La penisola Antartica occidentale è una delle regioni meridionali più soggette al riscaldamento globale. Gli scienziati hanno a lungo dibattuto le probabili cause di tale fenomeno, in particolare grazie alle recenti registrazioni strumentali ottenute sulla terraferma e a livello oceanico. Una ricerca guidata dalla Cardiff University e pubblicata su Nature Geoscience, utilizzando fossili microscopici di alghe marine risalenti a 12 mila anni fa, ha trovato che un forte riscaldamento ha interessato quest’area nel tardo Olocene. Alla base delle cause, ci sarebbe il fenomeno di El Nino, il surriscaldamento delle acque dell’oceano. “Il lavoro – sostiene il Dr Jennifer Pike, della facoltà di Scienze della Terra e del Mare – sta aiutando a capire il comportamento passato del foglio di ghiaccio della penisola antartica. Per ricostruire la quantità di ghiaccio migrata verso il mare negli ultimi 12.000 anni, oltre alle cause di tale fenomeno, gli scienziati hanno utilizzato il rapporto isotopico dell’ossigeno dei fossili. “Per questo progetto di ricerca – afferma Melanie Leng, del British Geological Survey e presidente di Geoscienze Isotope presso il Dipartimento di Geologia all’università di Leicester – la metodologia è stata sviluppata nel corso degli ultimi cinque anni, con l’obiettivo specifico di indagare le diverse quantità di fusione nelle regioni polari. E’ giusto dire che siamo pionieri mondiali in questa tecnica.”
I cambiamenti climatici della penisola antartica occidentale grazie a microscopici fossili


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