Grande gelo sul Mediterraneo orientale: neve a Istanbul, Atene e persino Gerusalemme. Possibili fiocchi anche sui rilievi del Sinai

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L’aria molto fredda, di origini artiche, partita nei giorni scorsi dalle innevate terre della Lapponia e della Carelia, ha finalmente raggiunto la Turchia e il bacino orientale del mar Mediterraneo, riportando le prime nevicate fino a bassa quota sui rilievi dell’Asia minore, fra Siria, Libano e nord di Israele. L’irruzione gelida, in discesa dalle latitudini sub-polari, ha portato anche le prime suggestive nevicate del 2013 sulle più importanti capitali dell’est Europa, da Minsk a Vienna. Ma la neve ha imbiancato per bene pure Istanbul (sempre più affascinante sotto la neve) e persino i sobborghi collinari a nord di Atene, con coreografiche fioccate di pioggia mista a neve sulla città, accompagnate da una sostenuta ventilazione settentrionale (fino a 51 km/h). Proprio nella giornata di ieri il nucleo di aria molto fredda e pesante, isoterme fino a -8°C -10°C a 850 hpa (1300 metri), incuneandosi tra il bordo orientale del promontorio anticiclonico di blocco in azione sul Mediterraneo centro-occidentale e il ramo discendente (quello occidentale) dell’ampia saccatura artica scivolata fin sul mar di Levante e il nord dell’Egitto, si è catapultato sull’Europa orientale, fra Ucraina, Moldavia, Romania e Bulgaria, per raggiungere la Macedonia e l’area del Bosforo (dove è ubicata Istanbul), dove ha prodotto delle nevicate sparse sino alle zone costiere per l’umidificazione delle fredde correnti settentrionali sopra le più tiepide acque superficiali del mar Nero occidentale.

Da qui l’aria fredda si è buttata sopra le miti acque del mar Egeo, fra Grecia e Turchia, attraverso una sostenuta ventilazione tra N-NO e N-NE, che ha toccato i 60 km/h. Il transito delle fredde correnti settentrionali, le quali tendono a conservare le loro origini gelide dopo essere passate sopra estese aree continentali, sulle miti acque dell’Egeo, ha inasprito i forti contrasti termici che si sono determinati sopra la più calda superficie marina (forte “gradiente termico verticale”), favorendo l’innesco di una moderata attività convettiva (moti ascendenti della colonna d’aria) che ha accompagnato la formazione di diversi annuvolamenti cumuliformi (cumuli, cumulonembi) in grado di apportare precipitazioni sparse, spesso a sfogo di rovescio. Lo scoppio dell’instabilità convettiva e della nuvolosità cumuliforme viene spiegata dal fatto che a contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria gelida, sia di origini artiche o siberiane, si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, mentre in quota continua a mantenere le sue origini gelide. Si viene cosi a produrre il cosiddetto “Egeo Sea effect snow”, molto comune nell’area, particolarmente esposta alle sciabolate gelide di origine artico-continentale in scivolamento dalla Scandinavia o dall’Artico russo, che proprio nella giornata di ieri si è attivato, dando luogo a dei brevi rovesci di neve sparsi sulla Grecia orientale, con imbiancate fin sui sobborghi collinari a nord di Atene e spettacolari fioccate di neve bagnata sulla città. Fioccate che hanno saputo regalare dei paesaggi davvero suggestivi attorno la capitale greca.

Tanta neve sui monti libanesi

Dopo aver attraversato l’Egeo, l’aria molto fredda, coadiuvata dai sostenuti venti settentrionali in uscita dalle vallate della Macedonia, ha raggiunto il mar di Creta, virando bruscamente da NO verso O-NO (curvatura ciclonica) nel tratto a sud delle coste turche meridionali, aggirando da ovest l’ostacolo orografico eretto dall’altopiano Anatolico centrale, il quale, con la sua imponente mole, riesce a bloccare i flussi di origine artica provenienti da Nord. Ciò ha permesso all’aria fredda di poter penetrare pure negli strati più bassi, tramite una ventilazione più occidentale, fino al mar di Levante e ai paesi dell’Asia minore, dove si è registrato un drastico calo delle temperature, ma soprattutto della quota neve sui rilievi. L’aria fredda trasportata dai sostenuti venti occidentali, una volta aggirate le coste della Turchia, si è mossa sopra le più calde acque del mar di Levante, umidificandosi e riscaldandosi vistosamente nei bassi strati, acuendo sensibilmente il “gradiente termico verticale”. A causa dei forti contrasti termici si è determinato il conseguente sviluppo di estese bande nuvolose cumuliformi che tuttora stanno assicurato abbondanti precipitazioni fra Siria, Libano e Israele settentrionale. Precipitazioni esaltate ulteriormente dallo “stau” (sbarramento orografico) esercitato dai rilievi elevati di Siria, Libano, Israele e Palestina, i quali bloccano la nuvolosità e i nuclei precipitativi provenienti dal Mediterraneo orientale.

L’irruzione del blocco di aria fredda, dai quadranti occidentali, ha prodotto un drastico calo della quota neve tra Siria, Libano, Israele, arrivando a lambire persino le alture di Damasco, in Siria, e la città di Gerusalemme, fra Israele e Palestina. In queste ore viene segnalata neve moderata sulla città siriana di Homs, con soli +1°C, purtroppo nota alle cronache internazionali per i recenti massacri di civili ad opera delle truppe governative ancora fedeli al presidente siriano Assad. Niente di rilevante rispetto all’ultima ondata di freddo eccezionale, nel Gennaio 2008, quando nevico leggermente pure nel deserto, fra Palmyra e la famosa città di Petra, in Giordania, con appena 1-2 cm. Ma ancora più coreografica è la nevicata in atto sulla città Santa di Gerusalemme, a 750 metri di altezza, con appena +1°C +2°C. Fiocchi inizialmente bagnati, misti alla pioggia, che iniziano ad attecchire sui tetti dei palazzi, sui cipressi e nel grande cupolone, famoso in tutto il mondo. La neve dovrebbe lasciare un sottile accumulo anche per le strade e nei giardini della città Santa.

Ma tanta neve fresca sta imbiancando i rilievi del vicino retroterra e le alture del Golan settentrionale, dove a 1000 metri ci sono già più di 10-15 cm di neve, mentre a quote più alte si toccano anche i 30-40 cm sul confine libanese. Sul comprensorio del monte Hermon il manto nevoso avrebbe superato i 40-50 cm, rendendo molte le strade di montagna impraticabili fra Libano meridionale e stato di Israele. Nelle prossime ore non è esclusa nemmeno la possibilità di avere delle brevi nevicate, con delle spolverate di bianco, pure sui rilievi della penisola del Sinai, sotto i 1000 metri di altezza. Le coste settentrionali egiziane e il Sinai sono state raggiunte dal blocco di aria molto fredda in quota, che sta determinando molta instabilità (forte “gradiente termico”), con diffuse bande nuvolose cumuliformi (i classici serpentoni nuvolosi in aria molto fredda) in formazione fra il mar a sud-est di Creta e il tratto a sud della Turchia, pronte a spingersi verso le coste settentrionali egiziane e il Sinai, dando luogo a delle piogge e brevi rovesci, con occasionali grandinate e fioccate sui monti del Sinai. Parte dell’aria fredda sfonderà fin sull’entroterra desertico egiziano, con tesi venti da NO e O-NO che si muoveranno verso la parte settentrionale del mar Rosso. Qui i forti contrasti termici, fra l’aria fredda in quota che scorre sopra le calde acque superficiali del mar Rosso, potranno generare anche delle “Cellule temporalesche” che investiranno le coste egiziane del Sinai meridionale e quelle saudite più settentrionali. Gli effetti di questa avvezione fredda andranno a smaltirsi già da domani, allorquando, con lo spostamento verso levante della circolazione depressionaria in colmamento in quota, l’aria fredda tracimata sul mar di Levante si sposterà verso l’entroterra desertico siriano, la Turchia orientale, il nord-ovest dell’Iran e il nord dell’Iraq, apportando deboli nevicate fino a bassa quota.