Il gelo si impadronisce del nord America: primi -43°C tra Ontario e Quèbec, nevicate da “lake effect” sul nord-est degli Stati Uniti

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Le nubi prodotte dal fenomeno del "lake effect"

Dopo un inizio inverno insolitamente mite le aree del Canada sud-orientale e del nord-est degli Stati Uniti in questi ultimi giorni hanno dovuto fare i conti con la prima intensa ondata di freddo d’inizio 2013, con forti nevicate da “lake effect” in diversi stati. Fra domenica 20 e lunedì 21 un intenso blocco di aria molto gelida dalle latitudini artiche canadesi è scivolato sulla regione dei Grandi Laghi, investendo in pieno il Middle-West e gli stati nord-orientali degli Stati Uniti, apportando intense nevicate, a sfogo di rovescio. Tutto merito del fenomeno del cosiddetto “lake effect” che si attiva non appena le masse d’aria gelide, di estrazione artica, dopo aver attraversato il Canada centro-orientale, si riversano sopra i grandi specchi lacustri presenti lungo il confine fra Stati Uniti e Canada. Questi presentano delle temperature superficiali abbastanza elevate anche nel cuore della stagione invernale. Nel momento in cui l’aria fredda di lontane origini polari transita sopra i grande specchi lacustri i forti contrasti termici che si determinano rafforzando il “gradiente termico verticale” (notevoli differenze termiche fra media e bassa troposfera), favorendo l’innesco di una forte attività convettiva (violenti moti ascendenti della colonna d’aria) che agevola la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi (cumuli, cumulonembi) in grado di apportare precipitazioni diffuse, che spesso assumono carattere di rovescio o temporale se i contrasti termici sono molto forti.

Lo scoppio dell’instabilità convettiva e della nuvolosità cumuliforme viene spiegata dal fatto che a contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria gelida si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, mentre in quota continua a mantenere le sue origini gelide. Ciò comporta una netta destabilizzazione al proprio interno, determinando la rapida formazione delle nubi cumuliformi (cumulonembi) che vengono spinte dai venti dominanti verso le rispettive aree costiere, dove danno la stura a persistenti precipitazioni, che possono assumere carattere di rovescio o temporale sulle zone costiere sopravento. In questo caso le abbondanti nevicate, che hanno bersagliato soprattutto lo stato di New York, sono state ulteriormente enfatizzate dalle importanti anomalie termiche positive delle acque superficiali dei laghi nord-americani, più caldi del normale di almeno +3°C +4°C rispetto alle medie del periodo. Tali anomalie termiche positive sono causate dal fatto che il 2012 è stato l’anno più caldo mai registrato su gran parte della regione dei Grandi Laghi.

Il "lake effect" snow ripreso da una immagine del satellite (credit NASA)

Secondo il NOAA Great Lakes Environmental Research Laboratory (GLERL), le temperature dell’acqua del lago Ontario è attualmente di circa +3°C sopra la media. Sui laghi Superiore, Michigan e Huron  il range è di +2°C +3°C più caldo rispetto alla media. Diverso è il discorso del Lago Erie, ove l’anomalia positiva attestata è di soli +0.2°C al di sopra della media. In questa situazione i Grandi Laghi presentano un grande potenziale per il fenomeno del “lake effect”, che in questi giorni si è presentano molto intenso, riuscendo a dare la stura a forti nevicate o ad autentici temporali di neve, capaci di scaricare in poche ore fino a 30-40 cm di neve fresca fra la parte più occidentale dello stato di New York e parte dell’Ohio. Non è un caso se le località più nevose sono risultate quelle dello stato di New York, dove localmente sono caduti oltre 40 cm di neve fresca nel settore più occidentale. Oltre 38 cm di neve fresca si sono accumulati a Fulton, mentre almeno 36.5 cm sono stati segnalati a Phoenix, sempre nello stato di New York. Non sono da meno i 32 cm di Bennetts Bridge o i quasi 25 cm di Lacona. Certo, si tratta di eventi normalissimi per Gennaio, ma rappresentano anche il preludio per l’apertura di un periodo particolarmente freddo e nevoso per le aree del Middle-West, in particolare la regione dei Grandi Laghi.

Proprio quest’ultima, nei prossimi giorni e durante le prossime settimane, viste le notevoli anomalie positive dei Grandi Laghi, potrebbe essere interessata da intensi episodi di “lake effect”, con bufere di neve e “blizzards” fra Canada meridionale e nord-est degli States. Insomma, dopo uno degli inverni più caldi di sempre come quello del 2012, la regione dei Grandi Laghi rischia di fare i conti con una fase invernale piuttosto cruda, come non si vedeva da qualche anno. Nel frattempo più a nord, in pieno territorio canadese, si iniziano a sentire gli effetti dell’azione invasiva del “lobo” canadese del vortice polare, in merito al “Major Stratwarming” (possente riscaldamento stratosferico) che ha da poco interessato l’Artico. Il possente vortice canadese, mentre in Atlantico provvede al rinvigorimento del flusso zonale, sul Canada favorisce la discesa di vari blocchi di aria piuttosto gelida, che dall’arcipelago artico canadese si versano sopra il Canada centro-orientale, provocando un brusco raffreddamento, favorito pure dal notevole effetto “Albedo” indotto dai suoli ben innevati e ghiacciati.

(Credit NOAA)

Nella mattinata di ieri, lungo il confine fra gli stati canadesi del Quèbec e l’Ontario, a Rouyn è stata registrata una temperatura minima di ben -43°C. Ma nei prossimi giorni cifre sotto il muro dei -35°C -40°C si toccheranno in varie località canadesi. Il forte calo termico comincia ad estendersi anche nel nord degli States, dove i -30°C sono stati già valicati da diverse stazioni. Il gelo più intenso si sta riscontrando proprio lungo le Montagne Rocciose, fra gli stati del Montana, il north Dakota e l’Idaho. La temperatura più bassa riscontrata è quella della stazione Estcourt, scesa sotto i -37°C nella mattinata di ieri. Ma tra i valori più estremi, ancora una volta, troviamo quello del monte Washington, nel New Hampshire, dove la temperatura è scesa a -37.0°C. Questi -37.0°C sono stati misurati in presenza di un fortissimo vento a 111 km/h, un mix davvero micidiale che ha portato ad un “Wind Chill” (temperatura percepita) di ben -65.0°C. Al mondo solo in Antartide e nel Plateau della Groenlandia si può fare di meglio.