
Dopo aver devastato l’isola di Belau e lo stato insulare di Palau il tifone “Bopha” ora punta minaccioso verso le Filippine centro-meridionali, in particolare l’isola di Mindanao, dove fra meno di 12 ore vi effettuerà il “landfall”, causando purtroppo molti danni nelle zone particolarmente interessate dall’area centrale. Le autorità filippine, con l’utilizzo dell’esercito e della polizia, hanno ordinato vaste evacuazioni di masse nella regione orientale dell’isola filippina, dove avverrà il “landafall” della tempesta. Come temevamo, il super tifone, passando sopra le caldissime acque del mar delle Filippine, le cui temperature superano i +29°C +30°C, si è ulteriormente rafforzato, raggiungendo dapprima la 4^ categoria della Saffir-Simpson, fino a toccare la 5^ categoria della Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti veramente estremi, ad oltre i 240-250 km/h nella parte centrale, attorno l’occhio centrale. Proprio in mattinata la tempesta ha terminato il processo di sostituzione dell’occhio centrale. L’unica nota positiva, se cosi vogliamo dirlo, è che le dimensioni di “Bopha” sono molto ristrette, ciò vuol dire che anche i fenomeni più estremi e i venti furiosi, oltre i 200 km/h, investiranno aree molto ristrette di Mindanao. Va ricordato che l’isola di Mindanao raramente viene colpita dai tifoni, dal momento che si trova troppo vicino all’equatore, fuori la rotta dei principali cicloni che si originano sul mar delle Filippine o sul Pacifico occidentale. Per questo l’isola e le autorità locali non sono capaci di fronteggiare un emergenza simile.
Le infrastrutture sono carenti e la stragrande maggioranza delle abitazioni sono costituite da baracche o da piccole case che mal sopportano i venti e le piogge torrenziali di un tifone normale, figuriamoci con uno che ha appena raggiunto il 5^ della Saffir-Simpson (il massimo su una scala che va da 1 a 5). Per questo “Bopha” rischia di avere un impatto devastante su molte aree di Mindanao, cagionando ingentissimi danni, sia per le forti piogge torrenziali che per i venti impetuosi e le imponenti mareggiate che fra poche ore si abbatteranno lungo le coste orientali dell’isola filippina, con ondate veramente molto alte, forse anche più di 6.0-7.0 metri nell’area poco a nord del “landfall”. Da notare, pure, come questo particolare e inconsueto tifone stia seguendo un tipo di traiettoria molto simile a quella della tempesta tropicale “Washi” dello scorso anno, che ha colpito Mindanao il 16 Dicembre 2011, con piogge torrenziali e raffiche di vento che hanno superato i 90-100 km/h. Allora le piogge torrenziali di “Washi” causarono un disastroso “flash flood” (alluvione lampo) nel cuore della notte, con colate di fango che inghiottirono intere abitazioni e persone. In totale “Washi” uccise ben 1.268 persone, ed era solo una tempesta tropicale. “Bopha”, se raggiungerà l’isola mantenendo la 4^ categoria, potrebbe diventare il tifone più potente mai osservato su Mindanao.

“Bopha” batte il record di tifone più meridionale (e vicino all’equatore) mai osservato sulla Terra
Come abbiamo avuto modo di anticiparvi in anteprima, in un articolo di sabato scorso, “Bopha” ha ufficialmente battuto il record di tifone più meridionale (e vicino all’equatore) mai osservato sulla Terra. In pratica, finora, nessun tifone è riuscito a svilupparsi a latitudini cosi meridionali e prossime all’equatore. Un evento più unico che raro. “Bopha”, difatti, è divenuto una depressione tropicale a soli 3.6 ° di latitudine nord, proprio vicino l’equatore geografico. Come vi abbiamo spiegato, in diversi articoli sui cicloni tropicali, in genere, come sappiamo molto bene, questi si formano a circa 10° di latitudine dall’equatore, dove la forza di Coriolis è sufficientemente elevata a mantenere la rotazione dei venti all’interno del ciclone. Sotto i 10° – 9° di latitudine nord e sud la forza di Coriolis, prodotta dalla rotazione della Terra attorno il proprio asse, è piuttosto debole per mantenere i moti vorticosi che servono per far sviluppare un ciclone tropicale. Difatti, a causa della mancanza dell’effetto di Coriolis vicino all’equatore, la formazione di “Vamei” in precedenza era considerata impossibile.
Tuttavia, uno studio della Naval Postgraduate School ha indicato che la probabilità di un simile sviluppo equatoriale è di almeno una volta ogni 2-3 secoli. Ciò può avvenire solo in quest‘area del sud-asiatico, ove le ingerenze orografiche (si pensi ai rilievi interni di Sulawesi, il Borneo o Sumatra) sono tali da deformare l’assetto originale della circolazione atmosferica, producendo dei moti vorticosi o delle turbolenze che in rade occasioni possono approfondirsi, favorendo lo sviluppo di cicloni tropicali ben organizzati. Per quel che concerne la formazione di “Bopha”, come confermano molti esperti, con molta probabilità la sua formazione, a soli 3.6 ° di latitudine nord, è da imputare al passaggio di un ampia onda troposferica equatoriale che si è spinta dal Pacifico al tratto di oceano a nord di Papua e delle isole Bismark. Questa ondulazione ha impresso poi la rotazione che ha portato poi allo sviluppo di “Bopha”. Il tifone ha impiegato più di quattro giorni prima di diventare tifone, a soli 3.6 ° di latitudine nord.

Prima di “Bopha” il tifone più meridionale mai registrato era stato “Kate”, che nell’Ottobre del 1970 si è sviluppato 4.3 ° di latitudine sud. “Kate” ha colpito l’isola filippina di Mindanao, come una tifone di categoria 4, uccidendo 631 persone e cagionando danni inestimabili. Secondo il NOAA, negli ultimi anni solo quattro tifoni di categoria 4 si sono avvicinati a sole 200 miglia nautiche da Mindanao, tra questi abbiamo: “Mike” nel 1990, “Ike” nel 1984, “Kate” nel 1970, e “Louise” nel 1964. Rimanendo in tema occorre ricordare come, il sistema tropicale cresciuto più vicino all’equatore, è “Agni”, una tempesta tropicale che ha interessato l’oceano Indiano settentrionale nel Novembre 2004, a soli 0.7° di latitudine nord. “Agni” allora conservo una marcata circolazione antioraria (ciclonica nell’emisfero nord) grazie all’esaurimento dei venti da O-SO legati al Monsone estivo (fase di inversione del Monsone), mentre fra il golfo del Bengala e il mar Arabico iniziava ad instaurarsi il più secco Monsone invernale, da NE. L’interazione fra i due flussi ha dato sviluppo alla rotazione che ha favorito la formazione del sistema tropicale “Agni”, a soli 0.7° di latitudine nord.


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