Manifesto dei geologi italiani per la messa in sicurezza del nostro territorio

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In occasione delle prossime elezioni politiche il Consiglio Nazionale dei Geologi, a nome di tutta la comunità geologica italiana, vuole verificare la presenza e la condivisone nei programmi elettorali del grande tema riguardante il buon governo del territorio. La crisi economica non può e non deve diventare l’alibi per non affrontare un problema che non è più rimandabile e che si ripresenta, ormai con cadenza insopportabile, in ogni parte d’Italia. Dobbiamo infatti ricordare che la gestione del territorio non è un costo ma un volano per l’economia oltre che indicativo del grado di civiltà di una nazione. Nel secolo XXI la geologia può, e deve, essere chiamata a mettere a disposizione quei contributi che la stessa società chiede in relazione ad una visione organica ed integrata del territorio e della sua gestione. Ciò significa partire dalla conoscenza della realtà come oggi si presenta ma con la consapevolezza dell’evoluzione alla quale essa è naturalmente soggetta e relazionarla, in modo integrato, ai grandi problemi che direttamente o indirettamente coinvolgono tutta la società italiana: reperimento, sfruttamento e corretta gestione delle risorse naturali, dall’acqua alle altre materie prime, alle fonti di energia, alla pianificazione, alla conoscenza delle pericolosità e dei rischi ed alla conseguente programmazione di tutte quelle azioni necessarie ed indispensabili affinché tutto il territorio sia sicuro. Vivere infatti in un territorio sicuro è un diritto fondamentale di tutti i cittadini.  Ciononostante negli ultimi anni abbiamo assistito, praticamente impotenti, al ripetersi di grandi sciagure con danni materiali e morti che rimangono all’attenzione della pubblica opinione giusto lo spazio di un mattino per fare analisi superficiali o per prendere impegni disattesi però dal giorno dopo.

Carta geologica d'Italia

L’esperienza indica che le aree ad elevata criticità idrogeologica sono il 10% della superficie italiana e coinvolgono l’89% dei comuni mentre le persone esposte ad un elevato rischio idrogeologico sono almeno 6 milioni e gli edifici a rischio sono circa 1,2 milioni. Le aree ad elevato rischio sismico sono ben oltre il 50% del territorio nazionale e interessano il 36% dei comuni; le persone esposte ad un elevato rischio sismico sono 22 milioni e gli edifici a rischio sono 5,5 milioni, fra i quali ovviamente scuole ed ospedali. Per questo motivo i geologi ritengono urgente dare concreta attuazione ad un ampio ed organico programma di prevenzione volto alla messa in sicurezza del nostro territorio nei confronti dei fenomeni naturali calamitosi. Occorre perciò che il nuovo Governo abbia davvero a cuore la vera emergenza del Paese che è quella di ridurre le aree a elevato rischio idrogeologico–idraulico come di dare pratica attuazione, con intelligente scala di priorità, alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio ai fini sismici. Così noi auspichiamo che tutte le componenti della società, dalle istituzioni alla politica, al mondo della ricerca e delle categorie imprenditoriali e professionali, abbandonando definitivamente i particolarismi e gli ostracismi, collaborino attivamente alla stesura di un vero e serio programma di prevenzione che, partendo dalla conoscenza delle problematiche, del quadro territoriale coinvolto e dai mutamenti climatici in atto, possa dare ai cittadini la certezza che i fenomeni naturali possono essere gestiti e non continuamente subiti. Per tale motivo i Geologi italiani chiedono agli schieramenti politici l’impegno di assumere in tempi rapidi decisioni efficaci sui processi di riforma delle politiche di prevenzione ancora scarsamente applicate e assolutamente carenti di risorse economiche. Consapevoli del loro ruolo, anche se talora sottovalutato dalle stesse istituzioni, i Geologi italiani ritengono che la corretta gestione e la messa in sicurezza del territorio non possa prescindere dall’affrontare alcuni aspetti fondamentali.

In particolare essi richiamano l’attenzione sui seguenti punti:

  • La prevenzione del rischio sismico e idrogeologico deve essere messa fra i primi temi di intervento del prossimo Governo nazionale. Serve un programma di azioni concrete, supportato da risorse immediatamente spendibili, in modo da creare investimenti duraturi che determinino risparmi di vite umane e sicurezza permanente piuttosto che rincorrere interventi post-evento, molto più costosi e spesso di limitata efficacia.

Esso deve essere basato sulla reale conoscenza delle Pericolosità sintetizzate tramite mappe rigorose e complete, in grado di evidenziare le aree a criticità decrescente in relazione alla possibilità del manifestarsi di fenomeni naturali calamitosi. Tale conoscenza, così scarsa in generale, laddove è già stata affrontata deve essere aggiornata alla luce delle variazioni climatiche e degli interventi antropici. Tali strumenti cartografici, che i geologi ritengono debbano essere dinamici e non statici, nel senso che vanno periodicamente aggiornati, devono trovare immediato riscontro negli strumenti urbanistici comunali affinché sia possibile consentire di pianificare correttamente lo sviluppo futuro del territorio.

  • In ragione delle Pericolosità e del Rischio occorre definire validi Piani organici di Intervento che permettano di individuare le priorità da affrontare ma anche il reperimento delle risorse economiche necessarie per gli interventi di messa in sicurezza.
  • L’eccessiva frammentazione delle competenze, attualmente imbrigliata in una infinità di enti, che peraltro spesso si ostacolano fra di loro, è fonte di incertezze tra chi deve intervenire e fin dove intervenire, creando continui alibi e continui rinvii, inaccettabili per un Paese progredito come il nostro. Tali sovrapposizioni devono essere riviste, anche attraverso l’accorpamento di alcuni enti.
  • Lo Stato, pur nel rispetto delle autonomie locali, in tema di governo del territorio deve assumere un ruolo più forte ed incisivo affinché metodi e strategie locali non differiscano da regione a regione rendendo complicato l’approccio e spesso inutile l’intervento. Tale coordinamento non può prescindere dall’istituire una vera e propria direzione scientifica che renda omogeneo il lavoro a livello locale in qualsiasi regione del Paese.
  • Devono essere definiti tempi certi per la realizzazione delle opere strategiche di mitigazione del rischio. In molti casi il tempo che passa dal momento in cui si è deciso di intervenire alla chiusura dei lavori è troppo lungo, con una eccessiva esposizione al rischio della popolazione e dei beni. In questo senso sarebbe auspicabile che l’approvazione di queste opere sia soggetta ad un’autorità regionale che contingenti i tempi e gli iter burocratici.
  • Serve il riconoscimento responsabile di una impostazione etica del problema, per cui la messa in sicurezza del territorio, in quanto strategica, ha bisogno di essere agevolata e favorita in tutti i modi. Ad esempio istituendo un’autorità regionale per l’approvazione delle opere strategiche che sia in grado di contingentare i tempi degli iter burocratici e ancora, riconoscendo ai privati che adeguano i propri edifici – riducendo il rischio idrogeologico o mettendo in atto un appropriato adeguamento sismico – la possibilità di godere di benefici fiscali, quali per esempio la detrazione degli oneri di indagine, progettazione e realizzazione delle opere di adeguamento, alla stregua del fotovoltaico o del solare termico. Analogamente si può dire dell’IVA, che potrebbe essere ridotta o annullata, liberando risorse che possono essere investite in altre opere di messa in sicurezza.
  • Devono essere contrastate pesantemente le azioni di enti locali, operatori economici, singoli cittadini che non rispettano le condizioni di pericolosità geologica definite negli strumenti urbanistici. Non deve più essere possibile attuare con soldi pubblici interventi di messa in sicurezza per edifici privati costruiti in zone classificate a rischio.

Gli edifici costruiti in zone classificate a rischio elevato che non possono essere messi in sicurezza devono essere demoliti.

  • Ogni edificio dovrà essere dotato di un Libretto del Fabbricato in cui sia riportata non solo la storia strutturale del manufatto, ma anche le caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, sismiche e geotecniche  dell’area su cui esso insiste.
  • Data la dipendenza energetica dell’Italia è necessario attuare una nuova politica energetica. Un’attenzione speciale deve essere dedicata alla energia geotermica  a bassa entalpia per il riscaldamento degli edifici, che viene utilizzata con successo in molti paesi europei (Svezia, Austria, Svizzera, Germania, Danimarca e purtroppo in misura minoritaria anche in Italia), Stati Uniti e Giappone, fornendo un notevole risparmio energetico, grazie al notevole sviluppo delle pompe di calore geotermiche. Si propone, pertanto, che il Governo, per quanto riguarda l’energia geotermica a bassa entalpia, si faccia parte diligente per la promozione di una legislazione adeguata e aiuti finanziari (borse di studio o prestiti) per lo sviluppo della geotermia.
  • La legge mineraria attuale è obsoleta per la realtà di oggi. E’ necessario sviluppare una nuova legge mineraria al fine di affrontare lo studio e la soluzione delle nuove sfide della nostra industria mineraria (rocce ornamentali, prodotti di cava, ghiaia e aggregati, cattura e stoccaggio di CO2, ecc.). Oggi abbiamo tante leggi su cave e miniere quante sono le Regioni. I geologi che vedono il limite delle tante diversità locali ritengono che lo Stato, anche in questo caso, debba svolgere un ruolo di indirizzo e coordinamento che tenga conto dei superiori interessi generali del Paese e non semplicemente di quelli locali.

Allo stesso modo riteniamo sia il momento di rivedere la legge urbanistica nazionale che risale al 1942, per sostituirla con una legge sul Governo del Territorio che, trattando preventivamente tutte le pericolosità geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, sismiche fino all’equilibrio costiero, disegni la cornice entro la quale tutte le Regioni debbano muoversi senza alcuna eccezione.

  • Chiediamo, inoltre, che sia rafforzata la presenza delle materie geologiche nei programmi delle Scuole superiori per una maggiore diffusione della cultura geologica. Nel nostro Paese le Scienze Geologiche hanno un ruolo del tutto marginale nella già scarna offerta formativa scientifica dei programmi scolastici ministeriali. Le Scienze Geologiche trovano, infatti, poco spazio nell’insegnamento della Scuola secondaria di primo grado e nei curricula quinquennali della Scuola secondaria di secondo grado. Le discipline geologiche viceversa sono fondamentali per la formazione culturale e sociale di ogni Cittadino che, senza nozioni di Geologia, è incapace di percepire i problemi geologici e di inquadrarli nelle loro corrette dimensioni spaziali e temporali. Gli eventi calamitosi, seppur frequenti nel nostro Paese, non vengono percepiti da chi dovrebbe cercare di prevenirli o di contenerli, soprattutto perché l’opinione pubblica, largamente priva delle più elementari cognizioni di Geologia, non richiede con forza adeguate misure di prevenzione, se non a seguito degli eventi più catastrofici. Spesso si perdono vite umane, beni ed attività economiche per comportamenti non corretti, determinati dalla totale assenza di conoscenze sui processi geologici naturali. Solo la diffusione di un’adeguata cultura scientifica nel settore delle Scienze Geologiche potrà consentire al Cittadino di mettere in atto misure di autoprotezione e prevenzione efficaci.
  • Infine, chiediamo di porre l’attenzione alle professionalità presenti nella pubblica amministrazione ai vari livelli dove la geologia è davvero scarsamente rappresentata. Non si tratta ovviamente di una mera richiesta di posti di lavoro ma della consapevolezza che le grandi calamità naturali e la stessa evoluzione del nostro territorio non possono essere efficacemente e validamente  affrontati senza conoscere i principi fondamentali della geologia.