Anticiclone di blocco sulla Russia: il grande freddo “pellicolare” si mantiene ad est degli Urali sul comparto siberiano centro-orientale

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In questi giorni, mentre il bacino centrale del Mediterraneo tornava ad essere interessato dal passaggio di vari sistemi frontali di origine oceanica, più ad est, fra l’area medio-orientale e la Russia europea, si andava ad insediare un blocco anticiclonico, con un asse diretto fino alle coste dell’Artico russo. Tale “blocking” anticiclonico (erroneamente scambiato per l’anticiclone termico “russo-siberiano” che riposa in pace sopra i suoi territori di origine) mostra una buona forma, presentando dei massimi dei geopotenziale in quota che costringono il ramo principale del “getto polare”, che transita sopra i cieli europei, a compiere una brusca virata verso nord e nord-nord/est, una volta giunto all’altezza del mar Nero, Ucraina orientale e Russia europea. Virata che ha contribuito ad alimentare lo stesso promontorio anticiclonico dinamico russo, a ridosso degli Urali, favorendo più ad est l’affondo di una saccatura, di matrice artica, fin verso l’Afghanistan orientale, il Pakistan ed il nord-ovest dell’India, dove è in atto un temporaneo peggioramento per il transito di una modesta circolazione depressionaria nei bassi strati pronta ad impattare sul versante occidentale della catena montuosa dell’Himalaya, apportando consistenti precipitazioni (nevose solo sopra i 1500-1600 metri) nelle aree pedemontane.

Il villaggio di Ojmjakon nel cuore della stagione invernale

Il blocco anticiclonico presente sul comparto russo contribuirà a mantenere, ad est degli Urali, un ampio lago di aria gelida nei bassi strati (“freddo pellicolare”), ulteriormente alimentato dal notevole “Albedo” indotto dai suoli innevati dei bassopiani siberiani, il quale nei prossimi giorni metterà le basi per un rinvigorimento dell’anticiclone termico “russo-siberiano”, finora rimasto ai margini nei suoi territori di origine. Finora il cuore del grande gelo siberiano è rimasto confinato tra l’altopiano della Siberia centrale e la Siberia orientale, dove è presente un vasto nucleo di aria gelidissima, caratterizzato da isoterme di -30°C -35°C (localmente anche meno) alla quota di 850 hpa che si dispongono sopra i territori della Repubblica di Jacuzia, li dove i termometri riescono a scendere al di sotto del muro dei -50°C -55°C nelle nottate calme e serene. Proprio in Jacuzia il gelo d’estrazione “pellicolare” è di casa. Basti pensare che nel noto villaggio di Ojmjakon, nel cuore della Repubblica russa, conosciuto in tutto il mondo come il principale polo del gelo dell’emisfero boreale, spesso nella stagione invernale la colonnina di mercurio scivola sotto il muro dei -60°C, sfiorando persino i -65°C nelle ondate di gelo più cruente. Basti pensare che nel gelido inverno del 1926 il servizio meteorologico russo riuscì ad estrapolare una temperatura minima assoluta di ben -71.2°C. Un dato formidabile che però non fu mai ufficializzato.

Intanto, grazie al blocco anticiclonico fra gli Urali e la Siberia occidentale, nei prossimi giorni la vasta laguna di aria gelida si dovrebbe concentrare sulla Siberia centro-orientale, proprio sulla Repubblica di Jacuzia, dove permarrà un vasto strato di aria molto gelida e pesante, dura da scalfire, nei bassi strati. Più ad ovest invece filtrerà dell’aria un po’ più mite in quota, specie lungo il bordo occidentale del blocco anticiclonico russo, dove prevalgono le correnti meridionali, pronta a scorrere sopra l’aria gelida di matrice “pellicolare” preesistente negli strati più bassi, a contatto con il suolo. L’arretramento verso est dell’enorme nucleo di aria gelida “pellicolare” favorirà l’avvento di un nuovo picco di gelo su tutta la Siberia orientale, dove si registreranno minime sotto la soglia dei -50°C -55°C. Va pure sottolineato come quest’anno, a differenza degli anni passati, l’abbondante manto nevoso (non eccezionale comunque) depositato sulle lande siberiane, dagli Urali fino alle coste dell’estremo oriente russo, ha favorito un ottimo effetto “Albedo” che ha anticipato i tempi per lo sviluppo del noto fenomeno del “raffreddamento pellicolare” (che interessa le sterminate distese siberiane per merito della sensibile riduzione dell’insolazione diurna e dalle masse d’aria molto secche preesistenti nei bassi strati), tanto che già in Dicembre sulle steppe innevate del Kazakistan furono toccati i primi -50°C della stagione.