L’asteroide Apophis alla minima distanza dalla Terra: tra qualche ora la diretta streaming del transito

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Simulazione di un asteroide Near Earth

L’asteroide 99942 Apophis sta transitando nel suo punto più vicino alla Terra. In realtà la distanza di questa roccia spaziale di 270 metri di grandezza è di circa 15 milioni di chilometri dal nostro pianeta, ma a causa dei prossimi passaggi ravvicinati del 2029 e del 2036, l’attenzione degli astronomi è massima. Nel Dicembre 2004 Apophis occupò i titoli di prima pagina di molti giornali, dal momento che si pensava che potesse rappresentare una seria minaccia d’impatto. Dopo 6 mesi, gli astronomi avevano maturato sufficienti dati per calcolare la sua orbita, e la probabilità di collisione fu dichiarata alta, a tal punto che la NASA pubblicò un comunicato stampa per spronare gli astronomi di tutto il mondo a riprendere sempre più immagini e dati della roccia spaziale. Prima del giorno di Natale del 2004, si pensava che Apophis avesse 1 probabilità su 45 di impattare sulla Terra il 13 Aprile 2029. Il 27 Dicembre, osservando le immagini precedenti, gli astronomi ne ritrovarono una del mese di Marzo passata inosservata, migliorando significativamente il calcolo orbitale e le probabilità di impatto. Ad oggi sappiamo che l’asteroide nel 2029 non ci colpirà, ma esistono anccora delle remote possibilità per il 2036, data del secondo passaggio ravvicinatissimo. Secondo gli astronomi della NASA non vi è alcun motivo di allarme, ma Apophis resta nell’elenco degli asteroidi potenzialmente pericolosi raccolti dal Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale.

La fascia principale dove risiedono la maggior parte degli asteroidi

Sebbene la maggior parte degli asteroidi si trovi nella grande fascia tra Marte e Giove, Apophis appartiene ad un gruppo conosciuto come la famiglia degli asteroidi Aten, caratterizzati da un’orbita con semiasse maggiore inferiore ad un’unità astronomica. Questo tipo di asteroidi passa la maggior parte del tempo all’interno dell’orbita della Terra, interponendosi tra il nostro pianeta ed il Sole. Tuttavia, sebbene il semiasse maggiore degli asteroidi Aten sia minore di una unità astronomica, quasi tutti i corpi di questo tipo conosciuti hanno un afelio situato al di là dell’orbita terrestre, ad una distanza dal Sole maggiore di 1 UA. Gli asteroidi Aten caratterizzati da un’orbita interamente compresa entro quella della Terra sono più propriamente noti come asteroidi Apohele, e costituiscono a tutti gli effetti una sottoclasse degli asteroidi Aten. Ciò li rende particolarmente pericolosi perché passano la maggior parte della loro orbita vicino al sole, il cui travolgente bagliore li nasconde anche ai più grandi telescopi della Terra.

Credit: Nature

Una delle grandi incognite è rappresentata dall’effetto Yarkovsky, un fenomeno scoperto da un ingegnere russo del XX secolo. La superficie illuminata degli asteroidi (giorno) viene riscaldata dal Sole e si raffredda nella fase di non esposizione ai raggi solari (notte). A causa di questo fenomeno gli asteroidi tendono ad emettere una maggiore quantità di calore dalla zona superficiale che si trova a “pomeriggio”. Praticamente la parte più calda dell’oggetto cosmico irradia maggiore energia rispetto alla parte più fredda. Su un corpo sufficientemente piccolo tale spinta ha direzione opposta a quella dell’emissione termica e provoca una leggera accelerazione che finora non si era mai riusciti a misurare. La quantità di forza rilasciata è incredibilmente piccola, soprattutto considerando la massa complessiva degli asteroidi, ma nei 12 anni di osservazioni condotte su Golevka, la piccola forza osservata ha causato una deviazione di 15 chilometri. Applicando la stessa forza per decine di milioni di anni l’effetto sull’orbita dell’asteroide è immenso. La domanda che ci si pone, quindi è se, nel corso del tempo, l’effetto Yarkovsky sta fornendo un’accelerazione ad Apophis, alterando le stime per i futuri contatti. Il 9 Gennaio quindi, data del passaggio dell’asteroide, la NASA sarà alla ricerca di indizi attraverso le antenne di Goldstone, ubicate nel deserto del Mojave. Ma non solo: sarà puntato sull’asteroide anche il grande radiotelescopio di Arecibo, in Puerto Rico, che scandaglierà la roccia che transiterà a 14,5 milioni di chilometri dalla Terra. L’idea è quella di ridurre le incertezze orbitali, al fine di poter escludere eventuali impatti con largo anticipo.

Credit: NASA

Il passaggio del 13 Aprile 2029 sarà ben altra cosa. Apophis scivolerà a soli 30 mila Km dalla Terra, ossia a meno di un decimo dalla distanza che ci separa dalla Luna. Apparirà come un moderato oggetto luminoso di magnitudine 3,3 (visibie quindi anche ad occhio nudo), e sarà seguito con un’attenzione ancor maggiore rispetto al passaggio odierno. Finalmente, gli astronomi determineranno l’esatta posizione in merito al passaggio del 2036, fornendo un quadro definitivo della sua orbita. Se Apophis in quella data dovesse transitare nel noto “buco della serratura”, come viene definito dagli astronomi, sarà in rotta di collisione con la Terra. Si tratta di un’area ben precisa di 600 metri di larghezza entro la quale un eventuale passaggio sarebbe sinonimo di impatto.  Ma di tempo sino ad allora ce n’è tanto.

Grazie alla collaborazione con l’astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope, osserveremo tra poco più di 14 ore l’asteroide in diretta streaming.