
Come abbiamo sottolineato nei precedenti articoli, pubblicati nelle scorse settimane, finora l’inverno 2012/2013 ha patito la scarsa propensione dell’anticiclone azzorriano ad ergersi fin verso le latitudini artiche, a differenza del collega delle Aleutine, il quale ha presentato segnali di maggiore dinamicità, pulsando in varie occasioni, con le proprie propaggini più settentrionali, fin sul mar Glaciale Artico, a nord dell’Alaska. Di sicuro le dinamiche troposferiche, indotte dal forte “Major Stratwarming” (sensibile riscaldamento stratosferico che tende a propagarsi nell’alta troposfera causando un conseguente rialzo dei geopotenziale) che si è verificato ad inizio Dicembre sopra l’Artico, non hanno deposto a favore di un marcato sviluppo meridiano dell’onda anticiclonica nord-atlantica. Quest’ultima, pur tentando di sollevarsi verso le alte latitudini, è rimasta quasi sempre erosa o schiacciata rinforzo del “getto polare” in uscita dal Canada orientale verso l’Atlantico, causa un sensibile calo dei valori dei geopotenziali sul settore orientale del Canada. Difatti, uno dei due lobi principali del vortice polare, disgregato dal robusto anticiclone artico generato dall’intenso “Major Stratwarming”, si è andato a posizionare con i propri elementi principali sul Canada orientale, fra le isole dell’Artico canadese e la baia di Hudson, dove si sono posizionati dei minimi di geopotenziale in quota molto profondi, capaci di inasprire il “gradiente di geopotenziale”, intensificando notevolmente la portata del “getto polare” in uscita dal continente nord americano. Tale rinforzo del “getto polare” ha cosi schiacciato e compresso il blocco dell’anticiclone oceanico, indispensabile per partorire gli affondi di aria molto fredda di origine polare verso le basse latitudini e l’area mediterranea.
Il posizionamento del lobo canadese, cosi vicino all’area atlantica, sede del “forcing” troposferico alla base della costruzione del promontorio anticiclonico di blocco sul nord Atlantico, ha rimesso in discussione le prospettive di gelo proposte dai vari modelli, molto spesso andati nel pallone per decifrare il quadro configurativo futuro. Ora le cose sembrano mutare. Sul nord Atlantico, finalmente, si verranno a realizzare le condizioni ideali per la formazione di una grande onda risonante anticiclonica, che dalle medie latitudini atlantiche si estenderà fino alla Groenlandia meridionale e al mare a nord dell’Islanda, agevolando la costruzione di un vero e proprio “blocking” (anticiclone di blocco) sull’Atlantico orientale, pronto a dispensare nuove ondate di freddo dirette verso l’Europa centro-occidentale e il bacino del Mediterraneo. La svolta viene dall’Asia orientale, dove la presenza di una circolazione depressionaria a carattere freddo, posizionata a ridosso della regione del lago Bajkal, spanciandosi verso la Russia asiatica orientale, schiaccerà il “getto polare” che scorre sull’Asia centrale a latitudini più meridionali, accoppiando quest’ultimo al ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale”, all’altezza dell’entroterra cinese e del Giappone, da dove si attiva un intenso “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto” per il forte “gradiente di geopotenziale” in quota) pronto a versarsi sopra il Pacifico nord-occidentale.

Da notare come la fusione fra il “getto polare” e la “corrente a getto sub-tropicale”, sopra i cieli della Cina e sul mar Cinese Orientale, favorirà anche la nascita di diversi sistemi frontali e nuove profonde ciclogenesi che interesseranno la penisola di Corea e il mar del Giappone, per poi allontanarsi molto velocemente sul Pacifico nord-occidentale, sotto la spinta impressa dal potente “Jet Streak” in quota. Questa potente “Jet Streak”, caratterizzato da velocità notevoli di oltre i 200-220 km/h, con picchi ben superiori sopra il Giappone, nel corso della settimana si propagherà al Pacifico nord-orientale, erodendo il “blocking” eretto dall’anticiclone delle Aleutine e favorendo una ripresa, quasi rettilinea, del ramo principale del “getto polare” e della “corrente a getto sub-tropicale”, verso gli States e l’Atlantico più occidentale. L’intensificazione del “getto polare” e della “corrente a getto sub-tropicale” subirà una decisa battuta d’arresto proprio in mezzo all’Atlantico settentrionale, dove si verificherà un aumento dei valori di geopotenziale in quota, grazie al rinvigorimento dell’attività convettiva sopra l’umido bacino amazzonico. Questi massimi di geopotenziali, in consolidamento in pieno oceano, contribuiranno a creare un ampio “delta” in seno al ramo principale del “getto” in uscita dall’East Coast degli USA. In prossimità di questo “delta” il “getto polare” sarà costretto a rallentare e a virare bruscamente verso nord e nord-nord/est, costruendo una grande onda anticiclonica che si estenderà fino alla Groenlandia meridionale e al mare a nord dell’Islanda.
La “corrente a getto sub-tropicale” invece, dal golfo del Messico e dalla Florida, bordando il lembo più meridionale del sopra citato “delta”, tenderà a spostarsi sopra l’Atlantico tropicale, per raggiungere le coste dell’Africa occidentale, collegandosi al ramo del “getto sub-tropicale” che scorre sopra l’arida regione del Sahara, raggiungendo velocità davvero notevoli fra l’est della Libia, l’Egitto e la penisola Arabica. La grande onda anticiclonica che si verrà a realizzare sopra l’Atlantico settentrionale riuscirà a mettere le basi per lo sviluppo di un più solido “blocking” anticiclonico, che dal medio Atlantico si distenderà fino al mare della Groenlandia, andando a pescare masse d’aria molto fredde che scivoleranno di gran carriera lungo il bordo più orientale del promontorio anticiclonico azzorriano, interessando il Regno Unito, l’Olanda, il Belgio e la Francia, per poi penetrare a più ondate fin sul bacino centro-occidentale del Mediterraneo e sull’Italia, dove si concretizzerà un vero e proprio tracollo delle temperature. Insomma, le prime prove tecniche per la realizzazione di un autentico anticiclone di blocco sull’Atlantico orientale, entro il prossimo fine settimana, apriranno le porte ad un periodo decisamente freddo, per non dire nevoso, sull’Europa centro-occidentale, come su molte delle regioni italiane. Freddo che potrebbe prolungarsi sino alla prossima settimana, riservando la discesa di altri impulsi di aria fredda che potrebbero avere come obiettivo finale proprio l’Italia.



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