Epifania: aperto dalle 10 alle 16 l’acquario civico di Trieste, c’è anche un Boa trovato in strada

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Oggi e’ aperto dalle ore 10 alle 16 in via straordinaria in occasione della festa della Befana il Civico aquario di Trieste, che da alcuni giorni ha in bella mostra un ospite in piu’: il Boa conscrictor catturato lo scorso mese di novembre a Muggia, una cittadina della provincia a un pugno di km dalla Slovenia e dal capoluogo. “Il serpente, un classico Boa sudamericano – riepiloga parlando con l’Adnkronos il direttore dei Civici Musei Scientifici di Trieste, l’etologo Nicola Bressi – e’ stato catturato dai vigili del fuoco tra le case, in via XV Aprile”. Il serpente, lungo “appena” un metro e mezzo, dapprima e’ stato in cura da un veterinario, poiche’ era affetto da un inizio di polmonite, e poi e’ stato affidato all’Aquario dal Corpo forestale, che lo ha messo sotto sequestro e sta indagando per risalire al poco ospitale proprietario. Il Boa e’ un animale protetto, “ed e’ probabile – che passera’ tutta la vita da noi”, afferma Bressi. E’ infatti piuttosto difficile che il legittimo proprietario si faccia avanti, intanto perche’ puo’ averlo abbandonato intenzionalmente, causa crescita della bestiola. Oppure, ipotizza Bressi, il Boa potrebbe essere scappato. ma anche in questo caso, se il proprietario non e’ in regola con le norme che disciplinano il possesso di animali esotici protetti, e’ assai improbabile che si faccia avanti per incorrere in guai.
“Se la Forestale risale al padrone – conferma l’etologo – questi avrebbe sicuramente dei problemi, perlomeno per incauta custodia”. Il Boa trovato a Muggia e’ un giovane esemplare, “avra’ 2-3 anni – spiega l’esperto – e potrebbe vivere fino a 50 anni”. Non e’ la prima volta che da queste parti salta fuori un Boa. E’ il secondo, ricapitola Bressi, che ricorda il rinvenimento anni fa di un esemplare morto della lunghezza di circa 2 metri in un tombino nel rione di Roiano, a Trieste. “E’ sempre piu’ di moda – commenta il direttore dei Musei – tenere questi animali esotici in casa per stupire gli ospiti. Il tipico boss della malavita tiene animali feroci per intimorire, ma a volte anche persone normali allevano animali di questo genere. All’apparenza, pensano che esemplari come i Boa abbiano meno esigenze e possano essere adatti a essere allevati”. I serpenti non abbaiano e non miagolano per fare capire cio’ di cui hanno bisogno, se hanno fame o sete o se soffrono di qualcosa, e proprio qui sta la difficolta’ nell’allevarli, osserva l’esperto. I Boa vivono nel terrario e se lo si attrezza con termostato, luci e acqua, il serpente puo’ stare senza cibo anche per un mese, sempre che abbia ben mangiato prima. “Ma per capire davvero le loro esigenze – prosegue Bressi – bisogna essere esperti, perche’ non fanno bau per farsi intendere”.
Nel terrario dell’Aquario, al Boa danno da mangiare ratti e cosi’ sara’ fino a quando il serpente non comincera’ a superare i 2 metri e mezzo, eta’ nella quale sara’ nutrito con conigli, polli interi e animali del genere. “In natura – illustra l’etologo – il Boa mangia quello che capita: iguana, roditori, uccelli come i pappagalli, quello che riesce a stritolare. Nella giungla e’ sempre meno comune, in quanto viene catturato per finire in zoo e circhi oppure per farne borse, cinture e scarpe. Per tenerlo in casa – ribadisce Bressi – serve il Cites, un certificato internazionale rilasciato dalla Forestale che appunto certifica che l’animale e’ in regola con le norme di legge”. Per esempio, il Cites certifica che e’ nato in cattivita’ e che e’ allevato in modo corretto. Il Boa “adottato” dall’Aquario, ripete Bressi, “probabilmente restera’ con noi in via definitiva, anche perche’, anche se avessimo il denaro per riportarlo in Sudamerica, non sarebbe piu’ in grado di sopravvivere nella giungla”.