Etna, l’Ingv: “l’eruzione di ieri sera è stata la più forte degli ultimi anni”. Pioggia di lapilli incredibile su Linguaglossa (foto)

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    Ieri sera, circa due giorni e mezzo dopo l’episodio di fontana di lava precedente, il Nuovo Cratere di Sud-Est (NCSE) dell’Etna è stato luogo di un nuovo parossismo, il quinto in altrettanti giorni, e uno dei più violenti osservati negli ultimi anni: lo conferma oggi il bollettino completo dell’eruzione pubblicato sul sito della Sezione di Catania dell’Ingv. La nube di materiale piroclastico (cenere e scorie) è stata spostata dal forte vento verso nord-est, con consequenti ricadute di scorie nella zona di Linguaglossa e lungo la costa ionica fino a Messina; ricadute di cenere sono state segnalate anche dalla Calabria e addirittura in Puglia. Il “preludio” a questo parossismo è cominciato nelle ore pomeridiane del 23 febbraio, quando si è osservato un graduale aumento dell’ampiezza del tremore vulcanico, soprattutto alla stazione di Belvedere (EBEL).
    Intorno alle ore 16:25, la telecamera termica di Monte Cagliato, sul fianco orientale dell’Etna, ha cominciato a registrare piccole anomalie termiche all’interno del NCSE (Fig. 2, a sinistra). Alle 16:40 è comparsa anche una piccola anomalia termica in corrispondenza della bocca effusiva posta alla base sud-orientale del cono del NCSE, a quota 2850 m nei pressi della stazione di monitoraggio di Belvedere, evidenza di una modesta emissione di lava da questa bocca. All’imbrunire, l’attività stromboliana e la piccola colata, che si stava espandendo dalla bocca di 2850 m, erano ben visibili dalle zone popolate nei settori meridionale ed orientale dell’Etna, anche se la visibilità era parzialmente ostruita da nuvole in zona sommitale. Nell’intervallo fra le ore 18:00 e 19:30, l’attività si è progressivamente intensificata, passando da esplosioni stromboliane a basse fontane di lava da diverse bocche eruttive all’interno del cratere. Le fontane erano inizialmente poco energetiche e pulsanti, alzandosi 100-150 m sopra l’orlo craterico; una colata di lava ben alimentata cominciava a traboccare dal cratere, attraversando la profonda fenditura che taglia l’orlo e il fianco sud-orientale del cratere. Alle ore 19:34, l’attività di fontana di lava si è repentinamente intensificata. Cinque minuti più tardi, i getti incandescenti si sono alzati 500-600 m sopra il cratere, occasionalmente anche fino a 800 m.
    L’evoluzione della fontana di lava fra le ore 19:30 e 19:44 è andata di pari passo a un forte aumento l’emissione di materiale piroclastico, che ha formato una nube densa diretta verso nord-est; sull’alto versante nord-orientale dell’Etna fino a Pizzi Deneri ed oltre, si è formato un deposito piroclastico incandescente. Sono state segnalate ricadute di materiale grossolano e incandescente anche nella zona di Monte Baracca, a quota 1700 a circa 5 km a nord-est dal NCSE. Per circa 35 minuti, l’attività di alte fontane di lava è andata avanti senza sostanziali variazioni. Alle ore 20:14, l’altezza delle fontane ha cominciato a diminuire repentinamente, e due minuti dopo, l’attività era ridotta ad esplosioni stromboliane che lanciavano materiale incandescente fino a 100 m sopra l’orlo craterico, accompagnate da emissione di cenere; alle ore 20:30 l’attività esplosiva era essenzialmente terminata. A quest’ora la colata di lava uscita dal NCSE attraverso la lacuna nel suo orlo sud-orientale, aveva appena raggiunto l’orlo occidentale della Valle del Bove, e cominciava lentamente a scendere sul ripido pendio. Un’altra colata, presumibilmente reomorfica (generata dall’abbondante ricaduta di brandelli di lava fluidi) aveva percorso circa un centinaio di metri sul fianco settentrionale del cono del NCSE. Non si ha evidenza che la frattura eruttiva della “sella” fra il NCSE e il vecchio cono del CSE si sia riaperta.
    Durante le ore notturne, la colata emessa dal NCSE verso sud-est ha continuato una lenta discesa verso la Valle del Bove, senza raggiungere nemmeno metà dell’altezza della parete; tuttavia le immagini riprese dalle telecamere termiche a Monte Cagliato e Schiena dell’Asino (mobile), mostrano che la colata era ancora alimentata nella mattina del 24 febbraio, probabilmente da una o più bocche nei pressi di Belvedere, intorno a quota 2850 m.  L’episodio parossistico del 23 febbraio 2013 è stato fra i più energetici eventi di questo evento negli ultimi anni; ciò è evidente dal rapporto fra la materiale piroclastico e lava emessa in questo episodio. Il volume di lava è il più piccolo di tutti gli episodi parossistici osservati nel periodo 2011-2013. Al contrario, la ricaduta di materiale piroclastico è stata molto abbondante, aiutata anche dal vento forte, che ha limitato la ricaduta di tefra in un settore molto stretto. In questo settore, il materiale piroclastico di ricaduta era insolitamente grossolano; nei pressi di Linguaglossa, a circa 15 km dal cratere, molti clasti avevano diametri di 15 cm; in quella zona il deposito di scorie è continuo.