L’affascinante macchina di Anticitera, il più antico calcolatore meccanico ritrovato su un relitto in fondo al mare

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Credit: Museo archeologico nazionale di Atene

La macchina di Anticitera fu ritrovata in fondo al mare a bordo di una nave greca, e rappresenta il più antico calcolatore meccanico conosciuto, talvolta noto come il primo computer analogico della storia dell’uomo. Si tratta di un sofisticato planetario databile al 150-100 a.C, mosso da ruote dentate, che serviva per calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei cinque pianeti allora conosciuti, gli equinozi, i mesi, i giorni della settimana e – secondo un recente studio pubblicato su Nature – le date dei giochi olimpici. La sua apparennte complessità non ha permesso agli scienziati di comprenderne appieno tutte le funzioni, tanto che i dubbi sulla sua origine e sul suo funzionamento, cominciarono ad essere risolti soltanto mezzo secolo dopo il suo ritrovamento. Di dimensioni simili ad un grande libro, trae il nome dall’isola greca di Anticitera (Cerigotto), presso cui è stata rinvenuta nel 1900, grazie alla segnalazione di un gruppo di pescatori, i quali persa la rotta a causa di una tempesta, furono costretti a rifugiarsi sull’isoletta rocciosa. Il relitto contenente questo strumento di precisione, risalente all’87 a.C. e adibito al trasporto di statue di bronzo, giaceva a 43 metri di profondità. Il meccanismo, dotato di una serie di ruote dentate, fu costruito interamente in bronzo e originariamente montato in una cornice in legno. Era ricoperto da oltre 2.000 caratteri di scrittura, dei quali circa il 95% è stato decifrato. Alcuni ricercatori sostennero che il meccanismo fosse troppo complesso per appartenere al relitto ed alcuni esperti ribatterono che i resti del meccanismo potevano essere fatti risalire ad un planetario o ad un astrolabio. La questione rimase irrisolta per lungo tempo, sinno a quando nel 1951, il professor Price riuscì a comprenderne il funzionamento originario. Le ruote dentate riproducevano un rapporto di 254:19, necessario a ricostruire le 254 rivoluzioni siderali ogni 19 anni solari. Contrariamente alle apparenze, nell’antica Grecia era presente una tradizione di altissima tecnologia, che permise la costruzione di tali ingranaggi.

Relitto sul fondo del mare

Tra le varie ipotesi, c’è quella che il dispositivo fu costruito in un’accademia fondata dal filosofo Posidonio sull’isola greca di Rodi, che a quel tempo era conosciuto come un centro di astronomia e ingegneria meccanica; questa ipotesi suggerisce inoltre che il meccanismo potrebbe essere stato progettato dall’astronomo Ipparco , in quanto contenente un meccanismo che utilizza proprio la sua la teoria del moto lunare. Tuttavia, i recenti risultati ottenuti da un progetto di ricerca, suggeriscono una connessione con Archimede. Non è ancora chiaro come il congegno potesse trovarsi su quella nave, ma alcunni studi suggeriscono che fu portato a Roma con altri tesori saccheggiati sull’isola, a sostegno di una parata trionfale di Giulio Cesare. La sua precisione è realmente notevole in relazione alle sue origini, e potrebbe essere paragonabile a quella degli orologi astronomici del XIV secolo. I denti degli ingranaggi formano un triangolo equilatero con un passo medio circolare di 1,6 mm e uno spessore medio di 1,4 mm. Furono naturalmente realizzati utilizzando utensili a mano, evidenza confermata dal fatto che non tutti appaiono divisi in modo uniforme. Grazie ai progressi nel campo dell’imaging e della tecnologia, è ora possibile conoscere il numero esatto di denti e le dimensioni degli ingranaggi all’interno dei frammenti ritrovati. Questo ha permesso la risoluzione di molti misteri che ancora avvolgono lo strumento. L’incognita principale, allo stato attuale, riguarda la presenza e la natura di eventuali indicatori del nostro pianeta. La macchina di Anticitera è conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene e conserva il fascino e i misteri di una parte della storia dell’uomo.

La macchina di Anticitera al Museo Archeologico di Atene

 Bibliografia: Wikipedia.org