Antartide: rivissuta l’epica impresa di Ernest Shackleton del 1916

Una squadra di avventurosi marinai e scalatori australiani e britannici ha letteralmente rivissuto, dopo quasi un secolo e con identico equipaggiamento, un’epica impresa dell’esploratore polare Ernest Shackleton, nell’Antartico. Dapprima in sei in una scialuppa di sette metri attraverso il tempestoso Oceano Meridionale, 800 miglia nautiche in 12 giorni dall’isoletta antartica detta Elephant Island all’isola Georgia del Sud. Quindi tre di loro, l’ecoscienziato australiano Tim Jarvis accompagnato dagli alpinisti Barry Gray e Ed Wardle, hanno attraversato in tre giorni il montagnoso interno, schivando i crepacci e combattendo venti a 140 km/ora, e hanno raggiunto stamattina (le 23.45 italiane di ieri) l’ex stazione baleniera di Stromess, proprio come Shackleton e due suoi uomini nel 1916. Jarvis e Gray indossavano come i loro predecessori indumenti di gabardine assai meno caldi e impermeabili degli equipaggiamenti di oggi, armati solo di una vecchia ascia da carpentiere e orientandosi solo con il sole e le stelle. Larsen li ha accompagnati con vestiario ‘contemporaneo’. L’avventura ha suscitato nel gruppo un profondo rispetto per l’esploratore irlandese, che aveva compiuto l’attraversamento per assoluta disperazione, per salvare da sicura morte i suoi uomini – ha detto Jarvis dopo l’arrivo a Stromess. Shackleton e altri 27 si erano rifugiati nell’isola Elefante dopo che la nave della loro spedizione transartica, la Endurance, era rimasta incagliata nei ghiacci e abbandonata. Shackleton riusci’ a raggiungere la Georgia del sud, lancio’ l’allarme dalla stazione baleniera, e i soccorritori riuscirono infine a salvare tutti i suoi uomini. Sei anni dopo, sempre nella Georgia, Shackleton mori’ per un attacco cardiaco durante la sua quarta spedizione, in cui tentava di circumnavigare il continente antartico.