Tracce di un antico tsunami nelle Isole Vergini Britanniche

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Credit: USGS

Le acque dell’Oceano Atlantico, a 140 chilometri a est-nord-est di Puerto Rico, hanno mostrato un evento singolare accaduto qualche secolo fa; uno tsunami, che dopo aver attraversato la barriera corallina e un’area subtidale (è la parte di piana di marea sotto il livello di bassa marea, perennemente sommersa e spesso confinante con il mare aperto), depositò uno strato di sabbia creando campi di ciottoli e massi. La maggior parte dei sedimenti si estendono a decine o centinaia di metri perpendicolari a 2 chlometri di costa dell’isola di Anegada, la più settentrionale delle Isole Vergini britanniche. Si suppone che l’onda raggiunse i 2,2-3,0 metri di altezza, portando inoltre con sè gusci di molluschi e granuli di calcare, che si estendono molte decine di metri verso sud da affioramenti calcarei. Poco dopo l’evento, lo stagno marino fu sostituito da stagni ipersalini che producono tappeti microbici ed evaporiti. L’onda modificò parte dell’orografia dell’area, e secondo le datazioni al radiocarbonio, lo tsunami si verificò dopo il 1650 e prima dell’insediamento umano avvenuto negli ultimi decenni del 1700. Gli effetti di tale evento hanno superato le distruzioni causate dal passaggio dell’uragano Donna nel 1960, probabilmente di categoria 3, a 15 chilometri a sud di Anegada, a seguito del quale fu messo in funzione un nuovo faro del tipo skeletal tower. I documenti hanno lo scopo di chiarire ulteriormente il potenziale rischio di terremoti e tsunami nella zona di subduzione sotto la placca caraibica. Può questa zona di subduzione, inclinata al di sotto delle Piccole Antille e Puerto Rico, generare terremoti di spinta, anche se non è riuscita a farlo negli ultimi decenni? Si tratta di terremoti che si scatenano quando due placche si muovono contemporaneamente, e che possiedono magnitudo potenziali sino alla 9.  Le risposte saranno approfondite nel tempo.

Credit: USGS