Il rapido scioglimento della neve provoca gravi alluvioni tra Montenegro e Albania nord-occidentale, intere città finiscono sott’acqua

MeteoWeb

La scorsa settimana un grave evento alluvionale si è abbattuto tra l’Albania, il Montenegro e parte della Serbia sud-occidentale, a seguito delle abbondanti piogge e dei forti rovesci che si sono abbattuti sull’intera regione. Le inondazioni sono state esacerbata dalla rapida fusione del manto nevoso depositato dalle abbondanti nevicate che la settimana scorsa hanno interessato l’intera area dei Balcani e la regione carpatico-danubiana, con accumuli di oltre 1 metro di neve fresca sui principali comprensori montuosi, fra Albania, Montenegro, Serbia e rilievi della Bosnia Erzegovina. Il repentino rialzo termico, indotto dai sostenuti e umidi venti meridionali richiamati dalla circolazione depressionaria che è tracimata lungo il mar Adriatico, hanno rapidamente innalzato la quota delle zero termico, determinando un repentino aumento dei valori termici che ha trasformato la neve in pioggia, fin dai 500-600 metri. La pioggia, apportata dalla classica “Warm Conveyor Belt”, che ha risalito il lato sinistra dell’area depressionaria, lungo il settore pre-frontale (in piena avvezione calda), ha sciolto i cumuli di neve fresca che si erano depositati sui rilievi, tra Montenegro e zone interne dell’Albania, andando ad ingrossare il carico di molti fiumi e torrenti, soprattutto in territorio albanese.

La rapida fusione dell’ingente quantità di neve caduta nelle giornate precedenti, sui monti dell’entroterra, ha innescato le grandi ondate di piena dei grandi bacini idrografici, che scese a valle hanno travolto e inondato campagne, campi coltivati, strade e centri abitati. Anche la Drina, uno dei fiumi più importanti dei Balcani, ha rotto gli argini in più punti, mettendo sott’acqua intere vallate, dove sono ubicati piccoli villaggi, centri abitati e alcune città e cittadine. Da diversi decenni, nel nord-ovest dell’Albania, non si vedevano fenomeni alluvionali cosi disastrosi. Particolarmente colpita risulta la città di Gorazde, qui le acque del fiume in piena hanno messo sott’acqua buona parte del centro abitato, causando ingenti danni. In altre località, nel nord-ovest dell’Albania, l’area maggiormente colpita da queste gravi inondazioni, il livello delle acque ha persino superato i primi piani, sommergendo auto e tutto ciò che si trovava all’aperto.

Nella città di Scutari è già stato dichiarato lo stato di emergenza dal governo di Tirana. Molte, si parla di migliaia, le persone evacuate dalle proprie abitazioni, soprattutto nelle zone più basse lungo il corso del fiume Drina, ingrossato come non mai. Ma oltre alle persone le autorità albanese sono dovute intervenire anche nelle campagne, per mettere in salvo gli animali e le migliaia di capi di bestiame che rischiavano di finire affogati sotto l’impeto della grande piena della Drina. La piena del fiume Drina, infatti, avrebbe inondato oltre 10.000 ettari di terre, un’area gigantesca, dove sono presenti campagne, campi coltivati, zone di pascolo e abitazioni rurali. Nonostante la portata dell’evento, al momento non vengono segnalate vittime. Ma i danni materiali sono veramente immensi. Particolarmente colpito il settore agricolo, a seguito delle inondazioni delle acque fluviali che hanno travolto interi terreni e campi coltivati. Il governo albanese, aiutati da altri stati dell’area balcanica, ha già pianificato degli interventi nelle aree e nelle città maggiormente flagellate da questa calamità naturale, che ha messo in ginocchio l’intera Albania nord-occidentale. Già tra ieri e oggi, con l’abbassamento del livello dei fiumi, si è lavorato a togliere l’immensa mole di detriti (tronchi d’albero, terra, sabbia, fango) trasportata durante le grandi ondate di piena dei giorni scorsi. Ma in molte aree c’è molto da fare ancora per riportare tutto alla normalità.