Frane alluvioni, gli esperti: “disastri ambientali dovuti all’assenza di prevenzione”

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“Il rischio di frane in Italia e’ il piu’ alto in Europa, e nel mondo secondo solo a Cina, Giappone e paesi del centro-sud America. I comuni a rischio di alluvioni e frane, nel nostro paese, sono ben oltre 5.500, il 70% del totale. Nonostante cio’, la cultura geologica in Italia e’ pressoche’ nulla”. Lo spiega Pierfederico De Pari, segretario del Consiglio Nazionale dei Geologi, aggiungendo che il ritardo nella prevenzione dei rischi geologici e’ “ormai cronico e puntualmente, ad ogni finanziaria i primi tagli vengono effettuati proprio sulla prevenzione dei rischi ambientali”. Il costo, spiega il segretario, e’ “evatissimo ed e’ destinato ad aumentare perche’, con il continuo e progressivo aumento dell’urbanizzazione, in modo non sempre attento agli equilibri idrogeologici del territorio, e la conseguente occupazione di territori sempre piu’ ampi per le attivita’ umane, sono sempre di piu’ le aree con beni esposte al rischio”. In Italia, negli ultimi 60 anni, ha proseguito De Pari, “abbiamo avuto in media 61 morti all’anno a causa di fenomeni repentini come esondazioni torrentizie, colate di fango o di detrito e frane”.

La superficie nazionale interessata da rischi idrogeologici legati a frane e alluvioni e’ pari ad oltre il 7% del totale, ovvero oltre 21.000 kmq. Ci sono regioni, si legge nel comunicato del Cng, come la Calabria, Umbria, Valle d’Aosta in cui il 100% dei comuni e’ a rischio, ed altre come la Lombardia, la Toscana e le Marche, in cui i comuni a rischio sono compresi tra il 98 ed il 99%. In Abruzzo, sono ben “258 le localita’ abitate instabili”, ha specificato Nicola Tullo, presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Abruzzo e “l’85% dei comuni Abruzzesi e’ a rischio frane, alluvioni ed erosioni”. In termini percentuali, “oltre il 12% del territorio regionale e’ interessato da dissesti”. Ma l’Italia e’ anche “uno dei paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la frequenza dei terremoti che hanno storicamente interessato il suo territorio e per l’intensita’ che alcuni di essi hanno raggiunto”, ha aggiunto.

La fragilita’ del territorio, che porta a frane, alluvioni e disastri e’ frutto anche di una mancanza di ”capacita’ di programmazione a lungo termine della classe politica. E visto che gli eventi naturali a volte si ripetono a distanza di decenni, gli amministratori non vi fanno caso perche’ il loro mandato di responsabilita’ e’ molto piu’ breve”. Lo ha detto il professor Maurizio Tira, ordinario di ingegneria ambientale all’Universita’ di Brescia, parlando durante il convegno ‘Pianificazione del territorio e difesa del suolo. Quarant’anni dopo il rapporto De Marchi’. Quindi ”e’ mancata la volonta’ politica di mettere risorse su questo argomento, si sono smantellati servizi come il Genio Civile e il genio Forestale che gia’ allora De Marchi chiedeva venissero mantenuti e rafforzati”.