a catalogare in una famosa pubblicazione le altezze dell’onda nei singoli porti e località di tutta la Sicilia orientale, da Capo Peloro a Capo Passero.

Ma non fu da meno l’apporto del sismologo giapponese Omori che nel 1909 attribuì la distruzione di Reggio e Messina più alla scarsa qualità dei materiali con cui erano stati costruiti gli edifici (alcuni appesantiti da sopraelevazioni in barba al decreto antisismico varato dai Borboni all’indomani dei forti terremoti del 1783 sul versante aspromontano) dopo le crisi sismiche del 1783 e di fine 1800 (forse preludio al 1908 ? ) che alla potenza della scossa. Insomma fin da allora le pubblicazioni e le opere sul grande terremoto del 1908 e sulla sismicità dello Stretto erano tutt’altro che modeste e servirono non poco per gli ulteriori approfondimenti, per mezzo di tecniche analitiche molto più stringenti che perseguirono la vera origine, o meglio, la faglia responsabile del disastro dello stretto.

Da non sottovalutare neppure lo studio sui cosiddetti fenomeni sismici precursori al forte sisma del 1908. Difatti, rileggendo il Catalogo della sismicità storica italiana (il catalogo sismico più aggiornato al mondo sulla sismicità storica) e le cronache del tempo, si può ben osservare come il forte terremoto fu preceduto da una intensa eruzione dell’Etna e da un lungo e complesso sciame sismico che in più di 6 mesi interessò il versante orientale etneo, il reggino ionico, le coste del messinese ionico, la provincia di Messina fra Nebrodi e Peloritani e per finire la zona aspromontana e la città di Reggio, dove il 18, 25, 26, 27 Dicembre furono distintamente avvertite delle scosse fra Reggio Calabria e Letojanni (per essere avvertite avranno raggiunto una certa intensità tale da farle percepire). Analizzando questi eventi sismici, concatenati fra loro, si appurò che la grande scossa del 28 Dicembre 1908 fu preceduta da una serie di terremoti di debole e media intensità.

Nei mesi di Aprile e Maggio una lunga serie di terremoti interessò il versante sud orientale dell’Etna, causando qualche anche qualche piccolo danno in diversi paesi della provincia di Catania. Questa sequenza accompagnò e seguì una breve ma intensa eruzione del vulcano, caratterizzata da una forte attività esplosiva, iniziata nelle prime ore del 29 Aprile 1908 e terminata prima della mezzanotte dello stesso giorno. Le scosse che superarono la soglia del danno si verificarono  il 5 Maggio, il 9 Maggio, il 14 Maggio, il 26 Maggio del 1908. Alcuni mesi dopo gli eventi sismici etnei, un intenso terremoto colpì il territorio della Sicilia settentrionale, tra i monti Nebrodi e le Madonie, lungo il confine tra le province di Messina, Enna e Palermo.

Sembrerebbe che il sisma ebbe il suo epicentro vicino il paese di Castel di Lucio, qui molte case subirono gravi lesioni e alcune delle più vecchie anche crolli parziali. Archiviato pure quest’evento tellurico, oltre la soglia del danno, dall’inizio di Novembre fino al 27 Dicembre 1908 fra la Sicilia orientale e la Calabria meridionale furono avvertiti numerosi terremoti. Il 5 Novembre una forte scossa investì il versante ionico della provincia di Reggio Calabria, colpendo le stesse località già colpite dal terremoto del 23 Ottobre 1907.

Dal 23 Novembre una prolungata sequenza sismica, con scosse di debole e moderata intensità, ben avvertite dalla popolazione locale, colpirono i paesi della provincia di Messina, senza arrecare alcun tipo di danno. Molte di queste scosse si andarono a localizzare proprio fra i monti Peloritani e il mar Ionio, nel tratto di mare a sud dello Stretto di Messina, a pochi chilometri dalla linea di costa.  Questa particolare sequenza sismica raggiunse il proprio apice il 10 Dicembre, quando fu avvertita la scossa più forte, che fece tremare i muri delle abitazioni. In seguito a tale evento sismico, fra il 18 Dicembre, il 25 Dicembre, il 26 Dicembre e il 27 Dicembre, fra Reggio Calabria, Letojanni e i comuni della fascia ionica messinese, furono avvertite numerose scosse, che molto probabilmente rappresentavano il preludio per la potente scossa tellurica del 28 Dicembre 1908 attivata dalla rapida rottura della faglia di “Messina-Giardini Naxos”. In quel frangente, lungo il tetto della faglia “Messina-Giardini”, si è verificato una sorta di grande “strappo” che in meno di 3 secondi attraversò la costa ionica messinese risalendo fino allo Stretto e alle città di Reggio Calabria e Messina, dove si registrarono i massimi danneggiamenti, mentre sul reggino e sul messinese ionico i danni furono alquanto limitati.