Orso M13, la Forestale: “in Italia non lo avremmo mai ucciso”

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Se M13 fosse stato in Italia “non lo avremmo mai ucciso”. Lo sottolinea il commissario Tiziana Altea, responsabile della task force della Forestale, che si occupa degli orsi ‘confidenti’ del Parco Nazionale d’Abruzzo, riferendosi all’orso ucciso in Svizzera. “Non abbiamo assolutamente condiviso un’azione cosi’ cruenta e inaccettabile anche agli occhi dell’opinione pubblica, ne’ capiamo fino in fondo – dice all’Adnkronos – le ragioni che hanno spinto a questa azione cosi’ forte”. “L’orso e’ un patrimonio che va difeso e tutelato – sottolinea la Forestale – Tutti dobbiamo dare il nostro contributo per salvare questa specie. E’ ovvio che il cittadino che si imbatte in un orso ha paura, ma il nostro ruolo e’ proprio questo: evitare che gli orsi diventino troppo confidenti e si avvicinino troppo ai centri abitati”. Il corpo forestale aderisce da tempo ad un progetto europeo, Life-arctos, per proteggere le popolazioni di orso bruno delle Alpi e degli Appennini e a sostenerne l’espansione numerica. Le tecniche messe in campo seguono “un protocollo approvato dalla comunita’ europea. In presenza di orsi ‘confidenti’ interveniamo con condizionamenti negativi di dissuasione, facciamo quindi in modo che l’orso venga scoraggiato ad avvicinarsi all’uomo in maniera pericolosa”. Il problema riguarda in particolare tre orse, su circa quaranta che popolano l’Appennino. “Munite di radiocollare vengono costantemente seguite” per verificarne l’avvicinamento ai centri abitati e quindi applicare quei “condizionamenti negativi che prevedono anche l’uso di petardi da parte del personale preposto a queste azioni. Come ultimo intervento si sparano dei proiettili di gomma che, indirizzati in talune parti del corpo, inducono gli orsi a fuggire”. Ma mai “avremmo pensato di uccidere un esemplare. L’orso e’ una specie unica e perdere un esemplare vuol dire depauperare un patrimonio inestimabile”.