“Il caso de L’Aquila forse ci ha insegnato qualcosa in termini precauzionali ma resta il fatto che non e’ possibile prevedere i terremoti, la popolazione deve essere consapevole di questo“. Commenta cosi’ l’allarme-terremoto nell’area della Garfagnana Paolo Messina, direttore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr. “Quello che e’ accaduto in Garfagnana non e’ altro che cio’ che prevedono le procedure normali che si attivano quando si rileva geologicamente o statisticamente la presenza di piccole anomalie. Anomalie – riprende Messina – rilevate dai sismologi che inducono la Protezione Civile ad attivare in forma precauzionale misure di tutela della popolazione. Cio’ non significa che ci sara’ sicuramente un terremoto o che siamo in grado di prevedere l’arrivo o meno di un sisma: in realta’ a provocare allarmismo in Italia e’ la mancanza di edifici e abitazioni che rispettino le norme antisismiche attuali“.
E insiste: “In altri Stati, come il Giappone o il Cile, terremoti della stessa magnitudo non fanno notizia e non impongono di avvisare la popolazione gia’ protetta da un’edilizia antisismica. In Italia si genera allarmismo perche’ le abitazioni sono costruite male e perche’ i nostri centri storici sono antichi come lo sono molti paesi edificati precedentemente all’entrata in vigore delle norme antisismiche. Da qui la necessita’ di tutelare di piu’ le popolazioni, avvisandole di eventuali rischi. In questo scenario, la nota della Protezione Civile e le misure di sicurezza promosse dai sindaci della Garfagnana sono interventi comprensibili. Ma non dobbiamo dimenticare che spesso si tratta di allarmi fondati su calcoli statistici o sul rilevamento di forme di sciame sismico che in alcune aree a volte possono anticipare un forte terremoto, fatto che non costituisce assolutamente la regola. La maggior parte dei terremoti forti, infatti, non e’ stata preceduta da sciami come, ad esempio, il terremoto di Messina del 1908 o di Avezzano del 1915“.
Le emergenze e i rischi vanno segnalati in modo “collaborativo e resiliente sui social network. Resiliente vuol dire servizio alla comunita’ senza cadere nella trappola dell’eccesso – oppure deficit – di precauzione che suscita inevitabile panico o sottovalutazione in una popolazione non pronta a ricevere consigli e indicazioni anche giuste“. Questa la premessa dalla quale Alfonso Crisci, ricercatore Ibimet CNR, parte per rilanciare, dopo l’episodio di Garfagnana, la proposta SMEM- il Social Media Emergency Message Manifesto, messo appunto con altri esperti come Elena Rapisardi, pioniera in questo delicato campo, che prevede la partecipazione partecipativa dei cyber-cittadini e delle istituzioni e la condivisione delle informazioni verificabili relative ad un emergenza-rischio. “Comunicatori del rischio e dell’incertezza formati cercasi disperatamente. Non e’ possibile – ha precisato Crisci – che un messaggio dalle caratteristiche virali annunciante una presunta o probabile scossa di terremoto crei un tale caos in un’area come quella della Garfagnana. L’uso dei social media per la trasmissione dell’ informazione e’ uno degli elementi nuovi sulla comunicazione del rischio in Italia. Sicuramente molti sottovalutano la potenza del mezzo rispetto alle sue caratteristiche di usabilita’ e di efficacia. Questo introduce un elemento di squilibrio che va assolutamente compensato nella catena di comunicazione del rischio. Come usare “bene” twitter in maniera armonica con la quotidianita’ e’ una sfida che non si puo’ ne’ evadere ne’ rimandare . In questo scenario, il manifesto SMEM e’ una proposta che riassume una serie di linee guida che permettono di evitare l’eccesso di precauzione dando la parola in primo luogo ai comunicatori e agli attori istituzionali deputati ufficialmente alla comunicazione del rischio messi in contatto con i cittadini“. Dal sito del progetto emerge chiaramente la “missione” SMEM: “La versione social dell informazione sotto forma di messaggio sui rischi e in emergenza. Una proposta di un nuovo modello di comunicazione social per i rischi e le emergenze capace di mettere in relazione istituzioni e cittadini e dove l informazione scambiata risponde alle domande utili: Perche’, Cosa, Dove e Quando“.


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