La stagione dei tornado negli USA parte in anticipo, primo “F-4” del 2013 in Mississippi

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Gli Stati Uniti tornano ancora una volta a fare i conti con il meteo estremo. Lo scorso fine settimana, mentre gli stati del nord-est erano inglobati dal passaggio dell’intenso “Nor’easter” che ha coperto di neve e sferzato con bufere di vento il Massachusetts e gli altri stati attigui, quelli meridionali invece erano interessati dal passaggio di un grosso fronte temporalesco che ha dispensato forti piogge, temporale e persino dei “tornadoes” particolarmente violenti. Uno di questi si è sviluppato sullo stato del Mississippi e ha colpito alcuni centri abitati con un intensità di un “F-4” (particolarmente potente) nella scala “Fujita”, utilizzata per misurare l’intensità di un tornado in base alla forza dei venti che riesce a produrre. Il tornado in questione, nella giornata domenicale, ha colpito la cittadina di Hattiesburg, ferendo 82 persone e causando danni estesi nell’arco di più 20 miglia, lungo tutta la traiettoria. Miracolosamente non si sono verificate vittime. Nell’area fino ad ora non era stato mai registrato il passaggio di un tornado di categoria “F-4” nella scala “Fujita”.

Dal punto di vista storico bisogna risalire al 24 Aprile del 1908 per vedere il passaggio di un “F-4” nella zona interessata la scorsa domenica. Purtroppo il tornado di Hattiesburg ha di nuovo messo un risalto una grossa anomalia che ormai si verifica sempre più spesso nel cuore della stagione invernale. Ossia una partenza anticipata della stagione dei “tornadoes” (che normalmente parte in primavera, quando nel cuore delle praterie statunitensi si inaspriscono i contrasti termici fra le fredde e secche masse d’aria polari canadesi con quelle molto più calde e umide sub-tropicali che salgono dal golfo del Messico) nei mesi invernali, che di norma dovrebbero essere quelli più freddi nei singoli stati contigui. Ma non è cosi nemmeno quest’anno visto le notevoli anomalie termiche positive che continuano a registrarsi nel sud degli States, dove in pieno Gennaio i termometri hanno oltrepassato la soglia dei +28°C +30°C. Aria molto calda, presente sopra gli Stati Uniti meridionali, che tende a rafforzare i “gradienti termici” non appena dal Canada centrale affondano masse d’aria decisamente più fredde, per non dire gelide, le quali agevolano lo sviluppo di enormi “Squall line”, sia di tipo frontale (in seno al fronte freddo) che pre-frontale (davanti il fronte freddo), pronte a dare la nascita a diversi tornado in presenza di intensi “Jet Streak” (massimi di velocità della “corrente a getto”) in quota.

Lo scorso anno, quando gli Stati Uniti registrarono l’inverno più caldo e meno nevoso della loro recente storia climatica, diversi tornado avevano interessato gli stati meridionali degli USA nel cuore della stagione fredda, cagionando molti danni e tanti disagi conseguenti. Quest’anno però si è fatto pure di meglio se si considera che la prima “epidemia” di “tornadoes” si è verificata a cavallo fra il 29 e il 30 Gennaio 2013. In quei giorni il NOAA’s Storm Prediction Center confermo il passaggio di ben 56 tornado sul suolo statunitense. Fra questi un “F-3” colpi in pieno la città di Adairsville, nello stato della Georgia, cagionando diversi feriti e purtroppo anche una vittima. Quella del 29-30 Gennaio 2013 venne considerata dal NOAA come la seconda peggiore “epidemia” di tornado mai registrata negli Stati Uniti nel mese di Gennaio, dall’inizio delle rilevazioni, nel 1950, ad oggi. Dietro solo ai 128 “tornadoes” del 21-22 Gennaio del 1999, che porto a conseguenze ben peggiori in diversi stati. Con l’ultima ondata di “tornadoes” il conteggio dei rapporti preliminari dei tornado sale a più di 100, dall’inizio del 2013 ad oggi. In media, invece, si hanno circa 72 registrazioni preliminari entro il 10 Febbraio, secondo una media statistica degli ultimi sette anni, fra 2005 e 2011. Quest’anno tale media è stata sforata, è di parecchio se si tiene conto dei due grandi episodi di Gennaio e Febbraio. Una crescita che di certo va interpretata come un cattivo segnale. Anche perché la tendenza parla di un incremento dei fenomeni vorticosi nei mesi in cui sono meno probabili, in pieno inverno.