Scienza: il Quoziente Intellettivo è un falso mito, un singolo test non può misurare l’intelligenza

Non basta superare un test per potersi definire intelligente, ne’ e’ sufficiente fallirlo per convincersi di essere poco ‘smart’. Secondo i risultati di una maxi indagine online lanciata dalla Western University dell’Ontario (Canada) e aperta a chiunque, alla quale hanno partecipato oltre 100 mila persone in tutto il mondo, la misurazione del quoziente intellettivo attraverso un singolo esame puo’ dare esiti “altamente fuorvianti”. In altre parole, quello del QI e’ un falso mito e il suo valore va ampiamente ridimensionato. Per valutare l’intelligenza di una persona, avvertono infatti gli autori dello studio, gli aspetti da considerare sono diversi e servono necessariamente piu’ prove. Le conclusioni dell’indagine sono pubblicate sulla rivista ‘Neuron’, in un articolo firmato da Adrian M. Owen e Adam Hampshire del Western’s Brain and Mind Institute della citta’ canase di London, e da Roger Highfield, direttore affari esterni del Science Museum Group di Londra in Gb. I ricercatori hanno chiesto a chi voleva partecipare all’indagine di completare 12 test cognitivi utili a sondare le capacita’ di memoria, ragionamento, attenzione, programmazione, ma anche esperienze e stili di vita. Il primo dato e’ che la reazione della Rete e’ stata “sorprendente”, dice Owan. “Ci aspettavamo poche centinaia di risposte, invece si sono mobilitate migliaia e migliaia di persone, anziani compresi, in ogni angolo del mondo e di ogni cultura e religione”. Analizzando le risposte e’ emerso che, quando viene esplorato un vasto range di funzioni cognitive, le differenze osservate possono essere spiegate solo attraverso almeno 3 distinte componenti: memoria a breve termine, capacita’ di ragionamento, abilita’ di parola. Sintetizzare tutto in un unico componente e’ impossibile, quindi un dato come il QI non avrebbe senso dal punto di vista scientifico. Utilizzando tecniche di risonanza magnetica funzionale, gli scienziati hanno anche cercato di collegare le diverse abilita’ cognitive con differenti circuiti cerebrali. Considerando il gran numero di persone coinvolte nell’indagine, infine, e’ stato possibile raccogliere una grande quantita’ di nuove informazioni su come l’eta’, il genere maschile o femminile, o la passione per i videogame possano influenzare le funzioni cerebrali. E’ risultato che “allenare regolarmente il cervello non sembra migliorare le performance cognitive, mentre l’invecchiamento ha un profondo effetto negativo sia sulla memoria che sulle capacita’ di ragionamento”, riporta Owen. “Un fatto interessante – aggiunge Hampshire – e’ che chi utilizza regolarmente videogiochi sul pc mostra performance significativamente migliori sia dal punto di vista della memoria a breve termine, sia sotto l’aspetto delle capacita’ verbali. Invece, le persone che soffrono spesso di ansia mostrano scarsi risultati soprattutto rispetto alla memoria a breve termine”. Dopo questi risultati, la ricerca continua. Il team ha lanciato infatti una nuova versione dei test. Per mettersi alla prova, cliccare su http://www.cambridgebrainsciences.com/theIQchallenge.