
Un profondissimo ciclone extratropicale, con un minimo barico al suolo pronto a scendere al di sotto dei 940-938 hpa, sta continuando ad approfondirsi ulteriormente sul Pacifico nord-occidentale, nel tratto di oceano ad est delle isole Curili, diverse centinaia di miglia a nord-est del Giappone. Si tratta del più potente sistema ciclonico extratropicale osservato sul pianeta dall’inizio del 2013, tra i più profondi degli ultimi anni in tutto l’emisfero boreale. La profondissima struttura ciclonica si è formata proprio nei giorni scorsi sul mar del Giappone, fra la penisola di Corea e l’isola di Honshù, causa l’affondo di una vasta saccatura artica, colma di aria molto gelida in quota, che dalla Siberia orientale si è propagata fino al mar del Giappone, interagendo con l’intenso “Jet Streak” (massimi di velocità della “Jet Stream”) in uscita dall’entroterra cinese settentrionale. Proprio nei giorni scorsi, in un articolo didattico sull’attuale evoluzione della circolazione generale sull’emisfero nord, avevamo sottolineato come il ramo principale del “getto polare”, in scorrimento sopra l’Asia centrale, schiacciato verso latitudini più meridionali dall’invasività del lobo siberiano, veniva costretto ad accoppiarsi con il ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale”, sopra i cieli della Cina e sul mar Cinese Orientale.
L’unione dei due “getti” in un unico flusso principale non faceva altro che agevolare la nascita di diversi sistemi frontali e nuove profonde ciclogenesi fra la penisola di Corea e il mar del Giappone, dato l’incremento della vorticità positiva in quota (capacità delle masse d’aria ad invorticarsi). In questa circostanza l’ampia saccatura artica, scivolando verso sud, venendo a contatto con i massimi di velocità della “Jet Stream” provenienti dalle aree più interne della Cina, ha incrementato notevolmente l’avvezione di vorticità positiva in quota, favorendo lo sviluppo di questa ciclogenesi che è stata successivamente approfondita dalla discesa di un vasto blocco di aria piuttosto gelida, di matrice continentale siberiana, isoterme fino a -15°C -20°C alla quota di 850 hpa (circa 1200 metri), marittimizzata durante il passaggio obbligatorio sopra le più miti acque del mar del Giappone e mare di Okhotsk. Difatti, uno dei principali lobi del vortice polare troposferico è scivolato sulla Siberia centro-occidentale, stabilendo su quest’ultima un profondo minimo depressionario in quota, il quale sta apportando condizioni climatiche molto rigide, con gelo e nevicate diffuse tra i bassopiani della Siberia occidentale, l’altopiano della Siberia centrale e le steppe del Kazakistan.
Soprattutto sulle lande dell’ex Repubblica sovietica le nevicate sono accompagnate da una sostenuta ventilazione dai quadranti occidentali, rinvigorita dal fitto “gradiente barico orizzontale” presente tra il bordo settentrionale dell’anticiclone termico “russo-siberiano”, sempre più assottigliato verso la Mongolia e la Manciuria, e il lato meridionale della profonda circolazione depressionaria a carattere freddo, annessa al lobo siberiano del vortice polare. Proprio grazie al posizionamento dei massimi barici dell’anticiclone termico “russo-siberiano” sulla Mongolia orientale, il blocco di aria molto gelida, con un nocciolo centrale contraddistinto da isoterme di ben -35°C a 850 hpa, dalla parte più orientale della Jacuzia si è spinto verso l’area dei monti Dzugdzur e Stanovoj, tracimando successivamente verso il mare di Ohotsk e le isole Curili, lungo il bordo orientale dell’anticiclone termico al suolo, tramite intensi e gelidi venti nord-occidentali che hanno toccato velocità ragguardevoli. Da qui le masse d’aria molto gelide, di vecchia origine siberiana, sono state risucchiate dal ciclone extratropicale, che si è ulteriormente approfondito, sprofondando fin sui 940 hpa al suolo.
Un valore estremamente basso che sta producendo un fortissimo “gradiente barico orizzontale” (isobare molto strette), localizzato su un ampia fetta del Pacifico nord-occidentale, ad est delle isole Curili. Proprio in questo tratto di oceano, il notevolissimo divario barico innescato dal profondo ciclone, attiverà venti molto forti, a tratti anche violenti, pronti a generare potenti tempeste in pieno oceano, con venti capaci di superare anche i 150-160 km/h. Le tempeste più violente si localizzeranno sul lato meridionale della profonda “depressione-uragano”, ove è ubicato il massimo “gradiente barico orizzontale”. In quest’area i fortissimi venti da O-SO e Ovest raggiungeranno l’intensità di uragano su un’ampia fetta di oceano, fra i 45’ e i 47’ di latitudine nord, con raffiche capaci di lambire i 160-170 km/h, se non anche più, nelle bufere più severe. Proprio in questo tratto le forti tempeste di vento dai quadranti occidentali, estendendosi per decine di miglia in pieno oceano, solleveranno grandi ondate di “mare vivo”, biancheggianti di spuma, alte anche più di 8-9 metri, con “Run-Up” fino a 10 metri. Onde davvero imponenti che cagioneranno molti problemi alla navigazione marittima. Molte navi saranno costrette a navigare molto più a sud dei 45’ nord, su acque meno agitate. Ma venti molto forti, in genere da E-NE e NE, e mare grosso saranno attivi anche sul bordo settentrionale della circolazione depressionaria, a largo della penisola di Kamchatka, lambita sulle coste orientali da intensi venti da N-NE e Nord. La profonda circolazione depressionaria andrà a colmarsi molto lentamente sul Pacifico nord-occidentale, a partire da giovedì.


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