Quando si dice che il mestiere di meteorologo è spesso travisato,e il previsore stesso è ritenuto responsabile della errata previsione, che si fatica a far comprendere quanto sia scientifico questo mestiere, si dovrebbe far leggere questo splendido esilarante pezzo tratto dal libro “tre uomini in barca” di Jerome. Lascio subito spazio alla lunga descrizione, che si inserisce nel mezzo delle avventure di questi tre amici. Ma attenzione, è un libro del 1889, le cose, state tranquilli, sono migliorate!
Giorgio s’impadronì del giornale, e ci lesse le disgrazie fluviali e marittime, e la previsione del tempo, che vaticinava «pioggia, freddo, vento» (tutto ciò che ci può esser di peggiore nel tempo), e qualche temporale locale, con depressione generale sulle contee centrali (Londra e Canale). Barometro in discesa». Io credo che fra tutte le sciocchezze e irritanti buffonerie, che ci tormentano, questa frode della previsione del tempo sia la più grave. Essa «prevede» precisamente ciò che accadde ieri o l’altro ieri, e precisamente l’opposto di ciò che deve accadere oggi.
Ricordo una vacanza d’un autunno passato che mi fu completamente rovinata dalla relazione sul tempo del giornale locale. «Oggi c’è probabilità di grossi acquazzoni con fulmini» stampò il giornale un lunedì; e noi rinunziammo alla scampagnata, e ci fermammo in casa aspettando la pioggia. E la gente passava sotto le finestre, riempiendo i calessi e le carrozze, più allegra che mai, con un sole fulgidissimo e neppure una nuvoletta.
— Ah! — dicevamo, guardando, di fuori — ritorneranno a casa fradici!
E gongolavamo di piacere pensando a come si sarebbero bagnati, e tornavamo ad attizzare il fuoco; e pigliammo i libri, e poi ordinammo le nostre collezioni di alghe e di conchiglie. Alle dodici, col sole che inondava la stanza, il calore si fece opprimente, e ci domandammo quando sarebbero cominciati quei grossi acquazzoni.
— Ah! vedrete che si rovesceranno nel pomeriggio — ci dicevamo l’un l’altro. — La gente tornerà inzuppata. Che allegria! All’una, la padrona di casa venne a domandarci perchè non uscissimo con una così bella, giornata.
— No, no — rispondemmo con la risata di chi la sa lunga — noi no. Non abbiamo l’intenzione di fare un bagno… no, no.
E dopo che il pomeriggio se ne fu quasi andato, e non si avvertiva ancora nessun indizio di pioggia, provammo a rallegrarci con l’idea che un rovescio di pioggia si sarebbe scatenato tutto a un tratto, appunto quando la gente si sarebbe avviata per il ritorno, lontana da qualunque riparo, in modo che sarebbe stata inaffiata più che mai. Ma non cadde neppure una goccia d’acqua, e così finì una magnifica giornata e quindi una bellissima sera.
La mattina appresso leggemmo che sarebbe stata una «bella, calda, giornata». Ci vestimmo con gli abiti leggeri, e uscimmo, e mezz’ora dopo che eravamo partiti, si scatenò una fortissima pioggia, e si mise a imperversare un vento terribilmente freddo che durò tutto il giorno. Tornammo a casa col raffreddore e pieni di reumi, e ce ne andammo a letto.
Il tempo è una cosa alla quale non arrivo: io non la capisco mai. Il barometro è inutile: inganna come le previsioni dei giornali.
Ce n’era uno appeso in un albergo di Oxford, dove stavo la primavera scorsa, e, quando io vi arrivai, indicava «bello stabile». Semplicemente fuori pioveva che Dio la mandava, e l’aveva mandata tutto il giorno; e io non potevo assolutamente capirne nulla.
Picchiai il barometro, ed esso diede un salto e indicò «molto secco». Il lustrascarpe dell’albergo, che passava, si fermò, e disse di credere che volesse intendere per il domani. Immaginai che forse il barometro pensava alla settimana prima, ma il lustrascarpe disse di no, credeva di no.
La mattina seguente picchiai di nuovo il barometro, e la pioggia si rovesciò più forte che mai. Il mercoledì andai a picchiarlo di nuovo, e la lancetta girò verso «bello stabile», «molto secco» e «molto caldo», finchè non fu arrestata dal piolo, e non potè andar più oltre. L’istrumento faceva tutto ciò che gli era possibile: era fabbricato in modo che non poteva profetare «bello stabile» con più energia senza rompersi. Evidentemente avrebbe voluto seguitare, e prognosticare siccità, carestia d’acqua, colpi di sole, monsoni e simile roba, ma il piolo glielo impediva, e si doveva rassegnare a indicare il semplice e volgare «molto secco».
Intanto, la pioggia veniva giù a torrenti, e la parte bassa della città era sott’acqua, perchè il fiume aveva traboccato.
Il lustrascarpe disse che certo qualche volta si sarebbe avuto un lungo periodo di magnifico tempo, e lesse una poesia stampata a capo sull’estremità dell’oracolo che diceva: Lunga la previsione, è breve la durata; ma quando è a breve termine, è subito passata.
Quell’estate il bel tempo non venne mai. Credo che lo strumento alludesse alla primavera seguente.
Poi vi sono quelle nuove fogge di barometri lunghi e dritti. Io non ci ho mai capito nè capo nè coda. V’è un lato per le dieci antimeridiane di ieri, e un lato per le dieci antimeridiane di oggi; ma sapete bene che uno non può alzarsi sempre a quell’ora. Esso sale o discende per la pioggia e il bel tempo, per il vento forte o debole, e se lo picchiate non vi dice nulla. E dovete correggerlo secondo il livello del mare, e ridurlo al metodo Fahrenheit; ma anche allora io non ci capisco nulla.
Ma chi è che vuol sapere che tempo farà? È già abbastanza cattivo quando viene, senza aver l’infelicità di saperlo in anticipo. Il profeta che piace a noi è quel vecchio il quale, la mattina d’un giorno particolarmente fosco, che noi vogliamo sia bello, guarda in giro l’orizzonte con uno sguardo di speciale intelligenza, e dice:
— Ah, no, signore, io credo che si rischiarerà, e sarà abbastanza bello.
— Ah, lui lo sa — diciamo noi, che desideriamo il bel tempo, e partiamo; — strano come questi vecchi sanno regolarsi!
E per quell’uomo sentiamo un’affezione, che non è diminuita dal fatto che il tempo non si rischiara, ma continua a piovere tutto il giorno.
— Ah, bene, — diciamo — egli ha fatto quello che ha potuto.
Per l’uomo, che vaticina il brutto tempo, invece, abbiamo dei sentimenti di rancore e di vendetta.
— Credete che si rischiarerà? — gridiamo allegramente, passando.
— Eh, no, signore; temo che durerà così tutto il giorno — risponde scotendo il capo.
— Stupido vecchio! — mormoriamo. — Che ne sai poi? — E, se la sua predizione risulta esatta, ritorniamo a casa con una sorda ira contro di lui, o con una vaga idea che, in un modo o nell’altro, egli abbia avuto mano nella faccenda.


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