Psicosi terremoto Garfagnana, una follia medioevale a cui dobbiamo abituarci dopo l’assurda sentenza di L’Aquila

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    MeteoWeb

    Una vera e propria follia. Migliaia di persone hanno dormito fuori casa, sono scappate ieri sera, dopo le 23:30, nel cuore della notte, per raggiungere i centri di raccolta, le palestre, le scuole, in alcuni casi semplicemente le loro automobili o addirittura le piazze, dove hanno acceso un fuoco per riscaldarsi e trascorrere la notte al “sicuro“. E’ accaduto in Garfagnana dove la scorsa settimana, venerdì 25 gennaio, s’era verificata una scossa di magnitudo 4.8 che aveva impaurito la popolazione. Da quel giorno ci sono state molte altre lievi scosse sismiche, con una replica, la più forte, nella notte tra mercoledì 30 e giovedì 31 di magnitudo 3.3. Dopo quest’ultima scossa, l’Ingv ha pubblicato il regolare bollettino di aggiornamento ieri mattina e dopo oltre 12 ore, ieri pomeriggio, il documento della presidenza del consiglio dei ministri firmato da Gabrielli e inviato alle autorità locali. Da lì, il panico.
    Sindaci e amministratori degli enti territoriali dell’alta Toscana hanno avvertito la popolazione ed è scattata la psicosi. Una follia figlia senza ombra di dubbio della sentenza del processo sul terremoto di L’Aquila, dove i giudici hanno condannato gli esperti della Commissione Grandi Rischi, studiosi, sismologi e scienziati, a svariati anni di galera. Il motivo? Non hanno saputo prevedere il terremoto o comunque per non hanno saputo avvisare nel modo giusto la popolazione rispetto ai rischi sismici dovuti allo sciame che era in atto da tempo in Abruzzo. Ma, come qui su MeteoWeb abbiamo ribadito più volte e come tutta la comunità scientifica si sforza di sottolineare quotidianamente, i terremoti non si possono prevedere e nessuno può dire se uno sciame sismico provocherà poi una forte scossa distruttiva oppure se si esaurirà in modo lieve, così com’era iniziato. Negli ultimi anni abbiamo avuto molti esempi concreti, con lo sciame sismico del forlivese, nell’Appennino romagnolo, o anche quello sui Nebrodi, in Sicilia, o sui monti Iblei, nel siracusano, e anche quello più lungo e intenso del Pollino. Eventi simili a quello dell’Abruzzo, con un’unica piccola-grande differenza: solo nel caso di L’Aquila lo sciame sismico ha poi avuto anche una scossa distruttiva, in tutti gli altri casi no.
    Sul Pollino c’è stata una scossa di magnitudo 5.0, comunque senza danni significativi nè conseguenze sulla popolazione. Tutti gli altri che abbiamo citato, si sono esauriti in modo lieve e graduale così com’erano iniziati. Nessuno può dire se uno sciame sismico può provocare o meno una scossa distruttiva, nè tanto meno in un caso come quello della Garfagnana è possibile prevedere un terremoto, anche perchè non stiamo avendo un vero e proprio sciame ma una breve sequenza, con una scossa iniziale di magnitudo 4.8 e poi una sola replica superiore a magnitudo 3, e tante scosse minori appena avvertite dalla popolazione. Certamente si tratta di una zona sismica, ma quasi tutt’Italia è una zona ad alto rischio sismico. Che significa ad alto rischio sismico? Significa che nella storia ci sono state altre scosse e che quindi, in base a questo dato statistico e alla conoscenza della presenza di faglie attive, sicuramente ce ne saranno altre in futuro. Questa non è una previsione, ma una certezza. E’ invece assolutamente incerta la tempistica di queste nuove scosse future: si sa dove colpiranno, ma non si può sapere quando. Forse domani, o forse tra mille anni. Nessuno può dirlo. Allora che significa fare previsioni e avvisare nel modo giusto la popolazione?
    L’unico strumento adeguato è la prevenzione, e la cultura anti-sismica che dovrebbe diffondersi sempre più tra i cittadini, la cui coscienza civile dovrebbe essere più attenta a questi temi. E anche sui terremoti “distruttivi” dovremmo interrogarci: la scossa che il 6 aprile 2009 ha provocato 308 vittime a L’Aquila è stata di magnitudo 5.9, molto simile a quelle di 20 e 29 maggio 2012 (rispettivamente di magnitudo 5.9 e 5.8) in Emilia Romagna, dove i morti sono stati 27 solo perchè, al contrario di L’Aquila, l’epicentro non è stato vicino a una città popolosa come il capoluogo abruzzese. Scosse di questo tipo si verificano quotidianamente in altre zone e in altri Paesi del mondo, in quelle aree geografiche che sono molto più sismiche dell’Italia, dove però non provocano alcun danno perchè lì si costruisce meglio. Perchè lì esiste la cultura della prevenzione. Perchè lì nessuno si azzarda a mettere in discussione le conoscenze scientifiche e la possibilità, oggi inesistente, di prevedere i terremoti. Sapere se una scossa ci sarà o meno, per loro, non è un problema: anche se ci fosse, non provocherebbe alcun danno, non disturberebbe la vita quotidiana di quelle città e di quei paesi. Perchè ci hanno pensato prima, hanno costruito bene e sono pronti a fronteggiare un’eventuale sisma.
    Solo in Italia ci si arrovella su simili argomentazioni (la previsione dei terremoti) perchè si dà per scontato che le case siano e debbano essere costruite male, e che terremoto significhi morte. Non è il terremoto a uccidere, ma il fatalismo di un popolo come il nostro che nonostante le tante tragedie che hanno segnato la nostra storia, non ha mai imparato a fronteggiare nel modo più semplice questi fenomeni naturali.
    Dovremmo concentrarci sul vero problema, sulla prevenzione, sull’edilizia, sulla normativa antisismica e soprattutto sul suo rispetto ferreo e preciso. Dovremmo mandare in carcere quei costruttori che speculano sulla pelle dei cittadini vendendo case costruite senza rispettare le leggi, imbrogliando sulle carte e sui materiali utilizzati. Dovremmo stimolare il parlamento a emanare norme più restrittive in tal senso. Dovremmo stimolare la popolazione ad acculturarsi sul tema, a badare in modo più serio alle modalità sulla costruzione delle case in cui poi andrà a vivere anzichè interessarsi solo a infissi, panorama, estetica e metraggio delle varie case, infischiandosene del rispetto delle normative antisismiche, come purtroppo oggi avviene.
    Invece noi in Italia preferiamo mandare in carcere gli scienziati e poi vivere nel panico immotivato solo perchè gli esperti devono (giustamente) pararsi il culo, altrimenti rischiano di finire in manette.
    Medioevo-style.