Ecco perchè esiste un collegamento fra le tempeste di neve in atto sugli USA e la grande nevicata in arrivo al nord Italia lunedì

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Ormai è certo che lunedì una intensa nevicata da “scorrimento mite” in quota, sopra l’aria fredda appena depositata nei bassi strati (“lake cold”), si abbatterà su buona parte delle regioni settentrionali, coinvolgendo principalmente il Piemonte, l’ovest della Lombardia e dell’Emilia, e persino la Liguria e l’alta Toscana, con fioccate fino al piano e sul livello del mare. Ma la cosa che più stupisce è che ci sia un collegamento indiretto con quanto sta avvenendo in queste ore dall’altra parte dell’Atlantico, nel nord-est degli Stati Uniti, dove è in corso un intenso “Nor’easter” (una perturbazione invernale caratteristica nell’area del New England) che ha sommerso di neve fresca l’area che va da New York fino al Maine e al vicino confine canadese. Se si entra nel dettaglio configurativo, nell’area euro-atlantica, si nota subito un particolare, di non poco conto. Difatti, a partire dalla mattinata di domani, come abbiamo già avuto modo di sottolineare nel meteo-weekend, si verificherà l’affondo di una nuova saccatura oceanica, che dalle coste della Groenlandia meridionale si distenderà in direzione del Regno Unito, per una nuova pulsazione dinamica del promontorio anticiclonico delle Azzorre fin verso le coste del Labrador.

Tale pulsazione dell’anticiclone oceanico sarà indotta dall’avvicinamento del profondo ciclone extratropicale, sui 978 hpa, che in queste ore continua a dispensare forti nevicate con intensi venti settentrionali sugli stati del nord-est degli USA, dove tuttora continua a nevicare in modo anche copioso fra il Massachusetts, il Vermont e il Maine (nevicate che si esauriranno entro il pomeriggio/sera di oggi). Agevolando una nuova spinta meridiana dell’anticiclone delle Azzorre fin verso il Labrador e le coste del Canada orientale, poco più ad est la saccatura oceanica, spingendosi fin verso l’Irlanda riuscirà ad accentuare l’avvezione di vorticità positiva, a ridosso delle Isole Britanniche, pronta a sfociare in una nuova e profonda ciclogenesi che andrà a collocarsi sull’ovest dell’Inghilterra. L’innesco di questa ciclogenesi, sul territorio britannico, alimenterà una rapida avvezione di aria più mite, d’estrazione sub-tropicale marittima, che dal tratto di oceano a est delle Azzorre si dipanerà molto velocemente verso la Spagna e il Mediterraneo centro-occidentale, con lo scorrimento di una umida ventilazione sud-occidentale nei medi e bassi strati, favorendo la formazione di una “Warm Conveyor Belt”. Questa “Warm Conveyor Belt” entro la serata di domani si porterà sulla Spagna e sulla Francia, dando la stura a delle precipitazioni, nevose fino a bassissima quota se non al piano nella fase iniziale dei fenomeni. Il fronte caldo legato a questa nuova depressione, in formazione a ridosso dell’Irlanda, fra la serata e la nottata di domenica raggiungerà la Francia meridionale, ridossandosi alle Alpi occidentali e all’Italia settentrionale in tarda serata, causando un ulteriore aumento della nuvolosità tra Liguria, Valle d’Aosta, Piemonte, ovest Emilia e Lombardia.

Nubi che via via, dalla serata, si faranno sempre più compatte, al punto da dare luogo alle prime deboli precipitazioni fra ponente ligure, genovesato e basso Piemonte che potrebbero assumere prevalente carattere nevoso fino al piano, visto che lo zero termico si attesterà sotto i 400-300 metri. Quota in ulteriore calo con l’avvento delle prime precipitazioni, pronte ad intensificarsi sensibilmente durante la prima mattinata di lunedì, allorquando l’Italia settentrionale verrà raggiunta dal flusso più mite e umido in quota che tenderà a scorrere sopra lo spesso strato di aria fredda e più pesante appena depositato al suolo sopra la pianura Padana e sulle regioni e vallate interne dell’Italia centro-settentrionale, dove permarranno termiche attorno i +0°C, se non addirittura inferiori, più che adatte nel favorire delle nevicate fin dal piano. Una parte dell’aria fredda depositata sopra il Catino Padano riuscirà a “travasare” fin sulle coste liguri, specie nel tratto compreso fra i quartieri occidentali di Genova e Albenga, dove i bassi valichi appenninici permetteranno l’incanalamento dei “cuscini freddi” preesistenti sul cuneese e alessandrino, agevolando un brusco raffreddamento che porta l’abbassamento della quota neve fin sul livello del mare. La neve sulla città di Genova non è per niente rara. Soprattutto durante il periodo invernale, fra i mesi di Dicembre e Marzo, quando sopra le pianure dell’Emilia e del Piemonte, a seguito di una precedente avvezione fredda continentale da NE, si isola un ampio “cuscinetto di aria gelida” a livello del suolo.

Quando sul golfo di Genova nasce la famosa “Genova low”, la depressione orografica sottovento all’Appennino Ligure, l’aria molto fredda, se non gelida, presente sul basso Piemonte e sull’Emilia occidentale tende a tracimare verso i bassi valichi appenninici fin sulla costa. La ciclogenesi cosi creata sul golfo di Genova tende, quasi sempre, a muoversi verso sud/sud-est, sia per l’effetto sbarramento orografico prodotto dall’Appennino ligure e dalle Alpi Apuane, che si ergono vicine alla costa tirrenica, sia per la curvatura ciclonica in quota che promuove uno spostamento più verso sud che una traslazione verso est. Con lo spostamento verso sud-sud/est accade che sulle coste liguri, in particolare lungo la Riviera di Ponente e sulla città di Genova, le correnti nei bassi strati si cominciano a disporre da N-NE o Nord, con l’avvento di sostenute raffiche di caduta dalle vallate appenniniche che accompagnano la tracimazione delle masse d’aria fredde padane, accumulate fra il cuneese, l’alessandrino e il piacentino, verso la costa ligure e il golfo di Genova. Il tutto mentre in quota (500 hpa), prevale un flusso portante da S-SO e SO, mite e molto umido, visto il posizionamento più occidentale del nocciolo depressionario nella media troposfera rispetto al minimo barico al suolo, che scorre al di sopra dell’aria molto fredda, nei bassi strati, che travasa dalla pianura Padana. I contrasti termici che si vengono a determinare producono una fitta nuvolosità, che risale da SO o S-SO, la quale da luogo a persistenti precipitazioni, che con l’ingresso dell’aria fredda nei bassi strati da N-NE, assumono prevalente carattere nevoso fin dalle quote collinari, fra savonese e la periferia occidentale di Genova. Ma quando dal cuneese, alessandrino e piacentino sfonda aria piuttosto gelida (che per più giorni è rimasta semi-stazionaria sopra i terreni innevati del basso Piemonte e ovest Emilia), le nevicate possono raggiungere persino le coste, imbiancando le città di Genova e Savona, regalando degli scenari davvero suggestivi.