La situazione dei ghiacci artici, contrapposizione di anomalie fra mar di Barents e mar di Bering

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Si nota la notevole estensione del ghiaccio (in giallo) fino a sud dello Stretto di Bering

Il particolare assetto barico che si sta delineando sulla regione artica sta avendo pesanti ripercussioni sull’evoluzione e l’estensione dei ghiacci marini del mar Glaciale Artico, con pesanti anomalie che si frappongono alle estremità occidentali e orientali della Calotta Artica. Al momento, nel clou della stagione invernale, il mar Glaciale Artico si presenta completamente ghiacciato, soprattutto sul comparto più orientale, fra le coste della Siberia orientale, lo Stretto di Bering, l’Alaska, l’arcipelago dell’Artico canadese e le coste settentrionali della Groenlandia, con una sottile patina di ghiaccio ben consolidata. Occorre sottolineare come il rapido accumulo di ghiaccio in questi bacini sia stato agevolato da ben due fattori principali; 1) le temperatura dell’aria molto basse che hanno favorito la rapida crescita del ghiaccio marino 2) la persistenza di forti venti da Nord o dai quadranti settentrionali che hanno contribuito a spingere verso sud di ghiaccio, favorendo una sua notevole estensione fino a sud dello stretto di Bering. La persistenza di un robusto anticiclone artico di 1050-1060 hpa, centrato sul mare della Siberia orientale, ha sospinto intensi venti gelidi dai quadranti settentrionali verso le coste siberiane orientali, il mare di Bering e l’Alaska. Situazione opposta fra il mare di Barents e il mar di Kara.

Qui le persistenti anomalie termiche positive, sia dell’aria che delle acque superficiali, hanno impedito la formazione dei blocchi di ghiaccio, tanto da far permanere un ampio tratto di acque libere dal ghiaccio, che dalle coste orientali della Groenlandia si protende ad est delle isole Svalbard, includendo una larga fetta dell’Artico norvegese e del mar di Kara occidentale, ancora perfettamente navigabile. Il mancato sviluppo del ghiaccio, fra mare di Barents e mar di Kara, è da attribuire al particolare pattern climatico che negli ultimi mesi ha insistito sull’area euro-atlantica, contribuendo alla formazione di profonde circolazioni depressionarie, fra Terranova, la Groenlandia meridionale e l’Islanda, che hanno pilotato imponenti avvezioni di aria mite oceanica, tramite il mar di Norvegia, fino alle latitudini artiche e all’areale ad est delle Svalbard, dove si è registrata una prevalenza dei venti meridionali, provenienti direttamente dalle latitudini temperate.

Purtroppo a seguito dei grandi minimi dell’estate 2011, 2007 e 2012, gran parte della copertura di ghiaccio è di recente formazione, ed è caratterizzata da un sottile strato di ghiaccio che si scioglie in fretta con i primi importanti rialzi termici in sede artica. Inoltre il ghiaccio poco spesso si frantuma più facilmente a contatto con un moto ondoso più consistente, come quello oceanico, che produce delle onde lunghe che possono raggiungere i limiti più meridionali della banchisa, creando fenomeni di frantumazione o una vera e propria erosione che può spingere i blocchi di ghiaccio lontani dall’area artica, facendoli sciogliere rapidamente.

Da settembre ad oggi c'è stata la massima crescita storica mai registrata dei ghiacci polari artici. Almeno dal 1979 non ci sono precedenti, da quando, cioè, si misurano i dati satellitari