Tubature ghiacciate e riscaldamenti di fortuna per le imprese emiliane vittime del terremoto di maggio

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Tubature ghiacciate e impianti di riscaldamento di fortuna per le imprese colpite dal terremoto dell’Emilia Romagna costrette ancora sotto capannoni. “Sono molte le imprese – dice a Labitalia Ermes Ferrari, responsabile dell’Ufficio studi Cna di Modena – che continuano la loro attivita’ in container o tensostrutture. Stiamo parlando di ambienti al limite del vivibile, soprattutto con il freddo che c’e'”. “Gli imprenditori – racconta – sono costretti ad arrangiarsi con sistemi di riscaldamento che riescono, seppur parzialmente, a risolvere il problema. Comunque, siamo in presenza di un modo di lavorare in condizioni precarie”. “In ben 5 delle nostre sedi – aggiunge Ferrari – si sono ghiacciate le tubature con la conseguente inagibilita’ dei servizi igienici. Questo aumenta i disagi per per chi comunque, sin dall’inizio, non si e’ voluto arrendere”. “Un altro problema – continua Ermes Ferrari – e’ dato dai costi, lievitati anche a causa delle stufe allestite nei capannoni. In teoria, l’80% dei costi dovrebbe essere coperto dai contributi stanziati per la regione Emilia Romagna, ma il condizionale e’ d’obbligo”. “La situazione non e’ affatto buona – fa notare – e alla fine del 2012 il Pil ha chiuso con un meno 6-7%. Un dato condizionato, oltre che dalla chiusura degli impianti nel periodo post sisma, anche dalla congiuntura negativa che sta attraversando il Paese”. “Settori come il biomedicale e la meccanica – avverte – stanno andando bene anche perche’ sono riusciti a delocalizzare gli impianti, ma lo stesso non si puo’ dire per coloro che stavano con l’acqua alla gola prima del terremoto. Ultimo, ma non per importanza, il problema dato dagli eccessi della burocrazia: non vorremmo che le imprese del territorio, oltre che dal terremoto fisico, vengano ulteriormente colpite anche dal terremoto burocratico”. Una situazione testimoniata anche dal sindacato: “Tutte le aziende – dice a Labitalia Antonio Mattioli, componente della segreteria della Cgil Emilia Romagna – si sono organizzate per fronteggiare il grande freddo. Ovviamente, la rete delle imprese artigiane e del commercio non e’ ripartita affatto e per queste i problemi vanno ben al di la’ del freddo”. Il sindacalista esclude, inoltre, problemi di sicurezza dei lavoratori che prestano la loro opera in strutture precarie. “In teoria – assicura – nei container non si dovrebbe affatto lavorare, tranne che per le operazioni di imballaggio e di montaggio. Chi contravviene a questa regola lo fa in modo totalmente illegale”.