La Russia creerà un fondo di riserva energetica nell’Artico

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La Russia intende creare un “fondo di riserva” di petrolio e di gas nella sua zona artica, nell’ambito di una proposta contenuta nella strategia per lo sviluppo e la sicurezza nazionale sino al 2020 varata dal governo, già approvata dal presidente Vladimir Putin e pubblicata oggi sul sito dell’esecutivo. Le riserve dovrebbero contribuire a garantire la sicurezza energetica del Paese e a compensare il declino della produzione nelle zone di produzione tradizionali, dopo il 2020. Il tutto dopo che Mosca ha destinato quasi 58 milioni di dollari per programmi ambientali destinati a ripulire l’Artico nel periodo dal 2012 al 2014. Il documento prevede un finanziamento pubblico (senza specificare quanto verrà investito) e l’elaborazione di progetti per lo studio della piattaforma artica e del territorio costiero, al fine di aumentare in modo sostanziale le risorse russe del sottosuolo. Nel piano di sviluppo sono previsti grandi progetti infrastrutturali per integrare la zona Artica nella vita economica della nazione. I progetti oil & gas riguardano i territori del Grande Nord: Timan-Pechora, Barents, i mari di Pechora e Kara, le penisole Yamal e Gydan. Inoltre verranno potenziati servizi marittimi complessi, compresa l’esplorazione geologica. L’area comprende un’ampia zona che va da Murmansk sino alla Chukotka, nel nord della Repubblica di Yakutia (13 distretti), dalle isole del Pacifico situate a nord della costa russa al Polo Nord. Il documento parla inoltre di sistemi in fibra ottica e via satellite per comunicazioni e controllo, comunicazioni mobili e internet wireless, e sistemi per garantire la sicurezza meteorologica e ambientale. Il governo propone anche grandi progetti di investimento per l’estrazione di cromo, manganese, stagno, alluminio, titanio e depositi di zinco sulle isole dell’Oceano Artico, la penisola di Kola e le catene montuose negli Urali (sezione polare), oltre a depositi d’oro nel Lontano Oriente settentrionale.