Quella appena trascorsa è stata una settimana abbastanza turbolenta, dal clima marcatamente invernale, con piogge, rovesci, temporali, grandinate e il ritorno della neve a bassa quota sul centro-sud, mentre al nord la “dama bianca” è riuscita a spingersi fino al piano fra la bassa Lombardia e gran parte dell’Emilia e della Romagna, con discrete imbiancate da Piacenza fino al litorale riminese. Tutto merito di una profonda circolazione depressionaria che per più giorni ha stazionato sopra le regioni centro-settentrionali, riuscendo a convogliare vari impulsi di aria molto fredda, in sfondamento sia dalla porta del Rodano (maestrale) che da quella del golfo di Trieste (bora). Tale alimentazione fredda, oltre ad approfondire la ciclogenesi italica, scesa fino a 990 hpa, ha prodotto molta instabilità su gran parte delle nostre regioni, causa il notevole inasprimento del “gradiente termico verticale” e la presenza nei bassi strati di una attiva frontogenesi, che ha relegato una estesa occlusione sulle regioni settentrionali, dove si sono realizzate le nevicate fino al piano. Il fronte freddo, con l’annessa attività convettiva (frutto dei forti contrasti termici e della intensa curvatura ciclonica delle correnti), si è mantenuto fra la Sardegna e le regioni del medio-basso Tirreno, dove si sono sviluppati diversi temporali che hanno apportato rovesci di neve e gragnola fino a quote collinari fra Toscana, Lazio, Umbria e Campania, a quote un po’ più alte su Calabria, Basilicata e Sicilia settentrionale, con episodi di forte maltempo nell’area del cosentino, enfatizzati dall’azione orografica locale all’umido flusso occidentale proveniente dal basso Tirreno.
Ma nevicate fino a quote basso collinari hanno investito pure il versante adriatico, con accumuli, localmente anche abbondanti, fra le aree montuose più interne di Marche, Abruzzo e Molise. La neve è tornata ad ammantare di bianco gran parte della dorsale appenninica, dall’Emilia alla Calabria, ricoprendo boschi e campagne, dopo un prolungato periodo di assenza. Eppure nei prossimi giorni di neve ne potrebbe cadere tanta sui rilievi dell’Appennino settentrionale, tra Liguria, Emilia e Toscana, come sulle Alpi, visto l’apertura dell’umido flusso perturbato oceanico, pronto a spingere verso il Mediterraneo centro-occidentale e l’Italia una serie di sistemi frontali, in un letto di correnti mediamente sud-occidentali, decisamente più miti e umide, pronte a far innalzare la quota delle zero termico sulle regioni meridionali e centrali. Anche sulle regioni settentrionali, in particolare sul comparto più orientale di queste, fra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Romagna, la risalita delle umide e più tiepide correnti dai quadranti meridionali, in entrata dall’alto Adriatico, farà risalire le temperature, pronte a portarsi su valori decisamente più positivi.
Discorso diverso per le regioni di nord-ovest, Piemonte e Lombardia, e per l’Emilia, dove grazie allo scivolamento dell’aria fredda nei bassi strati (ma anche al forte irraggiamento notturno) si è isolato un “cuscino di aria fredda” (“lake cold”), piuttosto pesante e duro da scalfire, pronto a mettere le basi per nuove e più organizzate nevicate sulla pianura Padana occidentale, non appena un flusso di aria mite e umide scorrerà in quota sopra questo strato di aria decisamente fredda e pesante, ben conservato sul Catino Padano. Già dalle prossime ore, lo scorrimento di aria molto più mite e umida, proveniente dai quadranti meridionali, sopra il “cuscino di aria fredda” appena insediato sulla pianura Padana occidentale, produrrà lo sviluppo di una estesa nuvolosità medio-bassa, pronta a dare la stura a precipitazioni sparse che assumeranno prevalente carattere nevoso fin sulle pianure del Piemonte, Emilia centro-occidentale e ovest della Lombardia, almeno nella fase iniziale, quando le temperature al suolo si manterranno attorno gli 0°C o anche poco sotto. I fiocchi di neve si vedranno su diverse città del Piemonte e della Lombardia, incluse Torino e Milano.
Entrambe le città potrebbero imbiancarsi nel corso della giornata. Ma una parte dell’aria molto fredda e pesante, accumulata fra l’alessandrino e il cuneese, riuscirà a defluire verso le coste del ponente ligure e la città di Genova, tramite le valli e gli intagli naturali che si aprono dentro l’Appennino Ligure, con l’attivazione del famoso vento della “tramontana scura”, pronto ad attivarsi fra i quartieri di ponente di Genova e la costa savonese, fino ad Albenga. La “tramontana scura” viene automaticamente attivata non appena il “cuscino di aria fredda” presente sul versante padano (fra cuneese e alessandrino) intensifica notevolmente il “gradiente termico orizzontale”, creando notevoli squilibri barici fra il basso Piemonte e le coste liguri. L’avvento dell’aria fredda e pesante nei bassi strati, spesso in tracimazione dal cuneese, alessandrino e ovest piacentino, provoca un sensibile raffreddamento, oltre ad una intensa “divergenza” con il flusso delle correnti portanti in quota (i venti che spingono i corpi nuvolosi e i nuclei precipitativi) di chiara estrazione meridionale.
L’attivazione del flusso della “tramontana scura”, dai valichi dell’Appennino Ligure, accompagna il calo della quota neve, tanto che in molte occasioni può anche capitare di riuscire a vedere spettacolari nevicate neve sui litorali, fra Genova e Savona. In questa occasione, con lo sfondamento della tramontana dal versante padano, non sono escluse delle temporanee nevicate fin sui sobborghi collinari di Genova e sulle colline del savonese, anche se lo scorrimento di masse d’aria più miti in quota andrà a scaldare la colonna d’aria sovrastante, favorendo un successivo innalzamento della quota neve sull’entroterra ligure. Le precipitazioni persisteranno fino alla giornata di domani, anche se con molta probabilità il “cuscino freddo” (“lake cold”) comincerà ad essere eroso, ad iniziare dalla Lombardia e Piemonte occidentale, trasformando le iniziali nevicate in piogge miste a neve, per divenire successivamente pioggia. Solo sul basso Piemonte e sul piacentino la neve riuscirà a resistere agli attacchi dell’aria più mite in quota, persistendo fino alla seconda parte del giorno. In particolare, tra il cuneese e l’alessandrino, come sulle alture del piacentino e del parmense, l’insistenza delle precipitazioni potrebbe dare luogo a nevicate abbondanti, con depositi di un certo rilievo fin dai 300-400 metri. Per quel che concerne la nuova settimana un altro carico di nevicate abbondanti è atteso sull’Appennino settentrionale, con il passaggio di vari impulsi perturbati di stampo atlantico-mediterraneo. Pur con l’innalzamento della quota neve le nuove precipitazioni nevose andranno a depositarsi sul già consistente strato di neve vecchia presente, creando depositi davvero consistenti, che copriranno di bianco i principali comprensori montuosi di Liguria, Emilia/Romagna e Toscana.



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