L’uomo e il tempo, 1^ parte: dall’uomo primitivo all’antico Egitto

Immaginiamo come potesse sentirsi l’uomo primitivo di fronte ai fenomeni naturali: il vento impetuoso, il fulmine accecante, il tuono sordo che pervade l’aria. Ma anche innanzi a fenomeni meno spettacolari, come periodi di siccità o alluvioni, che però segnavano drammaticamente la sua esistenza.
Senza alcuna cognizione scientifica, reso ancora più fragile di noi di fronte ai capricci del tempo e del clima, il pensiero deve essere subito andato a forze superiori. Forze coscienti in grado di dispensare benessere o punire per comportamenti “sbagliati”. Da qui sacrifici umani, superstizioni, tentativi di ingraziarsi i creatori o padroni del mondo che fossero, che potevano lasciarli senza piogge o manifestare l’ira con tuoni e grandine. Ogni semplice fenomeno poteva essere segno di benevolenza o rancore.
Ecco dunque il nascere di forme di culto legate alla natura, un carattere comune a tutte le civiltà antiche. Tra loro, quella egizia ha consacrato il Sole, Ra, a dio per eccellenza. Ra veniva immaginato come portatore della luce mentre viaggiava nella sua imbarcazione diurna, sul Nilo. Durante la notte percorreva, invece, il mondo cosiddetto inferiore. Al mattino prendeva il nome di Khepri, alla sera di Atum. Era, questo dei molteplici nomi, anche un modo per far coesistere fra loro le diverse divinità esistenti e non creare conflitti all’interno delle complesse sfaccettature delle credenze religiose locali.
Estremamente importante anche Seth, simbolo del male, non per niente dio della siccità e del cattivo tempo. E proprio la presenza di acqua, essendo cruciale per la vita stessa delle comunità, ha ispirato la nascita di culti ad essa legati, in diverse civiltà: la dea Osiride era il simbolo delle inondazioni del Nilo, Marduk era per il popolo mesopotamico il dio dei temporali, Indra, in India, regolava piogge e tempeste.
Parallelamente ad una forma di interpretazione dei fenomeni naturali legata agli dei ed alla loro volontà, altre civiltà svilupparono già un approccio di tipo scientifico, benché limitato dalle conoscenze che si avevano all’epoca. Parliamo infatti di un periodo davvero remoto, collocabile intorno al 4000 a.C., ma in scritti sia babilonesi che egiziani possiamo già notare un tentativo embrionale di capire il tempo seguendo un ragionamento scientifico, legato alla natura, e non a espressioni di una volontà superiore.