L’isolamento e il passaggio di una goccia fredda in quota, a seguito dell’affondo di un asse di saccatura dalla Siberia centro-occidentale, ha portato una severa ondata di maltempo, dai connotati marcatamente invernali, sull’Asia occidentale. L’intensa ondata di freddo, con venti molto sostenuti e forti nevicate, ha colpito l’ Afghanistan e buona parte del vicino confine pakistano. Vere e proprie bufere di neve, nelle ultime 24 ore, si sono abbattute sull’Afghanistan centro-settentrionale, soprattutto nella regione montagnosa del Pamir, dove la neve è scesa fin sotto i 500-400 metri, ammantando di bianco i rilievi e i sottostanti fondovalle. Una fitta nevicata con temperature largamente negative e una debole ventilazione da SO, dalla serata di ieri, ha colpito pure l’area di Herat, dove è di stanza il contingente militare italiano, lasciando importanti accumuli al suolo e dipingendo di bianco l’aspro paesaggio dell’entroterra desertico afghano. Come previsto la neve è ritornata pure sulla capitale Kabul, con fitte fioccate che si sono protratte fino al pomeriggio odierno. Le persistenti nevicate, accompagnate da temperature dell’aria scese al di sotto dei +0°C -1°C, hanno imbiancato i vari quartieri della capitale afghana, coprendo gli alberi, le strade e i tetti degli edifici con uno spesso manto di neve farinosa. Anche la località di Mazar-i Sharif non è stata risparmiata dalle intense nevicate che hanno arrecato non pochi disagi alle popolazioni locali, data l’impraticabilità di molte vie di collegamento per gli eccesivi accumuli di neve fresca.
I problemi maggiori si riscontrano nei vari villaggi nel nord del paese, rimasti letteralmente sepolti dalla coltre nevosa ed isolati dal resto del mondo, sia a seguito dei grandi accumuli di neve al suolo, che rendono molto difficili i collegamenti, che per il rischio elevato di slavine pronte a staccarsi dai ripidi pendii montuosi che caratterizzano gli aspri territori dell’Afghanistan nord-orientale, in particolare la regione del Pamir, una delle più difficili del paese asiatico. Se nell’Afghanistan settentrionale e centrale la quota neve è scesa al di sotto dei 500-400 metri, nella parte più meridionale e lungo il deserto del Registan, le nevicate non sono scese sotto la quota dei 1000-900 metri. Anche qui però il grande freddo, ma soprattutto i forti e rafficati venti da NO e N-NO, sono stati i grandi protagonisti per l’intera giornata. Spirando con notevole intensità dalle vallate dell’Afghanistan centrale hanno spazzato per ore l’ampia distesa desertica del Registan e l’arida regione del Belucistan, vicino il confine con il Pakistan sud-occidentale e l’Iran sud-orientale. A Zabol, nel sud dell’Iran, il forte e freddo vento da NO e N-NO, che ha soffiato per l’intera giornata, facendo abbassare la colonnina di mercurio sotto i -1°C alle 06:30 AM (minima del giorno), ha toccato un picco di ben 83 km/h. Ma in altre località le raffiche di vento da N-NO e NO hanno lambito persino la soglia dei 90-100 km/h per effetto dell’incanalamento delle masse d’aria fredde all’interno dei principali canyon che caratterizzano l’area.
La forte ventilazione dai quadranti settentrionali, innescata dal fitto “gradiente barico orizzontale” che si è innescato fra le steppe innevate del Turkmenistan e dell’Uzbekistan, dove regna un robusto anticiclone di matrice termica con massimi barici di oltre i 1045 hpa al suolo, e l’Afghanistan centrale e il vicino confine pakistano occidentale, dove invece insiste una circolazione depressionaria ben strutturata in quota, hanno sollevato estese tempeste di polvere che si sono poi propagate, molto rapidamente, fino alle aree costiere del Pakistan meridionale, con impetuosi venti burrascosi, fra N-NO e Nord, che hanno causato pure delle riduzioni della visibilità orizzontale fra Registan e Belucistan. Le fredde masse d’aria che hanno attraversato il territorio afghano hanno chiare caratteristiche artiche continentali. L’importante ondata di freddo e di fitte nevicate che sta sferzando l’Afghanistan e il Pakistan settentrionale è da imputare al precoce raffreddamento delle vaste distese steppiche del Turkmenistan e dell’Uzbekistan indotto dall’effetto “Albedo” messo in moto dal consistente innevamento d’inizio Dicembre. Già ad inizio mese una serie di nevicate imbiancarono persino il deserto del Karakum, che copre gran parte del Turkmenistan, con una spessa coltre di neve che favori un intenso raffreddamento “pellicolare”, per “Albedo”, delle masse d’aria sovrastanti.
Tale brusco raffreddamento della steppa uzbeca e del deserto del Karakum, già ben innevati ad inizio mese, ha agevolato l’isolamento di una estesa lacuna di aria molto gelida nei bassi strati (freddo “pellicolare”), molto pesante e dura da scalfire, che è ristagnata in prossimità dei terreni innevati di fresco, dove si è pure originato un robusto anticiclone di natura termica, con massimi pressori al suolo sopra i 1040 hpa. Questa lacuna di aria molto gelida è rimasta stazionaria in prossimità del suolo per svariati giorni, prima di tracimare verso sud, in direzione dell’Afghanistan, dell’Iran nord-orientale e del Pakistan settentrionale, al primo affondo perturbato in quota. Nella giornata di domani, la goccia fredda presente sopra l’Afghanistan orientale, con un nocciolo sotto i -25°C a 500 hpa, tenderà a spostarsi sul Pakistan centro-settentrionale, evolvendosi in un “CUT-OFF”, con un nocciolo molto freddo in quota nella libera atmosfera, accompagnato da un sostenuto ed umido flusso occidentale che scorre a gran velocità lungo il suo bordo più meridionale. Il “CUT-OFF”, prima di colmarsi in un “Upper Level Low” nell’alta troposfera, apporterà fitte nevicate sulla regione montuosa dell’Hindu Kush e in seguito pure sui rilievi del Kashmir occidentale, in territorio indiano. Proprio qui il notevole “stau” (sbarramento orografico) offerto dalle imponenti catene montuose dell’Himlaya occidentale alle sostenute correnti occidentali che accompagnano il transito della circolazione depressionaria in quota, addosserà una fitta nuvolosità orografica che darà luogo ad abbondanti precipitazioni nevose fra Jammu e Kashmir, al di sopra dei 1300-1200 metri. Sul versante occidentale della grande catena montuosa dell’Himalaya gli accumuli di neve fresca saranno veramente ingenti, incrementando ulteriormente il rischio di valanghe su tutta l’area del Kashmir. Domani la neve dovrebbe interessare pure le città indiane di Srinagar, Skardu e Joshimath, tutte al di sopra dei 1500-1600 metri.



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