L’asteroide 2011 AG5 non fa più paura: sfiorerà la Terra nel 2040 senza alcuna collisione

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Un asteroide in transito

Utilizzando il telescopio Gemini Nord ubicato sul  Mauna Kea, sulle isole Hawaii, un gruppo di astronomi della University of Hawaii’s Institute for Astronomy (IFA), ha confermato che l’asteroide 2011 AG5 che sfiorerà la Terra nel 2040, non rappresenta più un rischio significativo, facendo tirare un sospiro di sollievo ai più giovani. In precedenza gli scienziati avevano stimato un rischio elevato per questa roccia spaziale del diametro di 140 metri, stimata in 1 su 500. Le osservazioni con il Multi-Object Spectrograph sono state particolarmente difficili in quanto si trattava di un oggetto molto debole, come ha confermato un membro del team, Richard Wainscoat. “Siamo rimasti sorpresi – afferma il ricercatore – della facilità con cui il telescopio abbia osservato questo oggetto così poco luminoso e basso nel cielo”. Statisticamente, un corpo di queste ddimensioni potrebbe avere un impatto sulla Terra ogni 10.000 anni. Se l’oggetto fosse entrato in collisione con la Terra, avrebbe rilasciato circa 100 megatoni di energia, risultando diverse migliaia di volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima.  Le osservazioni originali e l’analisi dei dati sono state condotte dagli astronomi David Tholen, Richard Wainscoat, Marco Micheli, e Garrett Elliott il 20, 21 e 27 Ottobre 2012. Vista l’importanza delle osservazioni, è stata eseguita un’ulteriore analisi presso il Near-Earth Object Program Office al Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, in California. La traiettoria dell’asteroide, sulla base dei dati Gemini, ha un fattore di incertezza inferiore alle osservazioni precedenti e secondo un comunicato stampa rilasciato dal JPL, questa esperienza ha dimostrato che gli astronomi, utilizzando NSF e le strutture della NASA, sono ormai pronti a rilevare e prevedere gli oggetti potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. In caso di previsioni a lunghissimo termine, è possibile che i dati possano cambiare nel tempo, acquisendo nuovi dati e aggiustando il tiro con l’avvicinarsi dell’evento. In questo caso, con ben 28 anni d’anticipo, è stato possibile calcolare nei dettagli la sua orbiita futura. I dati di questo studio sono stati pubblicati dal Minor Planet Center di Cambridge, nel Massachusetts.