Costa Concordia, un anno fa la tragedia del Giglio: mare e relitto monitorati 24h su 24

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Compie un anno il coordinamento delle attivita’ di monitoraggio delle deformazioni del relitto della Costa Concordia affidato dal commissario delegato al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Universita’ di Firenze, che e’ Centro di Competenza del Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. In questa attivita’, svolta fin dai primi giorni dell’emergenza, il Dipartimento di Scienze della Terra si avvale della cooperazione di altri Centri di Competenza (CNR-IRPI) e altri enti di ricerca (EC-JRC-IPSC, Fondazione Prato Ricerche), che garantiscono il funzionamento di un sistema di monitoraggio strumentale attualmente costituito da due stazioni totali robotizzate, un interferometro radar ad apertura sintetica, uno scanner laser scanner tridimensionale, una telecamera ottica e una termica, un estensimetro ad ancoraggio sottomarino, tre stazioni sismiche a larga banda.
“L’insieme delle tecniche e delle reti di monitoraggio – spiega Nicola Casagli, impegnato insieme a Sandro Moretti, Riccardo Fanti e Filippo Catani – permette di misurare le deformazioni dell’intero scafo, in tempo reale e a larga banda, con precisione ed accuratezza dell’ordine del millimetro. Tutti i sistemi trasmettono i dati in tempo reale via radio o su rete internet, in modo da costituire un sistema di allertamento rapido a disposizione dell’Osservatorio Ambientale e delle altre strutture commissariali”. Il Dipartimento di Scienze della Terra ha garantito la sorveglianza continua 24 ore su 24, con emissione almeno quotidiana di bollettini di aggiornamento ad uso anche delle strutture di coordinamento delle operazioni di soccorso e recupero. “Dopo un anno – prosegue Casagli – e’ possibile sintetizzare i risultati del monitoraggio che ha avuto inizio alcuni giorni dopo il naufragio e, da gennaio ad aprile 2012, ha mostrato deformazioni intermittenti dello scafo, fino a massimi cumulati di oltre 1,5 m nella zona di poppa, con eventi di accelerazione legati a particolari condizioni meteomarine, durante i quali la velocita’ di deformazione ha superato anche 1 centimetro all’ora. Da aprile fino alla fine di ottobre 2012 il relitto ha mostrato una sostanziale stabilita’, anche in conseguenza del sensibile miglioramento delle condizioni meteorologiche, poi, a seguito della violenta mareggiata del 31 ottobre, ha subito nuove deformazioni – associabili ad uno schiacciamento dello scafo sugli scogli di appoggio – che si sono comunque esaurite il giorno dopo al termine dell’evento”. Dal mese di novembre ad oggi la Costa Concordia e’ ritornata in condizioni di sostanziale stabilita’ anche per effetto del completamento degli ancoraggi e degli altri interventi di stabilizzazione messi in opera dal consorzio incaricato delle operazioni di rimozione.

LE ACQUE DEL MARE SONO RIMASTE SEMPRE PULITE – Le acque dell’isola del Giglio ”sono e restano particolarmente pulite”. E’ questo il verdetto delle attivita’ di controllo svolte dall’Arpat – Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ad un anno dal naufragio della Costa Concordia. Nel periodo compreso fra gennaio e dicembre 2012 sono stati effettuati oltre 100 giorni di prelievo, per piu’ di 300 campioni, per un totale di oltre 13.500 determinazioni. La maggior parte delle misure sono state effettuate in due punti di campionamento intorno al relitto e in un punto presso la presa dell’impianto di dissalazione, utilizzato per la produzione di acqua potabile. Periodicamente sono stati effettuati campionamenti presso Cala Caldana a sud del punto del naufragio come valore di ‘bianco’. Alcuni prelievi sono stati effettuati all’interno del relitto, altri in profondita’ all’altezza degli squarci dello scafo. Complessivamente dall’insieme delle attivita’ di monitoraggio ambientale svolte da Arpat, si legge in un rapporto, si puo’ dire che ”l’impatto di questo evento, che avrebbe potuto essere potenzialmente catastrofico per l’ambiente, e’ stato invece fino ad oggi molto limitato, grazie a tutte le azioni di prevenzione messe in atto (ad esempio la rimozione del carburante), la continua attenzione degli organi di controlli preposti e l’impegno di tutte le aziende incaricate”.

A FINE MESE I DATI SULLO STATO DELL’ACQUA ALL’INTERNO DELLA NAVE – Il 27 gennaio si riunirà l’Osservatorio, che segue i lavori di rimozione della Costa Concordia, con i primi dati delle analisi decise un mesa fa sullo stato dei 230 mila metri cubi di acque racchiusi nel relitto della Concordia. I dati dovevano essere disponibili già oggi, ma, ha spiegato la presidente dell’Osservatorio Maria Sargentini, c’è un leggero ritardo. “Stiamo lavorando ad un piano di monitoraggio stretto – ha detto a Firenze la presidente dell’Osservatorio Maria Sargentini parlando con i giornalisti – per attivare tutte le misure di prevenzione durante le prossime fasi di rimozione. Dovremo essere in grado di prevenire ed eventualmente mitigare i possibili contatti di qualsiasi materiale inquinante con le acque circostanti durante il raddrizzamento della Concordia, che sia di natura organica o da idrocarburi o da metalli pesanti”.

LEGAMBIENTE: “TEMPI DI RECUPERO TROPPO LUNGHI” – Srotolando uno striscione lungo piu’ di 12 metri, con su scritto ”Costa DIScordia: via subito!”, gli attivisti di Legambiente hanno manifestato davanti alla Costa Concordia, all’Isola del Giglio, per protestare ”contro i continui ritardi” legati alla rimozione della nave naufragata un anno fa. Con lo striscione l’Associazione del Cigno vuole evidenziare anche ”i gravissimi rischi che corre l’ecosistema marino in caso di sversamento o inabissamento della nave”. ”A distanza di un anno dal naufragio all’Isola del Giglio – afferma Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – e di fronte a una tragedia umana di enormi proporzioni, assistiamo a una continua ed estenuante proroga della conclusione dei lavori previsti per la rimozione della nave. Sono sempre piu’ evidenti le difficolta’ nella realizzazione del progetto scelto e i rischi di disastro ambientale aumentano in modo esponenziale. Occorre innanzitutto prorogare lo stato d’emergenza e intervenire in modo efficace e risolutivo prima che sia troppo tardi, togliendo il relitto dai fondali del Giglio e trasportandolo al porto di Piombino, in quanto piu’ vicino, per il definitivo smaltimento”.