Cresce il rischio per l’arrivo di nuovi cicloni tropicali fra l’Australia ed il Madagascar: scopriamo il perchè

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Siamo ormai giunti nella fase clou della stagione delle tempeste sui mari tropicali dell’emisfero australe. Osservando l’intensa attività convettiva presente  fra l’oceano Indiano orientale, l’Indonesia ed il Pacifico occidentale, ci sembra spontaneo dire che le coste australiane, le isole Mauritius ed il Madagascar, come le prospicienti coste del Mozambico, nei prossimi giorni rischiano di essere interessate dal passaggio di nuove tempeste o cicloni tropicali. Analizzando la futura evoluzione della cosiddetta “MJO”, meglio nota come “Madden Julian Oscillation”, tra il Pacifico occidentale e l’oceano Indiano meridionale aumenta considerevolmente la possibilità per la nascita e l’approfondimento di intensi sistemi tropicali ben organizzati, capaci di evolversi in future tropical storm o cicloni tropicali, degni di tale nome. Come abbiamo avuto modo di spiegarlo già in passato, tra la “Madden Julian Oscillation” e l’attività dei cicloni tropicali esiste una diretta correlazione. La “MJO” fornisce l’ambiente favorevole per lo sviluppo dei cicloni tropicali.

Ecco cerchiata l'area dove potrebbero nascere i futuri cicloni tropicali

L’intensa attività convettiva che accompagna la “MJO” spesso funge da base per lo sviluppo dei temibili tifoni e dei cicloni tropicali che si spingono ben oltre la fascia tropicale. Molti dei cicloni o delle tempeste tropicali che raggiungono le coste meridionali e orientali dell’Asia e le coste di Messico, USA, Canada, sono nate in seguito all’approfondimento di intensi “Clusters temporaleschi” legati alla “MJO” che tendono a spostarsi in direzione dell’area tropicale, finendo su aree con debole “Wind Shear” (ma con una maggiore forza di “Coriolis”) che agevola l’innesco della circolazione depressionaria a cuore caldo. Non è un caso se le stagioni più intense delle tempeste siano associate sempre al transito della “MJO” sull’area equatoriale. Proprio con lo spostamento verso est della “MJO” anche la regione favorita per l’attività dei cicloni tropicali si sposta verso est, in genere dal Pacifico occidentale al Pacifico orientale, ed infine al bacino atlantico. Esiste pure una relazione inversa tra l’attività dei cicloni tropicali nel Pacifico nord-occidentale, quelli del Pacifico orientale e il bacino dell’Atlantico settentrionale.

Quando in un bacino l‘attività dei cicloni tropicali è molto attiva, l’altro è normalmente tranquillo, e viceversa. La ragione principale sembra imputabile alla fase della “MJO“, che normalmente è in modalità opposta tra i due bacini in qualsiasi momento. Tuttavia la “Madden–Julian oscillation“ influenza anche le condizioni che facilitano a sopprimere la formazione dei cicloni tropicali, quando tende a spostarsi verso est, favorendo la nascita di importanti aree di “subsidenze” (moti discendenti) nella zona a nord e ad ovest dell’anomalia delle precipitazioni. Nei prossimi giorni, con l’ulteriore crescita di magnitudo della “MJO”, la quale mantiene una profonda attività convettiva fra i mari indonesiani, l’area attorno Papua Nuova Guinea e le isole Bismark, non possiamo escludere la formazione di imponenti “Clusters temporaleschi” ben organizzati, in grado di uscire dall’area dove agisce il “fronte di convergenza intertropicale” per muoversi verso sud, in aree dove la forza di “Coriolis” diviene sufficientemente intensa da imprimere una parziale rotazione ai corpi nuvolosi temporaleschi.

Quest’ultimi, transitando sopra acque superficiali estremamente calde (si pensi agli oltre +28°C +29°C sull’oceano Indiano occidentale o sul mar dei Coralli) potranno acquistare enormi quantità di vapore e calore latente, trasformandosi in breve tempo in depressioni tropicali sempre più organizzate in deciso approfondimento. Considerando pure il debole “Wind Shear” in quota presente in area tropicale (specie nel tratto davanti l’Australia settentrionale) e l’ambiente notevolmente umido nei bassi strati tali sistemi tropicali presenteranno tutte le potenzialità per trasformarsi in tempeste tropicali o veri e propri cicloni, pronti a puntare le aree costiere australiane, se nasceranno tra Pacifico meridionale e mar dei Coralli, o quelle del Madagascar e Mozambico, se si svilupperanno sopra l’oceano Indiano meridionale. A rischiare maggiormente, entro la prossima settimana, saranno le coste australiane nord-orientali del Queensland e quelle orientali del Madagascar, poiché si troveranno lungo i bordi occidentali delle due importanti figure anticicloniche permanenti del Pacifico e Indiano meridionale, dove solitamente si colloca la “parabola” discendente dei cicloni tropicali che tendono a scivolare verso le basse latitudini.