I geologi toscani soddisfatti per l’accordo tra Regione e ministero sul rischio idraulico

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Regione e Ministero dell’Ambiente hanno recentemente firmato un protocollo per la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico della Toscana. ”Certamente il protocollo d’intesa siglato dal presidente Rossi con il ministro Clini per un programma pilota di interventi per la mitigazione del rischio idraulico ed idrogeologico e’ un’iniziativa di grande spessore”, commenta Maria-Teresa Fagioli, presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana. ”Come geologi vigileremo affinche’ i contenuti e le professionalita’ che verranno individuati per riempire un cosi’ importante contenitore siano all’altezza della dichiarata innovativita’ – aggiunge Fagioli – La Toscana negli ultimi anni e’ stata soggetta, come si richiama nel protocollo, a disastri ed alluvioni che hanno provocato danni (stimati intorno al miliardo di euro) e vittime. Un impegno congiunto di Regione e Ministero Ambiente a cofinanziare per i prossimi tre anni l’individuazione di soluzioni innovative e tecnologiche per la mitigazione dei rischi naturali e’ certo il benvenuto”. ”Leggendo il protocollo, dalle contorsioni del burocratese stretto – commenta Fagioli – si puo’ intuire comunque che per la Toscana si conferma un ruolo di capofila e di banco prova in materia di prevenzione del rischio idrogeologico, con particolare accento a soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate. Molto bene”. La Toscana purtroppo, come il resto dell’Italia, non hanno finora fatto pero’ sempre eccezione alla filosofia dell’emergenza. Afferma ancora Fagioli: ”A fronte di norme ed impegni regionali indubbiamente virtuosi, le scelte improvvide (suicide) del passato, la mancanza di controlli sistematici sul territorio, la sottovalutazione delle dinamiche evolutive dell’ambiente fisico e dell’evoluzione meteo climatica hanno condotto ai disastri annunciati di Aulla, Isola d’Elba, Massa, giusto per limitarsi ai piu’ recenti”. La Regione Toscana ha imposto ”giustamente il divieto di edificazione nelle zone ad alto rischio idraulico, divieto peraltro, lamenta la Presidente, ricco di eccezioni non sempre e non tutte indispensabili e trasparenti”. Il protocollo, ”iniziativa comunque encomiabile in un panorama nazionale che vede vaste, numerose ed estese edificazioni nelle situazioni di piu’ alto rischio”, e’ solo un primo passo cui, ribadisce Maria-Teresa Fagioli, ”e’ necessario far seguire un ri-orientamento delle priorita’, un cambio di filosofia. Invece di fronteggiare l’emergenza a colpi di divieti, ci vuole il coraggio e la volonta’ di decidere in termini di sostenibilita’ del rischio. La Toscana ce la puo’ fare, e nel campo delle soluzioni innovative e tecnologiche le nostre capacita’, la nostra esperienza e la nostra inventiva potranno fare la differenza”. Si’ la prevenzione, ma si dimentica la ri-localizzazione. Per i nuovi interventi tutto e’ piu’ semplice, ma per gli insediamenti esistenti ”in siti inequivocabilmente sbagliati, basti pensare ad esempio alle decine di aree industriali nelle pertinenze di storica naturale espansione dell’Arno”, e’ si’ necessario mitigare il rischio, ma, sottolinea la presidente dei geologi toscani ”dove non e’ possibile ridurre il rischio a livelli accettabili, leggasi zero vittime, o dove il costo della messa in sicurezza esorbita il valore del bene da ‘salvare’, bisogna anche avere il coraggio di considerare l’opzione ri-localizzazione”. Occorre un diverso protocollo. Ma allora, quale potrebbe essere la corretta impostazione perche’ il protocollo appena siglato risulti realmente efficace? La risposta di Maria-Teresa Fagioli riporta ai complessi rapporti tra cittadini e istituzioni, tra sviluppo e conservazione, tra sicurezza e costi. ”Per ogni realizzazione di opere che impegnano durevolmente il territorio – ricorda la presidente dei geologi – l’attenzione deve essere alta, specie nelle Amministrazioni locali che sono quelle a piu’ diretto contatto con la realta’ fisica, ma anche quelle piu’ soggette a indebite pressioni economiche ed al letto di Procuste del patto di stabilita”’ ”Se gli amministratori pubblici non sono consapevoli, al di la’ del mero rispetto formale delle normative, che progettare o intervenire su un’opera ha come presupposto la verifica delle condizioni geologiche, idrogeologiche, sismiche ed idrauliche al contorno, se si dimentica di inserire non solo nell’organico di un Comune, perche’ costa, ma anche solo nella commissione edilizia, dove non costa nulla, la figura del geologo, vero specialista professionista delle dinamiche evolutive naturali del territorio, si ha ragione di sospettare che quegli amministratori intendono subordinare salute del territorio e sopravvivenza degli amministrati a scelte politiche ed economiche non trasparenti. Contro tali ahime’ non rari, sciocchi (per non dir peggio) orientamenti, soluzioni innovative e tecnologiche non possono fare molto”, sottolinea Fagioli. Il protocollo recentemente siglato da Regione e Ministero Ambiente, fa notare la presidente dei geologi toscani, a fronte di una definizione ampia del suo campo di applicazione, su un punto e’ invece ben stringente e definito: ”la composizione del comitato di indirizzo e monitoraggio e a chi spetti designarne i componenti. Non sono specificate, pero’, ne’ le professionalita’ ne’ le modalita’ di selezione di rappresentanti ed esperti”. ”Restiamo quindi in attesa – dice Fagioli – di verificare quali professionalita’ troveranno spazio nel comitato di indirizzo e monitoraggio previsto dal Protocollo, certi che Ministero e Regione sapranno dimostrare maggior saggezza e trasparenza di certi amministratori locali, anche in considerazione del fatto che l’iniziativa fara’ da collaudo ad una filiera metodologica e tecnica esportabile ad altre realta’ regionali, alcune forse piu’ problematiche, sia geologicamente che sociologicamente, di quella toscana”.