Alla scoperta dei “bolidi”: classificazione e rischi per la Terra

Il termine bolide non è scientifico, ma è usato per indicare una cometa che abbia una luminosità superiore a qualunque stella o pianeta, esclusi ovviamente Sole e Luna, anche se si possono verificare eventi che con una luminosità addirittura superiore ad essi. Una luminosità come quella della Luna corrisponde a una massa di almeno 100 Kg prima che il contatto con l’atmosfera lo distrugga.
A differenza, inoltre, della maggior parte delle stelle cadenti, possono assumere anche colori diversi come il rosso, il verde, l’azzurro, ecc. Anche il diametro può essere notevole, anche oltre il grado.
La durata di un bolide è generalmente di pochi secondi, ma può andare anche ben oltre il minuto. Il caso più eclatante documentato è di 101 secondi (USA, 10 agosto 1972). In questo caso il bolide non si distrusse completamente né si schiantò a terra, ma tornò nello spazio dopo aver toccato la quota minima di 58 Km di altezza.. Si pensa che questo corpo pesasse 100 tonnellate e fosse di 5 metri di diametro.
I bolidi, a ulteriore differenze delle comuni stelle cadenti possono anche esplodere, frammentarsi, procedere in modo non rettilineo e variare in luminosità (questo in funzione della composizione del corpo celeste).
I rumori che possono accompagnarne la comparsa sono tuoni, colpi, esplosioni di solito dovuti alla disgregazione del corpo.
A volte possono emettere suoni simili alle aurore boreali, dovuti all’interazione con il campo magnetico terrestre e alla conseguente emissione di onde.
E’ chiaro che dato che il fenomeno non è comune e normalmente è poco conosciuto, trovarsi di fronte a un tale fenomeno può indurre in errore l’osservatore, ritenendo di avere a che fare con intelligenze extraterrestri o con fenomeni inspiegabili. Così molti avvistamenti non sono correttamente riportati e catalogati, mentre esiste un modo sintetico e importante di catalogare le osservazioni. Si tratta perlomeno di riuscire ad indicare dove ci si trova (oggi con il GPS è diventato banale), le coordinate equatoriali, cioè riferite alla posizione dell’oggetto nel sistema di riferimento spaziale, la durata dell’avvistamento, la luminosità avendo come riferimento la Luna e il Sole, i suoni uditi, il colore, la forma e il diametro e la persistenza.
In 1 caso su 100 la distruzione non è completa e dunque si deve parlare di meteoriti, cioè di oggetti che impattano il suolo dando eventualmente origine ad un cratere. Esistono addirittura assicurazioni sulle case che comprendono anche il rischio di impatto con meteore. E’ curioso il caso di una signora che si è vista svegliare da un meteorite finito dal tetto nella sua stanza senza che lei riportasse gravi ferite.
Il meteorite più grande conosciuto è di oltre 60 tonnellate di massa ritrovato in Namibia nel 1920.
Un asteroide cade sulla Terra a una velocità tra 40 mila e 60 mila Km/h, e non viene rallentato considerevolmente se pesa più di 1000 tonnellate. In questi casi si formano crateri da impatto. Si calcola che la Terra sia stata colpita in 600 milioni di anni da 60 oggetti oltre i 5 Km di diametro. Un impatto simile porterebbe a conseguenze su tutto il pianeta e a possibili estinzioni. Un impatto di un oggetto oltre i 10 Km di diametro alla fine della vita sulla Terra. Un tale evento ha una probabilità di accadere mediamente ogni 500 milioni di anni. Impatti che producono l’energia della bomba di Hiroshima avvengono invece in media una volta l’anno.