Sono sempre più pesanti le conseguenze delle gravi inondazioni che stanno colpendo la parte meridionale del Mozambico, causa le forti piogge e i violenti temporali che si sono abbattuti nei giorni scorsi sul paese dell’Africa australe. Al momento sarebbero 70 le vittime accertate. A fornirlo è il portavoce dell’Onu, Patricia Nakell, secondo cui il numero degli sfollati è già arrivato a 180mila. Migliaia di persone, infatti, stanno fuggendo dalle loro case per trovare un rifugio nelle zone a monte dell’area colpita, dove sono stati allestiti campi di ospitalità temporanei. La zona più provata è la provincia di Gaza, nella bassa valle del fiume Limpopo, che è stata in larga parte inondata dallo straripamento delle acque del sopra citato fiume. L’ultima volta che il Paese fu interessato da un fenomeno di tale portata era il 2000, allora le vittime furono circa 800. “Una situazione drammatica che richiede una risposta immediata se si vogliono evitare ulteriori e pesanti conseguenze sulla popolazione”. E’ questa l’immagine del Mozambico fornita dal vescovo anglicano di Lebombo, Dinis Salomão Sengulane, all’indomani delle forti alluvioni che hanno colpito il Paese. “Le inondazioni potrebbero incidere negativamente sulla sicurezza alimentare” ha detto il presule, dimostrandosi preoccupato per la possibile insorgenza di malattie ed epidemie.
Come riportato dall’Osservatore Romano, le Chiese cristiane hanno assunto un ruolo guida nei soccorsi delle vittime delle alluvioni, mentre il Consiglio delle Chiese del Mozambico e la diocesi anglicana di Lebombo hanno già stanziato fondi rivolti alle necessità più urgenti della popolazione. Anche le piccole comunità cristiane operanti sul territorio si sono attivate per la distribuzione di viveri e beni di prima necessità nei campi profughi allestiti. Purtroppo, in questo periodo dell’anno, nella fase clou dell’estate australe, il “fronte di convergenza intertropicale” si muove in direzione delle altoterre dell’Africa meridionale, dove inizia la stagione delle piogge nell’area tropicale. Queste piogge sono molto importanti, poiché mettono fine alla stagione secca, che in genere si prolunga fino ai mesi di Settembre e Ottobre, favorendo il rifiorimento delle grandi savane che caratterizzano i grandi altipiani dell’Africa orientale. In genere, già tra la fine di Settembre e la meta di Ottobre, l’ITCZ sul fronte africano, seguendo i passaggi “zenitali” del sole, comincia rapidamente ad arretrare verso sud, raggiungendo dapprima la fascia equatoriale, a ridosso del bacino del Congo, Uganda, Ruanda e Kenya, dove l’attività convettiva lambisce il proprio picco annuale, per poi continuare ad avanzare sempre più verso meridionale, sfilando sull’emisfero australe alla volta dei paesi dell’Africa meridionale.

La posizione più meridionale si tocca fra i mesi di Gennaio e Febbraio, allorquando il “fronte di convergenza intertropicale” si porta gradualmente verso i 15°-20° di latitudine sud, dando inizio alla grande stagione delle piogge dell’Africa australe. In questo periodo il sole raggiunge lo “Zenith” (raggi solari perfettamente perpendicolari sull’orizzonte nelle ore centrali del giorno) proprio a cavallo del tropico del Capricorno, accompagnando anche i massimi annui termici, con temperature costantemente superiori ai +30°C +32°C. Tale forte riscaldamento delle altoterre dell’Africa meridionale, nel corso dell’estate australe, agevola la formazione della profonda bassa pressione, di chiara natura termica, che si va a localizzare fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico ed il Malawi (un po’ come avviene nel Sahel durante l’estate boreale), con valori barici che possono scendere pure sotto i 1004-1002 hpa. Questa depressione termica, ben strutturata negli strati più bassi, va a dominare lo scenario meteo/climatico di tutta l’Africa australe, accompagnando una sensibile intensificazione dell’attività convettiva su tutta l’area dei grandi altipiani africani, favorendo la nascita di grosse “Cellule temporaleschi”, se non veri e propri “Clusters”, che danno origine a precipitazioni molto intense. Ma il rinvigorimento dell’attività convettiva è legato alla formazione di un fronte che si rende quasi stazionario sull’Africa meridionale.
Proprio in questo periodo dell’anno la cintura degli anticicloni sub-tropicali permanenti, tra Atlantico tropicale meridionale e oceano Indiano meridionale, tende a sfaldarsi, proprio per la genesi della depressione termica fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico, il Malawi, con un minimo barico che può scendere anche sotto i 1004-1002 hpa. Lo sfaldamento della cintura anticiclonica sub-tropicale produce l’isolamento dei due grandi anticicloni permanenti. L’anticiclone dell’isola di Sant’Elena, noto come anticiclone sub-tropicale permanente dell’Atlantico meridionale, si posiziona con i propri massimi in pieno oceano, nell’area dove scorre la fredda “corrente marina del Benguela” (la causa dell’aridità della costa namibiana), rimanendo semi-stazionario in loco. L’anticiclone delle isole Mascarene, conosciuto come l’anticiclone sub-tropicale permanente dell’Indiano meridionale, tende a spostare il proprio baricentro verso sud, influenzando più da vicino il Sudafrica e l’estremo lembo meridionale del continente africano.
La differente collocazione degli principali anticicloni permanenti oceanici fa in modo che nell’area dell’Africa meridionale centro-orientale, fra i 10° e i 15° sud di latitudine, si origini un fronte (in pratica è una linea di convergenza venti che rinvigorisce la convenzione) dove vanno a confluire le umide correnti orientali, legate all’Aliseo di SE dell’oceano Indiano meridionale, con l’umido e caldo flusso del “Monsone di Guinea” (altro non è che l’Aliseo di SE sull’Atlantico meridionale che giunto in prossimità del golfo di Guinea e delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra, da S-SO o SO, a causa della presenza di una profonda depressione termica che domina sull‘Africa centrale). Il ramo più meridionale del flusso, legato al “Monsone di Guinea”, durante l’estate australe, dopo essersi notevolmente umidificato sopra l’umida foresta pluviale e i tanti specchi lacustri e bacini idrografici che caratterizzano l’area congolese, riesce a raggiungere l’Angola occidentale, lo Zambia e il Malawi, tramite una ritornante nei bassi strati da NO o da O-NO. La convergenza fra l’Aliseo di SE, proveniente dall’oceano Indiano meridionale (anticiclone delle Mascarene), e il ramo meridionale del “Monsone di Guinea”, che risale dall’Atlantico meridionale (anticiclone di Sant’Elena), è tale da originare questo fronte, quasi stazionario, che si distende sulla diagonale, fra l’altopiano centrale dell’Angola fino al bacino centrale del Congo e alla regione della capitale Kinshasa. Lungo questa linea di confluenza venti si originano imponenti annuvolamenti cumuliformi che danno luogo a grossi “Clusters temporaleschi” o a vere e propri sistemi convettivi a mesoscala, in grado di dare luogo a piogge molto forti o autentici diluvi di carattere monsoniche, specie se il fronte che separa i due flussi eolici caldi e umidi rimane stazionario per vari giorni sulle medesime regioni. Le inondazioni in atto sulla parte meridionale del Mozambico sono da imputare alle forti precipitazioni temporalesche che nelle ultime settimane hanno investito lo Zambia, lo Zimbabwe e il Botswana settentrionale negli ultimi giorni. Una immensa quantità d’acqua che si è riversata, ingrossando, i grandi bacini fluviali che raggiungono il Mozambico, sfociando con ampi delta sulle acque dell’oceano Indiano meridionale.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?