Maltempo e Clima, Legambiente: “l’Italia spende 1 milione al giorno per i danni, ma sta facendo passi avanti”

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Per riparare i danni del maltempo spendiamo un milione di euro al giorno. Solo nell’ultimo triennio lo Stato ha stanziato, infatti, piu’ di un miliardo di euro per le emergenze causate da eventi calamitosi di natura idrogeologica in tredici Regioni. A fornire i dati e’ Legambiente. Cifre elevate che, sottolinea l’associazione, coprono pero’ solo una parte degli ingenti danni censiti in conseguenza di frane e alluvioni. In Sicilia, Veneto, Toscana e Liguria, le regioni colpite dagli eventi piu’ gravi in questi ultimi 3 anni, e’ andato l’80% delle risorse stanziate, ma i danni ammontano a 2,2 miliardi di euro circa, quasi il triplo delle risorse messe a disposizione dei Comuni colpiti. Il restante 20% dei fondi per l’emergenza e’ andato alla Calabria, la Campania, la Puglia, le Marche, l’Abruzzo, l’Emilia, il Piemonte, il Friuli e la Basilicata. Nel frattempo la prevenzione tarda ad arrivare. A fronte di una spesa prevista di 44 miliardi, negli ultimi 10 anni solo 2 miliardi di euro sono stati erogati per attuare gli interventi previsti dai Piani di assetto idrogeologico (Pai) redatti dalle autorita’ di bacino, per uno stanziamento totale di 4,5 miliardi di euro. Fondi che sono destinati a coprire solo i lavori piu’ urgenti, ovvero 4.800 interventi considerati di ‘maggior urgenza’ su un totale di 15mila interventi previsti da tutti i Pai. La meta’ circa di queste risorse e’ stata stanziata attraverso gli accordi di Programma siglati tra il ministero dell’ambiente e le regioni, proposti a partire dal disastro di Messina del 2009 e siglati tra il 2010 e il 2011. Ma ancora oggi dei 2,1 miliardi messi in campo attraverso il cofinanziamento ministero-regioni, solo 178 milioni sono stati effettivamente erogati e solo il 3% degli interventi previsti e’ stato realizzato o e’ in corso di realizzazione. Per pianificare e programmare le politiche territoriali considerare gli effetti dei cambiamenti climatici e’ una realta’ imprescindibile. Soltanto dai dati registrati dai pluviometri in occasione dei principali eventi recenti, si nota come in poche ore sia piovuto piu’ della meta’ di quanto avveniva mediamente in un anno. La distribuzione delle precipitazioni nell’arco dell’anno risulta, inoltre, molto disomogenea, con periodi di forti piogge e altri di forte siccita’, come illustrano l’estate appena trascorsa e gli eventi legati al maltempo delle ultime settimane. I fenomeni metereologici intensi hanno perso la loro eccezionalita’ per diventare sempre piu’ frequenti, come confermano i dati Ispra (annuario dei dati ambientali 2011, Ispra 2012) relativi alla quantita’ di pioggia caduta nei principali eventi alluvionali dal 2009 ad oggi. In Sicilia, invece, nell’evento del 2009 la quantita’ di pioggia caduta in una sola giornata e’ stata pari al 78% della precipitazione media annua di tutta la regione. Negli eventi alluvionali della Toscana del 2010 e 2011, in una sola giornata, la quantita’ di pioggia caduta sul suolo e’ stata pari a circa il 40% delle precipitazioni medie annue della regione. In Liguria la quantita’ di pioggia caduta nelle due giornate piu’ critiche del 2011 tra fine ottobre e inizio novembre ha superato il 65% della piovosita’ media annua della regione. E se frane e alluvioni non sono purtroppo una novita’ nel nostro Paese, i dati disponibili dal 1948 al 2011 mostrano come le regioni colpite siano raddoppiate negli ultimi dieci anni, passando da quattro a otto.

SU DOHA L’ASSOCIAZIONE AFFERMA: “DALL’ITALIA PASSI AVANTI” – Anche se ”c’e’ ancora molto da fare” l’Italia e’ un Paese attento ai cambiamenti climatici che ha fatto ”significativi passi in avanti” per aiutare il Pianeta. Cosi’ Legambiente commenta il 21/mo posto raggiunto dall’Italia nella classifica Germanwatch, il rapporto annuale sulla performance climatica di 61 Paesi presentato oggi a Doha, in Qatar, dove e’ in corso la Conferenza mondiale Onu sui cambiamenti climatici (COP18). ”Negli ultimi cinque anni – spiega in una nota Mauro Albrizio, responsabile Politiche Europee di Legambiente – l’Italia ha fatto significativi passi in avanti, passando dal 48/mo al 21/mo posto di quest’anno. Performance dovuta alla riduzione delle emissioni conseguente non solo alla recessione, ma anche al ruolo importante giocato dalle rinnovabili e dall’efficienza energetica negli ultimi anni”. Tuttavia, aggiunge, i progressi”rischiano di essere compromessi dalla Strategia energetica nazionale presentata dal governo” che, invece di puntare ”alla riduzione del consumo e delle importazioni di fonti fossili”, individua ”strategie generiche e strumenti inadeguati a raggiungere gli obiettivi previsti e propone un rilancio della produzione di idrocarburi nazionali, che appare sbagliata oltre che incoerente”. Lo studio Germanwatch, realizzato con il Climate Action Network e Legambiente per l’Italia, anche quest’anno non assegna i primi tre posti della graduatoria perche’ nessun Paese ha messo in campo azioni virtuose in grado di contribuire a limitare le emissioni al di sotto dell’obiettivo dei 2 gradi centigradi. A guidare la graduatoria sono Danimarca, Svezia e Portogallo (rispettivamente al quarto, quinto e sesto posto). Posizione 43 per gli Usa e 54 per la Cina.