Sole: la regione attiva “AR1654” è più complessa, ma non è possibile fare previsioni deterministiche…

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Fig 1.1 - Le macchie solari

Sino ad oggi, nonostante un timido risveglio nelle scorse ore, l’attività solare è inferiore alla media di riferimento, specie in relazione al fatto che tra qualche mese dovrebbe culminare con il picco massimo del ciclo undecennale. Tuttavia, secondo i ricercatori, questa quiete potrebbe anche anticipare qualche tempesta geomagnetica. Il condizionale appare d’obbligo, come vedremo più avanti. La regione attiva AR1654 – si legge sul sito spaceweather – è diventata più complessa, ora classificata come un campo magnetico beta-gamma-delta; ciò significa un potenziale capace di flare di classe X, le eruzioni più violente che esistano sulla nostra stella. Inoltre, se si verificasse un’eruzione solare nelle prossime ore, sarebbe diretta verso il campo magnetico terrestre, capace quindi di creare eventuali black-out temporanei o guasti alle linee elettriche. Dalla figura 2.1 infatti, scattata il 16 Gennaio da Jan Koeman sulla riva del fiume Westerschelde nei Paesi Bassi, è possibile osservare AR1654 rivolta verso il nostro pianeta. L’area è talmente vasta da essere osservata anche in presenza di nubi sottili. “E’ stata una meravigliosa alba a -8°C”, afferma l’autore dello scatto. A fronte delle “supposizioni”, tuttavia, potrebbe anche non verificarsi alcun brillamento solare o espulsione di massa coronale. Non è possibile, infatti, effettuare previsioni deterministiche in merito a questi eventi. Stando alle attuali conoscenze, è semplicemente possibile stabilire l’arrivo di particelle cariche e nubi di plasma sulla Terra dopo il verificarsi di un evento. Chiunque diffonda notizie di eventuali tempeste solari future, quindi, non possiede alcuna conoscenza della materia.

Fig 2.1 - Credit: Jan Koeman

Parallelamente alla meteorologia, gli scienziati studiano le variazioni delle condizioni ambientali nello spazio interplanetario, in particolare del Sole e dell’atmosfera terrestre. Questa scienza, chiamata meteorologia spaziale, è alle sua fasi iniziali e si concentra sulle condizioni presenti sul Sole e nel vento solare, nella magnetosfera, nella ionosfera e nella termosfera, fattori che possono influenzare il funzionamento e l’affidabilità di sistemi tecnologici nello spazio e a terra con possibili effetti sulla salute umana. A differenza della meteorologia, non è possibile effettuare previsioni deterministiche, se non dopo che un evento sia già accaduto e “prevederla è la prossima frontiera nelle previsioni meteorologiche”. Le avverse condizioni dovute a eruzioni solari rappresentano una minaccia sempre più grande in un mondo altamente evoluto, dove i satelliti, i segnali radio a onde corte, le comunicazioni, le linee elettriche, fanno parte della normale routine della nostra vita. Le tempeste solari possono causare le bellissime aurore polari che contempliamo alle alte latitudini, ma le particelle ad alta energia prodotte possono danneggiare la salute degli astronauti presenti nello spazio, o di passeggeri ed equipaggi di compagnie aeree che volano lungo rotte polari. Le tempeste geomagnetiche possono provocare inoltre un aumento di tensione elettrica, sovraccaricando le reti e generando estesi blackout. Gli scienziati stanno quindi sviluppando modelli sempre più avanzati al fine di spiegare gli eventi osservati e prevederne l’evoluzione futura. L’attuale ciclo 24 presenta un’attività molto poco intensa e poco dinamica, ma potrebbe non essere sempre così. D’altronde, prevenire è meglio che curare.