Tempeste di neve e vento colpiscono l’Islanda, coste settentrionali paralizzate dai “blizzards”

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Quella di ieri è stata una giornata da lupi in molte aree dell’Islanda, colpita da venti molto forti, che hanno assunto carattere di tempesta, e veri e propri “blizzards”, con drastiche riduzioni della visibilità orizzontale. Il crudo episodio di maltempo ha interessato le coste settentrionali dell’isola vulcanica, che per gran parte del giorno sono state spazzate da venti tempestosi, da N-NE e NE, che hanno superato punte di oltre 120-130 km/h sulle coste nord-occidentali. Le condizioni atmosferiche più avverse si sono manifestate soprattutto sulla regione dei fiordi occidentali del Vestfirðir e su quella del Norðurland vestra, particolarmente esposte alle tempeste di vento provenienti dal mar di Groenlandia, con fortissimi e freddi venti da N-NE e NE, che hanno registrato medie orarie di ben 90-100 km/h, con folate ad oltre i 120-130 km/h. Ma localmente anche più, specie nell’estrema punta nord-occidentale, nei pressi di Horn, che degrada sullo Stretto di Danimarca. Oltre alle tempeste di vento, che hanno sferzato con grande intensità lo Stretto di Danimarca (il tratto di mare che separa le coste islandesi dalla Groenlandia orientale), le forti correnti settentrionali, in discesa dal mar di Groenlandia, hanno anche addossato una consistente nuvolosità per “stau” (sbarramento orografico) sui rilievi del vicino retroterra settentrionale.

Lo “stau” cosi prodotto ha dato la stura a rovesci di neve che si sono concentrati sulle coste settentrionali, mentre le coste meridionali sono rimaste in “ombra pluviometrica”, sottovento ai forti venti settentrionali richiamati dal profondissimo minimo barico che si è allontanato sul nord Atlantico. A Bolungavik, piccola località nel nord-ovest dell’Islanda, nel pomeriggio di ieri i forti venti da NE si sono sensibilmente rinforzati, fino ad assumere carattere di tempesta, con una velocità media sostenuta del vento che alle 06:00 PM aveva già oltrepassato i 90 km/h, con raffiche fino a 110-120 km/h, mentre la temperature crollava a -4°C, accompagnando una fitta nevicata che si è resa orizzontale, determinando un drastico calo della visibilità orizzontale, scesa sotto i 500-400 metri. Venti molto forti e nevicate non hanno risparmiato neanche le altre località della costa settentrionale islandese e le aree montuose interne, dove si sono scatenati possenti “blizzards” che hanno ridotto a pochi metri la visibilità orizzontale, paralizzando le strada rese impraticabili dagli accumuli eolici.

Le fortissime raffiche dai quadranti settentrionali hanno anche generato il noto fenomeno dello “scaccianeve”, il quale ha contribuito alle forti riduzioni della visibilità orizzontale. Se le coste settentrionali sono state sferzate dalle tempeste di neve e vento, su quelle più meridionali e orientali, sottovento ed in “ombra pluviometrica” per merito della protezione offerta dalle grandi catene montuose islandesi che superano i 2000 metri di quota,  è andata decisamente meglio, anche se non sono mancate le nevicate fin sulle aree costiere e i forti venti settentrionali, alquanto rafficati, attivati subito dopo la traslazione del profondissimo minimo barico, sceso sui 942 hpa, verso levante. Nella capitale Reykjavik, dove abita circa il 40% della popolazione islandese, fra la prima mattinata ed il pomeriggio di ieri si sono verificate delle pioggia miste a neve che si sono trasformate in neve pura, a tratti anche intensa. In totale sono caduti 35.1 mm, in gran parte nevosi, che hanno lasciato al suolo un accumulo di 20 cm, nonostante il termometro non sia mai sceso sotto i -0.2°C. Da sottolineare come tra la mattinata ed il primo pomeriggio su Reykjavik la pressione barometrica ha fatto registrare un picco di ben 957.4 hpa, nel momento in cui il profondissimo minimo barico al suolo della “depressione-uragano” aveva abbordato le coste meridionali islandesi.

Ma il minimo barico più basso è stato registrato a Kirkjubaejarklaustur, località nel sud dell’isola, dove il barometro ha lambito un minimo assoluto di ben 953.7 hpa, uno dei valori più bassi di questo 2012 registrato in territorio islandese. Notevoli pure i 954 hpa di  Dalatangi e i 954.4 hpa di Vestmannaeyjar, sempre nel sud dell’Islanda. Come previsto la profonda “depressione-uragano” che ieri ha sferzato l’Islanda si è prodotta in seno ad una grande onda ciclonica risonante (saccatura), indotta da un indebolimento del ramo principale del “getto polare” in uscita dal nord degli Usa, che ha affondato le proprie radici in pieno oceano. La profonda saccatura, sprofondando verso sud, ha inasprito una intensa avvezione di vorticità positiva sul nord Atlantico, sopra un’area di forte “baroclinicità” in pieno Atlantico, la quale segnava il limite fra un esteso flusso di tiepide e miti correnti sud-occidentali, che dalle latitudini sub-tropicali oceaniche si muovevano verso le Isole Britanniche, e un blocco di aria molto fredda, d’estrazione artico marittima, che dal mare della Groenlandia si versava sullo Stretto di Danimarca e il tratto di oceano ad ovest dell’Islanda. Lungo la suddetta linea di demarcazione si è andata isolando una circolazione depressionaria piuttosto profonda, con un minimo barico al suolo sprofondato sotto i 942 hpa, che si è avvicinato alle coste meridionali islandesi, prima di muoversi verso est, a nord delle Far Oer.

Le bufere di neve sul nord dell'Islanda

La profondissima circolazione ciclonica, di tipo extratropicale, contrastando con la cellula anticiclonica di origine termica presente sopra il Plateau groenlandese, ha prodotto un potente “gradiente barico orizzontale”, che ha attivato furiose tempeste di vento da NE e N-NE, con raffiche che hanno oltrepassato picchi di oltre 130-140 km/h fra lo Stretto di Danimarca e le coste nord-occidentali islandesi. Sul bordo meridionale della circolazione ciclonica , il fitto “gradiente barico” ha innescato forti venti occidentali, generalmente fra SO, O-SO e Ovest, che hanno interessato gran parte dell’Atlantico settentrionale, fino alle isole Far Oer e le Shetland, rendendo un ampio tratto di oceano da grosso (forza 7) fino a localmente molto grosso (forza 8), con ondate alte fino a 7-8 metri. Sullo Stretto di Danimarca, l’area maggiormente colpita dalle bufere, i furiosi venti nord-orientali sono stati in grado di sollevare imponenti ondate di “mare vivo”, alte fino a 8-9 metri, con “Run-Up” fino a 10 metri in mare aperto, ad ovest delle coste islandesi. Nella giornata odierna la profonda circolazione depressionaria, pur indebolendosi, si è spostata verso est, passando a nord delle Far Oer, pilotando venti molto forti da SO e O-SO che stanno tuttora colpendo le coste settentrionali della Scozia, le isole Shetland e le Orcadi, dove le raffiche di vento lambiranno i 100 km/h nei punti meglio esposti.